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    Home»Chiesa e Diocesi»Giornata Mondiale della Pace. Papa Francesco: i soldi delle armi per un fondo contro la fame
    Chiesa e Diocesi Papa Francesco News

    Giornata Mondiale della Pace. Papa Francesco: i soldi delle armi per un fondo contro la fame

    Redazione18 Dicembre 2020Nessun commento

    Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

    La cultura della cura, come “impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti”, e “disposizione ad interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca”, costituisce una via privilegiata per la costruzione della pace, per “debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente”. Lo scrive Papa Francesco nel suo Messaggio, reso noto ieri (n.d.r.), per la 54.ma Giornata mondiale della pace, che verrà celebrata il primo gennaio 2021, solennità di Maria Santissima, Madre di Dio.

    Papa Francesco a pranzo con i poveri, nel 2015. (vaticannews.va)
    Servono artigiani di pace per avviare processi di guarigione

    Nelle otto pagine del testo, dal titolo “La cultura della cura come percorso di pace”, che porta la data, come da tradizione, dell’8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, il Papa “si rivolge ai capi di Stato e di Governo, ai responsabili delle Organizzazioni internazionali, ai leader spirituali e ai fedeli delle varie religioni, agli uomini e alle donne di buona volontà”. A loro ricorda quanto scritto nella sua ultima enciclica, Fratelli tutti: “In molte parti del mondo occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”.

    Profeti della cultura della cura, per colmare le disuguaglianze

    Incoraggia tutti a diventare “profeti e testimoni della cultura della cura, per colmare le tante disuguaglianze sociali”. Perché la barca dell’umanità, dove “nessuno si salva da solo”, può “navigare con una rotta sicura e comune” solo col “timone della dignità della persona” e la “bussola dei principi sociali fondamentali”.

    La pandemia ha aggravato le altre crisi

    Francesco guarda agli eventi del 2020, segnato “dalla grande crisi sanitaria del Covid-19”, che ha aggravato crisi molto legate tra loro, “come quelle climatica, alimentare, economica e migratoria, e provocando pesanti sofferenze e disagi”. Pensa anzitutto “a coloro che hanno perso un familiare o una persona cara, ma anche a quanti sono rimasti senza lavoro”. Ricorda in modo speciale medici, infermieri, farmacisti, ricercatori, volontari, cappellani e personale di ospedali e centri sanitari, “che si sono prodigati e continuano a farlo, con grandi fatiche e sacrifici, al punto che alcuni di loro sono morti nel tentativo di essere accanto ai malati, di alleviarne le sofferenze o salvarne la vita”.

    Vaccini e assistenza anche ai più poveri e fragili

    Pensando a loro, il Pontefice rinnova l’appello ai responsabili politici e al settore privato, già lanciato nel videomessaggio per il 75.mo anniversario delle Nazioni Unite, “affinché adottino le misure adeguate a garantire l’accesso ai vaccini contro il Covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati a tutti coloro che sono più poveri e più fragili”.

    Cultura della cura contro l’indifferenza, lo scarto e lo scontro

    Purtroppo, lamenta Papa Francesco, “accanto a numerose testimonianze di carità e solidarietà”, prendono nuovo slancio “diverse forme di nazionalismo, razzismo, xenofobia e anche guerre e conflitti che seminano morte e distruzione”. La pandemia, e gli altri eventi che hanno segnato il cammino dell’umanità nel 2020, sottolinea il Papa…

    Ci insegnano l’importanza di prenderci cura gli uni degli altri e del creato, per costruire una società fondata su rapporti di fratellanza. Perciò ho scelto come tema di questo messaggio: La cultura della cura come percorso di pace. 

