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Settimana Santa. Il Decreto del Vescovo

Misure anticontagio e unità nella preghiera

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Con il Decreto firmato ieri, festa di San Giuseppe, Mons. Giacomo Cirulli vescovo delle Diocesi di Teano-Calvi e Alife-Caiazzo per la prima volta si rivolge ad entrambe le comunità, unite in persona episcopi, per dare indicazioni sulle celebrazioni pasquali (scarica il Decreto).

Il surreale tempo delle Settimana Santa di un anno fa, che i fedeli hanno seguito da casa attraverso tv e social per il lockdown imposto a tutta l’Italia e che vedeva solo i parroci direttamente impegnati, questa volta è superato, seppur non sia ancora il momento di tornare a celebrare i riti con gli affollamenti e i segni di una volta.

In ottemperanza alle disposizioni della Santa Sede (Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti) e dei Vescovi italiani, restano sospesi i cortei della Domenica delle Palme e le processioni del Venerdì Santo; nella Messa In coena Domini (Giovedì Santo) sarà omesso il rito della lavanda dei piedi. Ci saranno limitazioni anche per il lucernario della Veglia Pasquale che vedeva i fedeli sul sagrato delle chiese per l’inizio della solenne Celebrazione e che questa volta coinvolgerà solo il celebrante.

Cambiano i quei segni che rendono partecipi l’assemblea delle liturgie pasquali e ne rafforzano il senso della comunione. È chiesto ai credenti un cambio di passo, una maturità di fede che sa accogliere le decisioni che oggi la Chiesa assume per la tutela della vita e al contempo chiede ai battezzati profondo senso civico e rispetto delle Leggi. Questa cambio chiede di superare con maturità – il Covid quasi ce l’ha imposto – una tradizione “d’occasione” secondo cui “Non è Pasqua senza la processione del Venerdì Santo” e oggi ci chiede di tornare consapevoli che Parola di Dio ed Eucarestia celebrate ogni domenica (che è Pasqua di ogni settimana) restano il punto di partenza e di arrivo nella vita del credente.

La pietà popolare, i riti che sono cari all’esperienza delle comunità in cui essa si identifica e ritrova anche la propria fede, sono di fronte ad una domanda. Cosa significa davvero “morte e risurrezione di Cristo”?

Lavare i piedi agli apostoli nella messa del Giovedì santo vale qualcosa in più di quello che talvolta abbiamo reso scenario cinematografico d’occasione; il clima mesto da venerdì santo, il cupo e lento accompagnarsi della banda alle statue di Gesù morto e dell’Addolorata non sono il necessario rito funebre che ci immette nella vita risorta. Quei segni – cari ed importanti – ci ricordano un più grande segno di amore da imitare: quello di Cristo che ha dato la vita, si è schierato dalla parte degli ultimi; ha pregato il Padre e ne ha interrogato la volontà; si è consegnato volontariamente alla morte; ha perdonato; si è messo a disposizione… e ha rotto gli schemi scontrandosi con la tradizione. Nella storia, prima o poi arriva il tempo…

Il Decreto vescovile non è il “promemoria” o l’elenco delle regole da rispettare, ma la Parola del Pastore che rivolgendosi a tutti, richiama ognuno all’unità della Chiesa locale che incarna il Vangelo anche quando condivide orientamenti che rispondono – come in questo caso – ad un bene più grande, che è la vita ma anche il civile bene comune. Significative alcune scelte del Pastore, in linea con quanto già avviene nella Chiesa italiana, come la scelta di non moltiplicare messe in streaming ma di vivere l’unità nella celebrazione del Pastore (quella in diretta sui social o sui siti) o del Papa, lasciando alle Parrocchie la possibilità di tenere in vita il web per momenti formativi e di dialogo, di scambio, di confronti vista l’impossibilità di occasioni di incontro “dal vivo”; altrettanto importante, per rispetto delle regole che governano la “zona rossa”, la scelta di celebrare la messa crismale – a Teano mercoledì 30 marzo alle 18.00 e ad Alife giovedì 1 aprile alle 10.00 – con la sola presenza di fedeli residenti nei due comuni; altro segno è l’invito alla sobrietà degli ornamenti nelle cappelle riservate all’adorazione eucaristica al termine della Messa del Giovedì Santo (i tradizionali “Sepolcri”) e l’invito ad una preghiera diversa nell’adorazione della Croce del venerdì che sostituisce il bacio del Crocifisso…

La diversità di questo tempo, non è solo formale, ma interpella la sostanza, il senso, il futuro.

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