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Caiazzo. La Basilica Concattedrale riapre al culto. Sabato la cerimonia presieduta dal vescovo Orazio Francesco Piazza

La Basilica è stata sottoposta a lavori di recupero e conservazione finalizzati al ripristino di diversi fenomeni di degrado. Al centro dell'area presbiterale un nuovo altare in marmo

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“Opera di Fede vissuta e vivente”, così Mons. Piazza descrive la Basilica Concattedrale di Caiazzo alla vigilia della riapertura prevista sabato 27 febbraio, alle 17.00 con la Messa da lui presieduta, alla presenza delle autorità civili e militari e dei fedeli.
Parole, quelle del Vescovo Amministratore apostolico, che racchiudono il più profondo significato teologico dell’intimità tra uomo e Dio nella bellezza delle opere realizzate: “Questa, come altri pregevoli luoghi di culto, è memoria della bellezza della Fede tramandata, vissuta e vivificata nell’incontro con Dio, Uno e Trino: la nostra Concattedrale è memoria vivente, evidenza di un costante impegno per dare decoro al luogo dell’incontro con Dio e allo spazio di vera fraternità, fra gli uomini”.

Cerimonia essenziale a causa delle restrizioni antiCovid, priva di festeggiamenti, ma ugualmente attesa con trepidazione dai fedeli, in quanto motivo di speranza e di gioia per la comunità caiatina che finalmente torna a varcare la soglia di un luogo che è scrigno di fede e tradizione, ma anche per l’intera Diocesi che recupera un tassello del mosaico di memoria e di arte che custodisce con cura.

 Un percorso che dura nel tempo 
Nel corso del tempo infatti la Chiesa diocesana ha pianificato e concretizzatosi il recupero di numerosi luoghi di culto e di cultura grazie anche al fondamentale contributo economico proveniente dai fondi dell’8xMille messi a disposizione dalla Chiesa Cattolica Italiana. Per ciò che riguarda Caiazzo sono diversi gli interventi che nell’arco di poco tempo hanno restituito alla Cittadina il suo antico patrimonio e la possibilità di fruirne: il restauro dell’antico Episcopio promosso da mons. Pietro Farina, i più recenti progetti realizzati durante l’Episcopato di mons. Valentino Di Cerbo sono stati il restauro dell’organo a canne nel 2012 e di una parte del coro ligneo nel 2015 nella chiesa concattedrale; l’allestimento dell’Archivio diocesano e il recupero di oltre 1.000 pergamene antiche dell’Archivio storico di Caiazzo; l’opera di manutenzione della chiesa di San Pietro del Franco anch’essa nel centro storico cittadino; e più recentemente il restauro della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo che mons. Piazza riconsegnava ai fedeli della omonima parrocchia appena dopo l’arrivo in Diocesi come Amministratore Apostolico. Sabato aprirà invece le porte della Concattedrale, la Basilica di Maria Santissima Assunta che torna a rifulgere della sua antica bellezza.

 I fenomeni di degrado recuperati
La Basilica, il cui cantiere si è aperto di fatto il 1 aprile 2018, è stata sottoposta a interventi di recupero e conservazione che hanno riguardato diversi fenomeni di degrado sia sulle superfici esterne (facciata e cupola), sia all’interno: dappertutto muffe, rigonfiamenti, fenomeni di ossidazione avevano compromesso la struttura e il suo aspetto estetico. Il lavoro di straordinaria manutenzione, seguito dall’Ufficio all’Ufficio Beni culturali ecclesiastici ed Edilizia di culto della Diocesi e in collaborazione Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento, si è rivelato prezioso processo e delicato processo di recupero dell’edificio e di alcuni elementi decorativi che il tempo aveva celato, come il caso degli stucchi.

 Il nuovo altare
Tra le novità della basilica concattedrale la realizzazione del nuovo altare in marmo, fisso, posto al centro dell’area presbiteriale, a completamento di quel processo di adeguamento liturgico che la Chiesa avviava già all’indomani del Concilio Vaticano II, e che temporaneamente ha visto in numerosi edifici di culto la collocazione al centro del presbiterio di altari mobili, in legno.
La scelta per il nuovo manufatto è ricaduto sul riutilizzo di due antiche mensole d’altare del 1700 appartenenti alla chiesa dell’Annunziata, a pochi metri, e trafugate negli anni ’70 e ’80. La loro restituzione tuttavia era corrisposta ad una provvisoria e marginale collocazione in Concattedrale in attesa di un’idea che desse maggiore visibilità e valore ai due blocchi di marmo policromi.
I due pezzi assemblati per l’andamento delle linee e dei colori che li caratterizzano ben si inseriscono nell’aula presbiterale; su di essi è stata poggiata una lastra di marmo, nuova ma antichizzata che funge da mensa per il celebrante.

 

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