    “Cultura della cura per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente”

    E Dio affida il mondo ad Adamo, per “coltivarlo e custodirlo”

    Il Papa fonda poi le basi della “cultura della cura” e della vocazione umana a curarsi di se stesso, dell’altro e del creato, in Dio Creatore, primo modello da seguire, insieme al figlio Gesù e ai suoi seguaci, e infine alla dottrina sociale della Chiesa. Già nel progetto di Dio per l’umanità, scrive Francesco, la cura e il custodire sono fondamentali. Il Libro della Genesi, nel racconto della creazione, descrive Dio che affida il giardino dell’Eden ad Adamo, con l’incarico di “coltivarlo e custodirlo”, quindi “rendere la terra produttiva” ma anche “proteggerla e farle conservare la sua capacità di sostenere la vita”.

    La cura di Dio Creatore per tutti i suoi figli, Caino compreso

    La Genesi narra poi di Caino, che dopo aver ucciso Abele, rifiuta davanti a Dio di essere “il custode” di suo fratello. E riprendendo un brano dell’enciclica Laudato si’, il Pontefice commenta che già in questi racconti antichi era presente la convinzione “che tutto è in relazione e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri”. Dio stesso, prosegue Papa Francesco, è modello della cura, quando “si prende cura delle sue creature, in particolare di Adamo, di Eva e dei loro figli”. Lo stesso Caino, pur maledetto per il crimine compiuto, riceve dal Creatore “un segno di protezione, affinché la sua vita sia salvaguardata”: come persona, creata ad immagine e somiglianza di Dio, ha una dignità inviolabile, e l’armonia della creazione vuole che “pace e violenza non abitino nella stessa dimora”.

    Il popolo ebraico e i profeti: Dio si prende cura dei poveri

    Celebrando il riposo di Dio nello Shabbat, il popolo ebraico dell’Antico Testamento ristabiliva “l’ordine sociale e l’attenzione per i poveri”, e con il Giubileo, nella ricorrenza del settimo anno sabbatico, “consentiva una tregua alla terra, agli schiavi e agli indebitati”. In questo anno, “ci si prendeva cura dei più fragili, offrendo loro una nuova prospettiva di vita”. E infine tra i profeti, ricorda il Papa, Amos e Isaia, in particolare, “alzano continuamente la loro voce a favore della giustizia per i poveri, i quali, per la loro vulnerabilità” sono ascoltati “solo da Dio, che si prende cura di loro”.

    Gesù Buon Pastore cura le sue pecore, e si offre sulla croce

    La missione di Gesù, che lui stesso proclama nella sinagoga di Nazaret, è “portare ai poveri il lieto annuncio”, “proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista” e “rimettere in libertà gli oppressi”. Gesù, sottolinea Francesco “è il Buon Pastore che si prende cura delle pecore, è il Buon Samaritano che si china sull’uomo ferito” e “si prende cura di lui”. E che “suggella la sua cura per noi offrendosi sulla croce e liberandoci così dalla schiavitù del peccato e della morte”.

    La cura dei primi cristiani per i più fragili

    Seguendo l’esempio del Maestro, prosegue il Pontefice, i primi cristiani “praticavano la condivisione perché nessuno tra loro fosse bisognoso e si sforzavano di rendere la comunità una casa accogliente”, disposta “a farsi carico dei più fragili”. E quando poi “la generosità dei cristiani perse un po’ di slancio, alcuni Padri della Chiesa insistettero sul fatto che la proprietà è intesa da Dio per il bene comune”. Sant’Ambrogio, ricorda Papa Francesco, sosteneva che la natura ha dato “tutte le cose per gli uomini per uso comune”, ma l’avidità ha trasformato questo diritto comune per tutti in “diritto per pochi”. Una volta libera dalla persecuzione, la Chiesa attuò la “charitas christiana”, istituendo o suscitando la nascita di “ospedali, ricoveri per i poveri, orfanotrofi e brefotrofi, ospizi” per l’umanità sofferente.

