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L’antica tradizione del ‘martedì in albis’ ai piedi del Castello di Rupecanina

La tradizione di trascorrere il "martedì in albis" nei pressi del Castello di Rupecanina è stata conservata nel tempo ed è affiancata dalla festa in onore di Santa Lucia, la cui statua è conservata nell'omonima cappella

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Michela Visone – “La nostra attenzione è immediatamente catturata da un’imponente costruzione, un antico castello che troneggia maestoso sulla sommità di una collina tutta brulla, ad un tiro di schioppo dal paese e sulla quale s’inerpica una stradicciola che comincia di lì la sua faticosa salita verso il non lontano altopiano del Matese… ci ritroviamo in un largo ed erboso pianoro su cui sovrasta, ormai vicinissimo, il vecchio maniero”. Con queste parole dal sapore antico il giornalista Cadan il 31 luglio 1974 sulle pagine de Il Mattino [1] descrive il Castello di Rupecanina, sede, un tempo lontano, di fasti, banchetti, disfide, assedi e bombardamenti, oggi luogo per una bella gita fuori porta, alla ricerca della maestosità del tempo che fu.

Questo luogo, da quando i nostri padri erano bambini, e forse prima di loro i propri padri, è caro ai santangiolesi e non solo per essere la meta tradizionale per la gita fuori porta del martedì in albis. L’ottantenne ingegnere Gabriele Martone nel 1974 ricorda al giornalista de Il Mattino che “i più anziani ricordano le zuffe feroci che puntualmente avvenivano il martedì in albis tra gli abitanti dei due paesi” quello di Sant’Angelo d’Alife e quello di Raviscanina. Questa antica tradizione di passare la Pasquetta ai piedi del Castello è stata negli anni mantenuta e affiancata da una vera e propria festa dedicata a Santa Lucia, la cui statua si trova nella cappella omonima posizionata all’interno della cinta muraria fortificata.

La prima festa risale all’anno 1976, subito dopo la fine del restauro del Castello da parte dell’ing. Gabriele Martone, che vi si dedicò per quasi un ventennio, dopo essere ritornato in patria, dalla quale era stato lontano per ben 38 anni, perché  in Argentina. Questa prima festa venne organizzata da Gabriele Martone, nipote dell’ingegnere, e Corrado Zulla, che con sole 56 mila lire organizzarono l’incendio della torre con dei bengala.

Nel luglio del 1976, in un articolo apparso su L’Eco di Bergamo, nel raccontare il mirabile lavoro di restauro svolto, il giornalista ricorda che a quella data era in rifacimento il pavimento interno della Torre, quindi l’opera era quasi terminata. A breve sarebbe stata fruibile al pubblico.

In occasione della seconda festa al Castello, il 12 aprile 1977, alla quale intervenne anche il vescovo mons. Vito Roberti (all’epoca Amministratore apostolico, ndr), grazie all’interessamento di Alessandro Andreotti, vennero ospitati i membri dell’Associazione Nazionale Alpini della sezione di Bergamo, venuti a Sant’Angelo d’Alife per onorare il loro commilitone, che ha dato grande onore al Corpo non solo durante la prima guerra mondiale, ma anche ora con il restauro di questo Castello. In un articolo dell’epoca a memoria di questo evento si ricorda che “si impegnò in un’opera che era da rendersi impossibile ma davanti alla quale, da vero Alpino, l’ing. Martone non esitò. Si trattava di sistemare e valorizzare dal punto di vista culturale il castello e il borgo medievale di Rupecanina. Il castello, tra l’altro, era ridotto ad un ammasso di rovine dai furiosi combattimenti avvenuti in zona nel 1943. Ma l’ing. Martone è riuscito a compiere un vero e proprio miracolo, ricostruendo l’antico castello” [2].

Questa festa è tutt’oggi mantenuta, grazie all’interessamento del parroco don Mario Rega e del Comitato che lo affianca, durante la quale viene celebrata la santa messa e la processione, in cui le donne trasportano la statua della Santa conservata nella cappella omonima. Subito dopo vi è un momento di convivialità con balli e canti popolari nello spiazzale ai piedi del castello, di pic nic, di partite a pallone, di ragazzi, giovani e famiglie che si ritrovano in un momento spensierato e sereno, che speriamo ritorni presto.

L’ing. Gabriele Martone fu il promotore e l’anima del Comitato permanente che si occupò della raccolta fondi per il restauro del Castello e personalmente diresse i lavori del rifacimento. La seconda parte della sua vita in Italia venne nutrita dall’amore per il suo paese e dalla passione a far conoscere quanto di bello ci fosse. La sua attività di promozione delle opere architettoniche antiche e le sue attività di ricerca archeologica gli hanno permesso di ricoprire per molti anni il ruolo di Ispettore onorario alle antichità e ai monumenti. È solo grazie al suo appassionato e tenace lavoro e alla sua onestà intellettuale che oggi tutti noi possiamo godere di questo patrimonio storico – architettonico che profuma di storia e dalla cui sommità si può godere un panorama mozzafiato che permette allo sguardo di scrutare dalla montagna del Matese al mare.

Si ringraziano: Gabriele e Luciana Martone e l’Archivio dell’Associazione Nazionale Alpini – Sezione di Bergamo.

Bibliografia
[1] Cadan, Un Castello per due paesi, Il Mattino, 31 luglio 1974.
[2] Il vecchio Alpino che ha ricostruito l’antico castello, Scarpone orobico, gennaio-marzo 1977.

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