Home Attualità Un Matese che non smette di stupire. E l’uomo? Custode o padrone?

Un Matese che non smette di stupire. E l’uomo? Custode o padrone?

Avvistamenti di lupi, caprioli, e alcuni esemplari di zigolo delle nevi di provenienza artica; poi muschi, insetti, uccelli, anfibi... Il ciclo della vita a pieno ritmo sui monti del Matese. E l'uomo? Custode o padrone?

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Se in queste ore fa notizia un nuovo avvistamento dello zigolo delle nevi sul versante matesino campano (non  veniva fotografato da 40 anni), non possiamo non considerare i numerosi avvistamenti di lupi e caprioli che in queste ultime settimane hanno acceso la curiosità di escursionisti e appassionati di fotografia.

Il Matese pullula di vita, di quella naturale presenza che ne fa uno degli ambienti più incontaminati e ancora inesplorati (per certi aspetti selvaggi) d’Italia.

Che i nostri monti siano una delle stazioni di sosta per numerosi uccelli migratori lo sapevamo già; che potesse tornare ad offrirci in visione bellissime scene di vita, lo stiamo riscoprendo in questi ultimi anni, e senza dubbio per merito di chi ne percorre i sentieri anche con attrezzature migliori per immortalare l’inaspettato incontro.

Suggestiva, forte, ma significativa la scena di un fresco bivacco di lupi a danno di un giovane capriolo di cui abbiamo visto le foto pochi giorni fa: il ciclo della vita anche nel Matese riprende il suo legittimo corso dopo anni di attesa. Le famiglie di caprioli, da sempre presenti, sono naturalmente cresciute, altre invece seguendo i sentieri che dal confine molisano facilmente li portano in terra campana, probabilmente hanno stabilito nuove tane e nascondigli su questo lato della montagna. La loro presenza sta facilitando la caccia dei lupi, liberando (per fortuna) le greggi di pecore dal rischio costante di attacchi che i pastori da sempre denunciano…

Sugli esemplari di zigolo rinvenuto dagli escursionisti Francesco Riccio, Ilaria Moschese, e Ottavio Janni soci dell’associazione Ardea si occupa di ricerca, divulgazione ed educazione ambientale (con sede a Napoli) si è occupata anche Repubblica online, seppur l’avvistamento di questo uccello che nidifica lungo le aree costiere del Circolo Polare Artico (questi “matesini” potrebbero essere giunti da Groenlandia, Russia, Russia o Norvegia) sia frequente e regolare sul Matese di area molisana.

Soddisfazione da parte del presidente del Parco del Matese Vincenzo Girfatti: “Mai avuto dubbi sul meraviglioso patrimonio naturalistico che offre il Matese; ma è meraviglioso, risaputo e costante anche l’impegno dei professionisti di Ardea e di tutte le associazioni che promuovono il nostro splendido territorio. La speranza è che non tardi ad arrivare il riscatto che il Matese merita”.

Spettacolo tutto l’anno sulle nostre montagne: se la primavera e l’estate essere diventano habitat di fiori e farfalle e insetti (su Clarus la notizia dell’identificazione del rarissimo esemplare di agapanthia Kirbyi di cui in Italia mancano notizie da tempo!), la stagione più fredda non interrompe la visione e l’incontro con altrettanta bellezza. Ad animali e volatili si aggiungono i tanti muschi, i resti fossili di conchiglie, le erbe selvatiche anch’esse patrimonio unico che insieme ad ogni segno di vita bisogna imparare a conoscere per una maggiore tutela. Altrettanto suggestivo il ciclo delle acque: fonti, abbeveratoi, torrenti sono anch’essi patrimonio non solo per l’uomo, ma per le specie animali e vegetali che intorno vi abitano.

Il futuro della Terra, (un futuro che è già domani 21 gennaio 2021) è nella custodia che ad essa riserviamo oggi, con gli strumenti e le capacità migliori…

La bellezza offertaci in visione in queste settimane, dopo l’abbondante nevicata che ha toccato molte regioni italiane, è un dono per questo territorio e la sua gente, ma è anche occasione continua per riflettere sul rapporto tra natura e uomo, sul legame in cui troppe volte il secondo prevale, forzando a proprio uso e consumo l’identità di un contesto che ha pari dignità di esistere e resistere al tempo, di essere nel tempo che avanza mutandosi naturalmente, ma che all’uomo chiede protezione e sostegno…perché quei fiori continuino a nascere, quei torrenti a scorrere, quegli uccelli a riprodursi, lupi e caprioli ad esistere insieme, gli insetti ad impollinare, le pecore a brucare in modo sano…
Sarebbe altrettanto un dono per tutti, la capacità sociale e politica di educare a questa visione, non individualista, non tesa ai profitti ma al rispetto, sentendo la responsabilità della protezione del creato e non la sua proprietà.
Se all’uomo della Bibbia è dato il potere di soggiogare la Terra è per essere stato voluto a immagine e somiglianza del Creatore di quella stessa terra: e quale madre non ha cura dei suoi figli?

Quanta nostra attenzione artefatta per il Matese!
Quanto poca conoscenza dei suoi bioritmi… Quanta fretta di metterci le mani sopra…

Ben sintetizza Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sì l’incidenza violenta dell’uomo sugli ecosistemi (perché Papa Francesco non è solo lo slogan conveniente con cui affolliamo i social per rivendicare un presunto diritto di cittadini o credenti a seconda dei bisogno. Il successore di Pietro parla sempre un passo dietro il Vangelo… e chiede che sia così per tutti): “Probabilmente ci turba venire a conoscenza dell’estinzione di un mammifero o di un volatile, per la loro maggiore visibilità. Ma per il buon funzionamento degli ecosistemi sono necessari anche i funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l’innumerevole varietà di microorganismi. Alcune specie poco numerose, che di solito passano inosservate, giocano un ruolo critico fondamentale per stabilizzare l’equilibrio di un luogo. E’ vero che l’essere umano deve intervenire quando un geosistema entra in uno stadio critico, ma oggi il livello di intervento umano in una realtà così complessa come la natura è tale, che i costanti disastri causati dall’essere umano provocano un suo nuovo intervento, in modo che l’attività umana diventa onnipresente, con tutti i rischi che questo comporta. Si viene a creare un circolo vizioso in cui l’intervento dell’essere umano per risolvere una difficoltà molte volte aggrava ulteriormente la situazione” (Laudato Si’, n. 34).

Proviamo a pensarci un po’ tutti.
Proviamo a focalizzare sui nostri limiti e perché no, sulla capacità di fare bene.
Presto torneremo e si tratterà di Aquila reale…(del Matese).

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