    La “grammatica” della cura nella dottrina sociale della Chiesa

    Questi esempi di “carità operosa di tanti testimoni luminosi della fede”, scrive ancora il Papa, si sono riversati nei principi della dottrina sociale della Chiesa, che offrono a tutte le persone di buona volontà la “grammatica” della cura: “la promozione della dignità di ogni persona umana, la solidarietà con i poveri e gli indifesi, la sollecitudine per il bene comune, la salvaguardia del creato”.

    Cura come promozione della dignità e dei diritti della persona

    Quattro principi base che Francesco analizza uno ad uno, a partire dalla difesa “della dignità e dei diritti della persona”, un concetto “nato e maturato nel cristianesimo”, che “aiuta a perseguire uno sviluppo pienamente umano”. Persona, infatti, “dice sempre relazione, non individualismo, afferma l’inclusione e non l’esclusione, la dignità unica e inviolabile e non lo sfruttamento”. Ogni persona umana, sottolinea, “è creata per vivere insieme nella famiglia”, “nella società, dove tutti i membri sono uguali in dignità”. Una dignità che porta diritti ma anche i doveri, come “accogliere e soccorrere i poveri, i malati, gli emarginati, ogni nostro prossimo”.

    La cura del bene comune

    Il bene comune da servire e curare, chiarisce poi il Pontefice, è, scrivono i padri conciliari nella Gaudium et spes, l’”insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono” alla collettività a ai singoli, “di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente” e riguarda anche le generazioni future. La pandemia di Covid-19 ci ha mostrato che ci troviamo “sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme”, come Papa Francesco ha detto nella preghiera del 27 marzo, in una piazza San Pietro deserta, perché “nessuno si salva da solo” e nessuno Stato nazionale isolato “può assicurare il bene comune della propria popolazione”.

    La cura dell’altro nella solidarietà

    Solidarietà è quindi, ribadisce il Papa, impegnarsi per il bene di tutti e di ciascuno:
    La solidarietà ci aiuta a vedere l’altro – sia come persona sia, in senso lato, come popolo o nazione – non come un dato statistico, o un mezzo da sfruttare e poi scartare quando non più utile, ma come nostro prossimo, compagno di strada, chiamato a partecipare, alla pari di noi, al banchetto della vita a cui tutti sono ugualmente invitati da Dio.

    Cura e salvaguardia del creato e degli ultimi

    Dall’ascolto attento del “grido dei bisognosi e quello del creato”, come chiesto da Francesco nella Laudato si’, “può nascere un’efficace cura della terra”, casa comune, “e dei poveri”, tenendo conto che il sentimento di “intima unione con gli altri esseri della natura” non può essere autentico se non si accompagna alla tenerezza “per gli esseri umani”.

    Rotta comune seguendo la bussola di questi principi

    Il Pontefice invita perciò “i responsabili delle Organizzazioni internazionali e dei Governi, del mondo economico e di quello scientifico, della comunicazione sociale e delle istituzioni educative”, davanti “all’acuirsi delle disuguaglianze all’interno delle Nazioni e fra di esse”, a prendere in mano la “bussola” dei principi della dottrina sociale della Chiesa, per imprimere al processo di globalizzazione, una rotta comune, “veramente umana” come indicato già nella Fratelli tutti. Cosa che permetterebbe “di agire insieme e in solidarietà per il bene comune, sollevando quanti soffrono dalla povertà, dalla malattia, dalla schiavitù, dalla discriminazione e dai conflitti”.
    Mediante questa bussola, incoraggio tutti a diventare profeti e testimoni della cultura della cura, per colmare tante disuguaglianze sociali. E ciò sarà possibile soltanto con un forte e diffuso protagonismo delle donne, nella famiglia e in ogni ambito sociale, politico e istituzionale.

    Troppe violazioni del diritto umanitario

    Una bussola utile anche per le relazioni tra le Nazioni, “che dovrebbero essere ispirate alla fratellanza, al rispetto reciproco, alla solidarietà e all’osservanza del diritto internazionale”.  Promuovendo i diritti umani fondamentali, e rispettando il diritto umanitario, “soprattutto in questa fase in cui conflitti e guerre si susseguono senza interruzione”. Papa Francesco lamenta infatti che “molte regioni e comunità hanno smesso di ricordare un tempo in cui vivevano in pace e sicurezza”.

