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Don Paolo Vitale positivo al Covid, in questa vigilia di Natale ci dona la sua testimonianza di dolore e di fede: “mai da solo”

Prima un intervento chirurgico e poi la positività al Covid19. Tra la sofferenza e la preghiera si innesta la grazia di condividere con la sua comunità parrocchiale di Castel di Sasso momento di preghiera e di crescita comune, mai venuti meno

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Non ho mai desiderato essere negativo come in questo tempo. Ebbene sì! Sono stato positivo al COVID-19! E solo poche ore fa, nella vigilia di Natale, ho avuto la conferma di esserne uscito. Mentre lottavo con i dolori di una calcolosi renale, e poi dopo aver subito un intervento per la rimozione dei calcoli, ho contratto il virus che ha ulteriormente frenato le mie giornate…

Tutto è accaduto il 24 ottobre, quando una mattina mi sono svegliato con forti dolori lombari che mi hanno portato poi a subire un intervento il successivo13 novembre. Tralasciando l’intervento in sè, ho trascorso giorni cupi, di solitudine, lontano dagli affetti familiari e da quelli dei miei parrocchiani. Questa situazione mi ha segnato fortemente perché mi ha dato l’opportunità di sentire e di toccare con mano l’esperienza che tante persone vivono nella sofferenza. Non mi era mai capitato di rimanere solo in una stanza d’ospedale per più di 10 giorni senza poter uscire! All’inizio quello che ho provato è stato l’abbandono mista alla paura, e la Parola che mi ha accompagnato è stata la stessa che il Signore ha pregato: “Padre passi da me questo calice! Però non come voglio io ma come vuoi tu!”. Nella mia camera dalle pareti tutte bianche l’unica cosa colorata che c’era oltre ad una coperta azzurra, era il Crocifisso.
Un Crocifisso che non dimenticherò mai! Uno uno di quelli economici ma che aveva un talento, quello di parlare. Si!
Il Crocifisso, quell’uomo morto in croce di cui ne sono discepolo, ogni volta che alzavo lo sguardo verso di lui, mi comunicava. È come se avesse saputo tutto di me! La sofferenza della solitudine, la paura dell’intervento, la paura del contagio al Covid, il mio pensiero che andava sempre alla mia comunità parrocchiale che soffriva per l’assenza del pastore… Lui era lì a dirmi “Io sono con te tutti i giorni fino alla fine del mondo” . Questa Parola mi ha messo ogni giorno grande speranza nel cuore rimandandomi alle parole che il Vescovo Mons. Piazza ripete spesso: “Gesù Cristo è il Signore nostra unica speranza”. Lui solo è stato Colui che mi ha dato il coraggio, la forza di riprendermi nei momenti di crollo psicologico! La preghiera del breviario è stata l’arma per intraprendere questo cammino nel buio, conducendomi all’altro lato del tunnel dove nella profondità vedevo quella luce e che prima o poi dovevo raggiungere.

All’indomani del mio rientro in famiglia, considerando il tempo della convalescenza, sono andato di male in peggio, perché ho scoperto di aver contratto il COVID-19. Ho avuto tutte le sintomatologie, in maniera lieve, ma tutte! Questa esperienza mi ha costretto nuovamente a rinchiudermi in casa ritornando nella paura di ciò che poteva succedere a causa della mia immuno depressione post operatoria. Sui primi sintomi ho pregato “ Il 31 dicembre ci sarà il Te Deum, l’inno di lode e di ringraziamento per l’anno trascorso, dammi un motivo per ringraziarTI…”.

Oggi a distanza di più di un mese dalla mia quarantena posso dire che la prova che ho subito, mi ha dato motivo di lodare e ringraziare il Signore anche per quelle cose che in fin dei conti non avevo mai fatto in precedenza. Il tempo, la solitudine, il silenzio, ha fatto tacere le voci intorno a me e mi ha dato l’occasione di ascoltare solo la Sua.

Oggi ho motivo di ringraziare Dio per il dono della mia vita, del mio battesimo, per la mia vocazione sacerdotale. Ringrazio Dio per il dono della mia famiglia e per il dono della mia famiglia spirituale, ovvero la mia comunità parrocchiale di Castel di Sasso e la piccola comunità di Treglia che fin al primo momento mi hanno sostenuto spiritualmente con la preghiera. Li ringrazio tutti! Chi con un sms, chi con una telefonata, chi attraverso una video chat, mi è voluto rimanere vicino.

È stato un tempo forte di prova per me ma anche per loro, costretti lungamente senza il parroco e con l’aggravante di aver subito – già a marzo – la chiusura della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Strangolagalli per motivi di inagibilità. Quel luogo divenuto ormai centro di ogni attività e incontro…

Una comunità provata in questi mesi anche per la morte per Covid19 di 9 anziani della RSA presente nel territorio comunale con contagi per quasi tutta l’equipe degli operatori sanitari e le loro famiglie. Per questo motivo ho deciso di rimanere accanto a ciascuno di loro celebrando l’Eucarestia per loro e con loro in tutto questo tempo attraverso i social data l’impossibilità di questi ultimi due mesi a raggiungerli sul posto. Insieme abbiamo celebrato anche la novena di Natale.

A questi momenti più strettamente legati al periodo liturgico, non ci siamo fatti mancare nei mesi precedenti la possibilità di incontro con alcune famiglie della parrocchia, molte di esse legate ad una dimensione pastorale precisa: sono lettori, membri del coro, volontari della Caritas, animatori dell’oratorio, membri Azione Cattolica, e del gruppo RnS, ed anche alcuni genitori dei bambini della prima Comunione.

Inizialmente Il nostro cammino è stato incentrato sulla importanza della celebrazione Eucaristica, suddividendo gli incontri in 4 tappe e introducendo man mano tutte le novità del nuovo messale, poi è venuta da tutti loro la proposta di un cammino di Avvento incentrato più sulla Parola e così abbiamo lavorato sul vangelo di  Marco… scoprendolo non distante da noi, dalla vita quotidiana. Famiglie e ragazzi si sono incontrati anche al di fuori degli incontri ufficiali per approfondire i temi proposti, grazie all’uso degli strumenti digitali che hanno supportato la voglia di continuare a vedersi e crescere nella fede, come appunto avvenuto anche di recente, durante la mia malattia.

Il momento forte e di prova che tutti abbiamo vissuto, e che ci sembrava averci allontanati, separati, divisi, è stato invece, motivo di crescita spirituale dove abbiamo sperimentato la forza della Parola che dice “dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” anche a distanza. Questa è a testimonianza che anche se il nemico del momento ci allontana ponendoci in una sorta di isolamento, la fede ci fa alleati per combattere una battaglia ancora più forte: quella che ci insegna il valore delle relazioni, della carità fraterna. Questo tempo di incertezze, di dolore ecc.. ci sta mettendo davanti una verità: che noi tutti abbiamo bisogno dell’Altro e dell’altro, avendo un’unica certezza interiore posta a fondamento della nostra esistenza come  “pietra angolare”, e cioè che io non mi salvo da solo, che io non basto a me stesso! E che questa vita mi è stata donata per essere un anello mancante alla dolce catena di amore che Dio ha scelto per strapparmi dalla tristezza e dalla morte per portarmi alla gioia della vita donata.

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