Home Chiesa e Diocesi Vocazione, non è “questione di seminario”. Da stasera appuntamenti online per tutti

Vocazione, non è “questione di seminario”. Da stasera appuntamenti online per tutti

Domenica 24 aprile ricorre la 58esima Giornata Mondiale per le Vocazioni sul tema "La santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due". Da stasera sui canali social ufficiali della Diocesi riflessioni e preghiera per prepararsi all'evento

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Ricorre domenica prossima, 24 aprile, la 58ª Giornata Mondiale per le Vocazioni, un appuntamento al quale le comunità si preparano in questi giorni che anticipano l’evento.

La diocesi di Alife-Caiazzo partecipa alla Giornata per le Vocazioni con la proposta del Servizio per la Pastorale Giovanile e Vocazionale guidato da don Paolo Vitale, rivolta a tutte le parrocchie che si ritroveranno nella preghiera per chi ha offerto la propria vita al Signore, per chi si prepara a vivere “la chiamata”, ma anche per ogni cristiano, perché la vocazione non è solo questione di seminario, ma è l’esperienza di vita che la persona compie e frutto di un cammino che non può essere condotto da soli, esperienza ‘orchestrale’, come suggerisce l’immagine scelta dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale e le Vocazioni della Cei.

A cominciare da questa sera e fino a domenica 24, la preghiera e la riflessione acquisteranno voce in un video trasmesso sulle pagine Facebook della Diocesi, dell’Ufficio di Pastorale Vocazionale e di Clarus. Ogni parrocchia celebrerà la Giornata dedicata alle vocazioni utilizzando come supporto alla preghiera il materiale dato in consegna ai parroci in occasione della Messa Crismale e seguendo come filo conduttore il tema “La santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due“, dal momento che “per salvare noi stessi avremo bisogno di chi ci sta accanto”. Quest’ultimo concetto deve essere posto alla base del vivere di ogni cristiano che si definisca tale e da esso parte la riflessione di don Paolo qui di seguito riportata.

Don Paolo Vitale – La proposta dell’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni si ispira ad una espressione di papa Francesco, contenuta nella Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate, 141: “La santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due”.  Come l’impegno della preghiera non è soltanto rivolto ad una classe élite dei fedeli, che potrebbero essere i sacerdoti, così la stessa vocazione non è mai soltanto mia ma è sempre anche nostra: la santità, la vita è sempre spesa insieme a qualcuno.

Troppo spesso siamo abituati a vedere la vocazione come qualcosa che è staccata da noi perché crediamo che essa sia qualcosa meramente clericale. Questa nostra vita invece deve scoprire a quale vocazione il Padre ci ha chiamati fin dal primo incontro di amore con lui e cioè il Battesimo. Quel giorno il Padre ci ha chiamato soprattutto alla santità. Quella chiamata che non ha esitato a rivolgere anche a te: ‘Siate santi, perché io sono santo’ (Lv 11,44; 1 Pt 1,16). ‘Per un cristiano non è possibile pensare alla propria missione sulla terra senza concepirla come un cammino di santità, perché ‘questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione’ (1 Ts 4,3) Gaudete et exultate.

Se la vita è un cammino di santificazione, è impensabile condurlo da soli, ma insieme attraverso l’unità è possibile arrivare alla meta desiderata e cioè la felicità. La nostra stessa vita è immersa in un NOI che vive e sa di comunità, pensiamo alle coppie che insieme scelgono di camminare per essere felice, un sacerdote che insieme alla comunità sceglie di essere felice, al contrario un sacerdote che non vive con una comunità e presbiterale e ecclesiale rischierà di essere triste e infelice perché perderà il senso e la meta da raggiungere. Penso ai tanti religiosi, che nelle loro comunità, insieme si sforzano continuamente di essere l’uno il sostegno dell’altro avendo tutti come base della vita il motto tanto caro al nostro Papa Francesco ‘nessuno si salva da solo’.

L’uomo di oggi vive una vocazione alla frenesia, alla continua ricerca di una felicità egoistica in divenire la quale non appagandolo, finisce per rinchiuderlo in un circolo vizioso dal quale egli potrà uscirne solo se fonderà le proprie scelte sulla roccia che è Cristo.  Ricordando le parole del Santo Padre del 26 marzo scorso, ci troviamo tutti sulla stessa barca, e che nel tempo della tempesta, riuscirà a non naufragare solo se l’equipaggio comincerà a collaborare mettendo in pratica l’unione, la solidarietà fraterna e che tutti siamo bisognosi gli uni degli altri. Così pur di salvare noi stessi avremo bisogno di chi ci sta accanto e così via.

L’immagine (di Valerio Chiola) proposta dall’Ufficio Nazionale, rappresenta un’orchestra fatta di diversi componenti, di tutte le età perché la fatica e la bellezza della comunità è cercare l’armonia che fa emergere la comunione nella differenza. Ciascuno suona il proprio strumento musicale che significa il proprio contributo a servizio della comunità. Dai movimenti degli artisti emerge un bagliore che vuole significare la luce di Dio, la vita dello Spirito che dal di dentro (Rm 5,5) dal cuore dell’uomo fa trasparire nei gesti il medesimo amore, la stessa carità. Di questo vive e si forma la Chiesa, la comunità e in questa vita donata si compie la vocazione di ciascuno. Gli occhi dei componenti sono chiusi e non guardano il direttore: per dire che l’armonia viene dal Signore, dalla sua Parola, dall’intuizione – nell’ascolto – della voce dello Spirito. Lui, il Direttore, è all’opera al centro o in primo piano per significare la sua forza di far emergere da ciascuno il meglio di sé e il desiderio di far crescere nella comunione tutta la storia.”

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