Home Antropos Didattica a distanza, l’accendiamo? Il confronto dell’esperto con docenti, studenti e genitori

Didattica a distanza, l’accendiamo? Il confronto dell’esperto con docenti, studenti e genitori

Il dottor Davide Cinotti, psicoterapeuta e responsabile del Centro diocesano per la famiglia "Mons. Angelo Campagna": dalla fatica del presente alla speranza di ricostruire legami e relazioni

701
0

Davide Cinotti* – È di qualche mese fa (novembre) la decisione presa all’unanimità dal MIUR di inserire all’interno di tutti gli istituti scolastici del Paese almeno uno psicologo che potesse agevolare l’inizio di un processo di smaltimento dello stress accumulato da docenti e studenti a causa della famosa DAD e dalle restrizioni dovute all’emergenza pandemica. Così, è stato siglato un protocollo d’intesa con l’Ordine degli psicologi che ha visto inserirsi, dopo regolare bando, molti psicologi scolastici all’interno delle scuole di ogni ordine e grado. Il servizio è dedicato appunto a studenti, docenti e genitori i quali, vessati da questa nuova modalità didattica, hanno cominciato, nessuno escluso, a manifestare problematici segnali di disadattamento e di scompenso psichico.

La mia esperienza personale sulle scuole del territorio della Diocesi di Alife-Caiazzo (Matese, Altocasertano, ndr) ha confermato quanto era stato preventivamente registrato dal MIUR e ho dunque cominciato una serie di incontri, purtroppo on line, nelle classi per svolgere un’analisi rapida dello stato psicologico della Scuola. Effettivamente i ragazzi ed i docenti sono avviliti, stanchi, demotivati e depressi da una situazione che continua loro malgrado a prolungarsi. È venuta a mancare la chiarezza e la trasparenza nella comunicazione istituzionale, si palesa la voglia di uscire liberamente e riprendere i tradizionali spazi relazionali, si evidenzia l’abbassamento dell’umore, con effetti negativi sulla concentrazione e l’attenzione. Una situazione che potrebbe spaventare, paralizzare, sconcertare. Personalmente però mi piace anche ridefinire in positivo le situazioni anche più nere, per cui ho iniziato con tanti ragazzi e docenti una ricostruzione del momento in chiave più ottimistica e speranzosa.

Dopo averli ascoltati, ho spiegato loro che vivono una situazione di lutto, lo definisco il lutto della guarigione che si è determinato dopo che, al finire dell’estate, è montata la disillusione che il Virus fosse andato via, in realtà non è stato così. Ed ecco che eclissata la speranza emerge invece il dolore, la nostalgia, il senso di abbandono e dunque di depressione anche giovanile. Ma ho detto loro di non arrendersi a questo dolore. Innanzitutto, mettiamo sul piatto della bilancia le nuove competenze acquisite in termini di didattica e comunicazione, sia per studenti, sia per docenti. Fino ad un anno fa infatti chi avrebbe mai detto di aver dentro di sé queste risorse? Inoltre, chi tra loro avrebbe mai pensato di resistere con tenacia a tanto sconcerto? E se all’inizio si pensava che il Virus avrebbe tenuto le scuole chiuse, invece, anche se virtualmente, le scuole non sono mai state così aperte. Una didattica che non si è fermata davanti a nulla, ma che si è rigenerata, chiaramente come ogni cosa nuova, richiedendo un tempo di adattamento, assimilazione e accomodamento individuale e collettivo.

E se la Scuola rappresenta ancora la Cultura, allora possiamo esultare affermando che la  Cultura non ha arretrato di fronte al Virus. Ma ho parlato anche di una nuova competenza, molto più umana: la Solidarietà. Abbiamo tutti imparato una nuova forma di solidarietà e forse sposato quella più autentica, il restare resistendo vicino a chi soffre, in special modo a chi neanche conosciamo. L’aver rinunciato alla propria libertà ha avuto come motivazione la scelta di essere solidali con chi ci chiedeva, per garantirsi ancora un po’ di vita già messa a dura prova dalla propria fragilità (malati o anziani), di mantenere la distanza, di usare la mascherina, di evitare assembramenti, di non uscire e di studiare a distanza.

Un sacrificio necessario per applicare una forma globale di solidarietà. Ho usato il termine “resistenza” proprio per indicare un restare che si pone in antitesi al fuggire. Un nuovo “partigianesimo” che va contro il nemico, questa volta invisibile, ma quanto mai letale e ingovernabile. Ingovernabile appunto è il Covid19 e della sua ingovernabilità se ne sono fatti testimoni i governi di tutte le nazioni che, chi più chi meno, arrancano per cercare di portare a termine la giornata con meno danni possibili, materiali, economici ed umani.
Ne usciremo più forti? Probabilmente sì. Pronti ad una ripartenza? Lo auspico.
Così come è successo ogni volta che il mondo o parte di esso si è dovuto fermare per calamità, guerre, carestie, pandemie…. Il mondo è sempre ripartito con nuove vesti, il mondo prosegue, così come la vita, va avanti e non sarà fermato. Così, l’abusata parola “resilienza” a mio avviso andrebbe accompagnata da “rigenerazione”. Rigenerarsi, prendendo la cultura e la conoscenza come forze propulsive che spingano verso il nuovo che prima o poi giungerà tra le braccia di chi resta. Che siate voi giovani i pionieri di un nuovo inizio, non cedete alle lusinghe autodistruttive e alle tante dimostrazioni di pulsione di morte che soprattutto dal web arrivano e vi annientano. Resistete ancora!

*Psicoterapeuta, responsabile del Centro diocesano per la Famiglia “Mons. Angelo Campagna”

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.