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Commento al Vangelo di Pasqua. “Un uomo come Cristo non poteva restare nella morte!”

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Di padre Fabrizio Cristarella Orestano
Comunità Monastica di Ruviano Clicca per visitare il sito 

Pasqua di Resurrezione del Signore
Veglia

Gen 1,1-2,2; Gen 22,1-18; Es 14,15-15,1; Is 54,5-14;Is 55,1-11; Bar 3,9-15.32-4,4; Ez 36,16-28; Rm 6,3-11; Mc 16,1-8

Messa del Giorno
At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4 (opp.1Cor5,6b-8); Gv 20,1-9 (sera Lc 24,13-35)

La gioia di Pasqua!

La gioia della Pasqua che stanotte è fiorita deriva da una consapevolezza che ci dà la Risurrezione di Gesù: qualunque cosa accada, comunque sia la nostra vita, comunque vada, da quell’ora in cui la vita è “esplosa” dal sepolcro di Gerusalemme, ce ne possiamo accorgere o no, tutto va verso una pienezza che, anche se fatichiamo a vedere, anche se non la sperimentiamo a pieno, anche se non ha chiarezza e netti contorni, è vera, è reale! Perché «Cristo è veramente risorto! È risorto in verità!».

Sì, se la meta non è una tomba e basta, la vita non può essere più valutata con il metro solamente umano … se è risorto in verità noi siamo uomini e donne pasquali! Cioè segnati dalla luce della Pasqua! Noi cristiani siamo quelli che lo sappiamo e abbiamo un compito: dirlo al mondo, agli uomini nostri fratelli!

Troppi si credono ancora prigionieri del carcere buio della morte senza scampo, del non-senso e invece da quell’alba del 9 aprile dell’anno 30 il carcere è aperto! Chi è ancora prigioniero è perché non lo sa! È perché non conosce il Dio del mistero pasquale di Gesù di Nazareth, figlio dell’uomo e figlio di Dio! E non è questione di conoscenza intellettiva ma di conoscenza esperienziale, vitale, direi di conoscenza carnale … la Pasqua o ci “brucia” o non la conosciamo! Il fuoco che la liturgia della Veglia Pasquale ci chiede e da cui si accende il Cero, segno del Risorto, è il fuoco che ci deve bruciare, scottare, segnare! Una bruciatura che non fa male, che non uccide ma che segna la nostra concreta umanità con un marchio che non si può più dimenticare! Così è la vera esperienza di Dio!

La Risurrezione ci dice che la nostra gioia non sta solo in quello che appartiene a questa terra, pure bellissima e straordinaria … se la nostra gioia non è solo nelle dinamiche terrene, che oggi ci rendono lieti e domani ci deludono, allora la vita ha un altro sapore!

Le donne al Sepolcro, avorio, V secolo. Milano, Museo Arti Decorative

«Voi cercate Gesù Nazareno, il crocefisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto». Ecco cosa sentono le donne, nel racconto di Marco, in quell’alba del primo giorno della settimana. Cercano il Crocefisso, Gesù … e Lui non è più nella tomba! Le parole del giovane in bianche vesti che è seduto nel sepolcro hanno un punto di arrivo che è quel «come vi ha detto». In pratica devono ricordarsi di Lui, di come era, di come parlava, devono ricordarsi della sua vita… se si ricordano capiranno che un Uomo così non poteva restare nella morte! Certo, alle spalle di quell’alba c’è la notte del tradimento, la paura dell’Orto, la violenza irragionevole della Passione, l’odio senza nome che ha colpito il mite e umile di cuore (cf. Mt 11,29), alle spalle di quell’alba ci sono le parole di Gesù… straordinarie ma che sembrano sconfessate dal fallimento della croce… alle spalle c’è Gesù che è ormai chiuso in una tomba. Ma proprio lì il fallimento è sconfessato, o meglio: il fallimento si rivela luogo di luce perché, come ascoltavamo dal racconto di Marco della crocefissione, il centurione proprio in quel “fallito” ravvisa il Figlio di Dio (cf. Mc 14,39)! Il Figlio di Dio è il crocefisso, è il fallito reso impotente dai chiodi, è il maledetto appeso, è l’insultato … è uno che pare smentire con il suo fallimento tutte le parole meravigliose che aveva dette!

Il fallimento, allora, più che sconfessato è dichiarato luogo di verità e di luce. È luogo che rivela il vero volto di Dio, senza più nessuna possibilità di equivoco. È il Figlio di Dio e di conseguenza Dio è questo!