    Numerose città sono diventate come epicentri dell’insicurezza: i loro abitanti lottano per mantenere i loro ritmi normali, perché vengono attaccati e bombardati indiscriminatamente da esplosivi, artiglieria e armi leggere. I bambini non possono studiare. Uomini e donne non possono lavorare per mantenere le famiglie. La carestia attecchisce dove un tempo era sconosciuta. Le persone sono costrette a fuggire, lasciando dietro di sé non solo le proprie case, ma anche la storia familiare e le radici culturali.

    Il Fondo contro la fame, con i soldi oggi usati per le armi

    “Dobbiamo fermarci – è l’appello del Papa – e chiederci: cosa ha portato alla normalizzazione del conflitto nel mondo? E, soprattutto, come convertire il nostro cuore” per cercare veramente “la pace nella solidarietà e nella fraternità?”. La pandemia e i cambiamenti climatici mettono in luce la grande “dispersione di risorse” per le armi, “in particolare per quelle nucleari”, che potrebbero essere utilizzate per “la promozione della pace e dello sviluppo umano integrale, la lotta alla povertà, la garanzia dei bisogni sanitari”. E Francesco rilancia la proposta fatta nell’ultima Giornata mondiale dell’alimentazione: “Costituire con i soldi che s’impiegano nelle armi e in altre spese militari un ‘Fondo mondiale’ per poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri”.

    Per educare alla cultura della cura

    Diventa fondamentale allora “un processo educativo” alla cultura della cura, che nasca nella famiglia, “dove s’impara a vivere in relazione e nel rispetto reciproco”, e si sviluppi nella scuola e l’università, e attraverso la comunicazione sociale. Soggetti che sono chiamati a sostenere “un sistema di valori fondato sul riconoscimento della dignità di ogni persona, di ogni comunità linguistica, etnica e religiosa, di ogni popolo e dei diritti fondamentali che ne derivano”.

    Il ruolo insostituibile dei leader religiosi

    I leader religiosi in particolare, spiega ancora il Pontefice, possono svolgere “un ruolo insostituibile nel trasmettere ai fedeli e alla società i valori della solidarietà, del rispetto delle differenze, dell’accoglienza e della cura dei fratelli più fragili”. Il traguardo per tutti coloro che “operano nel campo dell’educazione e della ricerca”, è un’educazione “più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, di dialogo costruttivo e di mutua comprensione”, come indicato da Papa Francesco nella proposta di un “Patto educativo globale”.

    Usare il timone della dignità umana e la bussola dei princìpi

    Il Papa conclude il suo messaggio sottolineando che non può esserci pace “senza la cultura della cura”, un impegno comune a “proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti”, ad interessarsi, “alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca”.

    “In questo tempo, nel quale la barca dell’umanità, scossa dalla tempesta della crisi, procede faticosamente in cerca di un orizzonte più calmo e sereno, il timone della dignità della persona umana e la “bussola” dei principi sociali fondamentali ci possono permettere di navigare con una rotta sicura e comune”

    Una comunità di fratelli che si prendono cura gli uni degli altri

    I cristiani, è l’invito finale di Francesco, guardino alla Vergine Maria, “Stella del mare e Madre della speranza”, e tutti insieme “collaboriamo per avanzare verso un nuovo orizzonte di amore e di pace, di fraternità e di solidarietà, di sostegno vicendevole e di accoglienza reciproca”.
    Non cediamo alla tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli, non abituiamoci a voltare lo sguardo, ma impegniamoci ogni giorno concretamente per “formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri”. 

    Scarica il Messaggio di Papa Francesco

    Fonte vaticannews.va

     

     

     

    giornata mondiale della pace Papa Francesco

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