Le donne in quell’alba di Pasqua diventano le prime depositarie di una notizia meravigliosa, che riavvia il cammino che pareva spezzato, che fa fuggire la paura della morte e ridona la speranza e la vita! La pietra che sigillava il sepolcro, segno della potenza inamovibile della morte, segno della condanna e di quella morte voluta, progettata e inflitta al Figlio di Dio, è stata rimossa. Il sepolcro è aperto! Si badi, non per far uscire Gesù ma perché sia accessibile agli uomini che vedano che la morte ha perduto la sua preda … ha perduto Gesù? Sì, ma con Lui ha perduto tutti gli uomini, tutto il creato! Questa è la grande speranza! Questo è l’annunzio che ci può rendere buoni … sì, perché noi siamo cattivi, scrive l’autore della Lettera agli Ebrei, perché abbiamo paura della morte (cf. Eb 2,15). Se i discepoli di Cristo diventano testimoni della Risurrezione, hanno nelle mani, nel cuore e nelle vite il grande antidoto!

Qui però, per non fare discorsi zuccherosi, bisogna chiedersi con coraggio se noi che cantiamo oggi l’Alleluia del Risorto e per il Risorto abbiamo davvero fede nella Risurrezione. È facile verificarlo: siamo stati resi buoni? Ci sentiamo liberati dalla paura tremenda (non quella naturale che è umanissima!) della morte, quella che ci rende voraci della vita degli altri, voraci delle cose degli altri e delle cose del mondo, voraci di potere?

Se non siamo in lotta contro queste voracità che ci rendono cattivi dobbiamo chiederci se davvero crediamo nella Risurrezione di Gesù e nelle energie di quella Risurrezione!

La domanda è per me forte e direi “violenta” alla fine di questo santo Triduo di questo anno in cui la paura della morte ha preso il sopravvento nella vita del mondo… io che ho celebrato, cantato la Pasqua di Gesù dal dono dell’Eucaristia al sepolcro vuoto e alla gloria del Risorto, sono per davvero un uomo pasquale o resto un uomo religioso che celebra riti rassicuranti e identitari ma che non compromettono?

Dire: «È la Pasqua del Signore!” significa ricordarsi del Crocefisso Risorto in cui l’amore si è mostrato in tutta la sua stupefacente gratuità, in tutta la sua capacità di “perdere la vita”, di “donarla”, di lasciarsela togliere pur di dare vita agli amati!

Lo stupore è che questi amati siamo noi! Tutti noi! Noi adulteri, noi ladri, noi assassini, noi feroci, noi insensibili, noi carnefici dei deboli, noi avidi di potere e di oro, noi che calpestiamo la bellezza e l’integrità del creato, noi che per salvare noi stessi siamo capaci di desiderare che gli altri si perdano… noi perduti più di tutte le pecore perdute, noi prodighi e parricidi più del figlio minore della parabola, noi più arrogantemente “giusti” dei farisei e dell’altro figlio di quella stessa parabola, noi più traviati della donna adultera salvata dalle pietre, noi più vili di Pilato e più voltagabbana della folla di Gerusalemme, noi più traditori di Giuda e più fragili e vigliacchi di Pietro! Su tutti noi, su tutti noi, così, non buoni, non perfetti, non sani, oggi scende il perdono e la speranza; su tutti noi, tutti così perduti, il Risorto dice: «Shalom! Pace!».

Accogliamo la pace pasquale, cantiamola con la vita e con la lotta, una lotta che lotta perché crede delle infinite energie della Risurrezione! La Resurrezione ci appartiene! Cristo Gesù non è risorto per una vendetta del Padre contro gli uomini che hanno crocefisso il Figlio, è risorto per immettere negli uomini, gratuitamente, assolutamente gratuitamente, la vita!
In noi che l’abbiamo ucciso e che non l’aspettavamo più, in noi che, come le donne, credevamo di dover avere a che fare solo ormai con un cadavere sì da onorare ma poi da chiudere ben bene e per sempre in un sepolcro che ci occultasse una verità scomoda e costosa: che l’uomo vero è questo! È cioè il Crocefisso che ama, perdona e dà la vita!

Amare, perdonare, dare la vita, cantare la gioia dell’uomo nuovo: ecco l’identità del vero discepolo del Crocefisso Risorto!

Cantiamo l’Alleluia ma nella verità, scegliendo davvero di essere discepoli di “questo” Dio; non di un altro creato da noi, dalle nostre paure, dalle nostre proiezioni, dai nostri squallidi calcoli! Un Dio riconoscibile solo nel volto dell’uomo straziato sulla croce perché ha amato e si è donato.

«Davvero quest’uomo era il Figlio di Dio!».

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