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Piedimonte Matese. I 60 anni di Mario e Rosaria: una vita insieme che si fa testimonianza

Domani, primo maggio, i coniugi D’Andrea festeggeranno ben 12 lustri di vita matrimoniale: nel loro racconto, tutta un’esistenza vissuta all’ombra della fede ed un messaggio: “Amate in allegria”

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Alfonso Feola – Si svolgerà domani, presso il Santuario di Ave Gratia Plena a Piedimonte Matese, al termine della Santa Messa di apertura del Mese mariano, la cerimonia di rinnovo delle promesse matrimoniali di Mario e Rosaria D’Andrea. Fin qui tutto normale, se non si trattasse di una coppia che ricorda i 60 anni di vita matrimoniale, traguardo più unico che raro, reso ancora più prezioso e degno di attenzione perché vissuto all’ombra di una Comunità parrocchiale per la quale essi si sono spesi all’insegna di una fede concreta e prolifica.

Più di una vita insieme. Per i coniugi D’Andrea, il grande viaggio nell’Amore inizia nel 1952-53, quando entrambi militano nell’Azione cattolica di Vallata: Rosaria era poco più che quindicenne mentre Mario, di qualche anno più grande, era già il presidente dei giovani dell’A.C., ma veniva da un vissuto parrocchiale precoce: “Avevo dieci anni – racconta il signor Mario – quando cominciai a cantare le prime novene dell’Immacolata a dicembre, alle 5 del mattino. Successivamente ci fu l’incontro con Rosaria, ma in realtà ci conoscevamo già, perché conoscevamo le nostre famiglie di provenienza”. E fu cosi che la loro storia iniziò a germogliare tanto da portarli, otto anni dopo, a pronunciare il fatidico si, il cui racconto ce lo fornisce la stessa signora Rosaria “Fu una cerimonia da favola, che si svolse di lunedì: mons. Virginio Dondeo (allora vescovo dell’antica Diocesi di Alife) non permetteva la celebrazione dei matrimoni di domenica e quindi decidemmo per il primo maggio, festa nazionale, in modo da permettere a tutti i nostri cari di poter partecipare. Per l’occasione, il parroco del tempo, mons. Espedito Grillo, anticipò la cerimonia di intronizzazione dell’Immacolata al giorno precedente, che era domenica”. Storie che si incontrano nella storia, dando vita ad un affresco eccezionale. La signora Rosaria, incalzata dai ricordi, continua come un fiume in piena: “Fu mons. Dondeo ad unirci in matrimonio, assistito da una dozzina di sacerdoti, tra i quali spiccavano don Raffaele Ricigliano, don Giuseppe Manzo, don Domenico Iannotta, don Marcello Caravella e tanti altri. E fu una giornata memorabile anche per un altro motivo: oltre al fatto che in quel giorno, ricordando San Giuseppe lavoratore, venivano portati all’altare gli utensili di lavoro, durante il nostro matrimonio Mario cedette la carica di presidente ed entrambi cedemmo il distintivo, diventando uomo e donna di Azione cattolica. In quell’occasione, anziché entrare in chiesa con la Marcia nuziale, venne eseguito Avanti ci sproni l’appello (l’Inno ufficiale della Gioventù femminile cattolica italiana), mentre facevano corona al rito le bambine di AC ed i giovani cantori diretti dal compianto maestro Enrico Caruso, che sulle note di O bella mia Speranza accompagnò anche le nostre Nozze d’argento, 25 anni dopo”.

Vivere insieme, radicati nella Fede. Questa radice comune, innestata nella Comunità parrocchiale e rafforzata da una fede attiva, è stata poi la falsariga su cui Mario e Rosaria hanno innestato tutta una vita insieme. Ed è questo il vero motivo per i quali Mario e Rosaria D’Andrea hanno voluto raccontarci emozioni e sensazioni di questo traguardo. Dice la signora Rosaria: “Innanzi tutto l’esempio, i principi sui quali siamo stati educati, ci hanno permesso di seminare e raccogliere: qualcosa è andato tra le spine ma la maggior parte lo abbiamo raccolto. I nostri sono stati altri tempi, forse troppo rigidi rispetto a quelli attuali che sono l’esatto opposto, ma come si dice in media stat virtus. Una mediazione che insieme si sono cimentati nella vita di coppia e familiare. Continua la signora Rosaria “Se non ci fosse stata la Fede, sarebbe stato impossibile. Abbiamo visto 7 papi nel corso del nostro matrimonio, crescendo prima 2 figli e poi 4 nipoti. Non è stato semplice: Mario nel frattempo ha speso quasi 40 anni di servizio come funzionario di banca, io dopo essere stata tra le primissime diplomate all’Istituto magistrale di Piedimonte, ho vinto il concorso come insegnante a soli 20 anni. Non senza sacrificio, abbiamo cercato di essere sempre presenti in tutto, dalla famiglia alla casa, dalla scuola alla vita parrocchiale ed all’impegno civile. La Fede è stata il nostro riferimento vero, perché le soddisfazioni della vita, senza un principio cosi importante, sono solo cose effimere”.

La devozione mariana, per rinsaldare l’unione. Infine, non si può non citare l’importanza rivestita nella vita matrimoniale di Mario e Rosaria dalla devozione all’Immacolata, veneratissima nel Santuario di Ave Gratia Plena. La signora Rosaria afferma: Maria è sempre stata presente nella nostra vita insieme: siamo stati educati fin da piccoli al suo culto ed a lei oggi offriamo il nostro ringraziamento, perché senza il suo aiuto non avremmo potuto superare quei piccoli momenti di prova che la vita riserva”. Una devozione senza confini, quella di Mario e Rosaria, che li ha portati perfino a finanziare importanti opere di restauro, come i candelieri della cappella della Madonna e soprattutto il restauro della statua della Vergine, nel 2013. In quest’ultimo caso, come dice la signora Rosaria: “Bastò uno sguardo tra me e Mario e lui mi rispose ‘Lo sai che con me sfondi una porta aperta’. Ecco, dobbiamo lanciare segnali che lascino segni buoni. E con la nostra lunga vita matrimoniale, ci piacerebbe lasciare una testimonianza ai più giovani, perché tornino a credere nel Sacramento del Matrimonio. Dopo tanti anni insieme, abbiamo scoperto che cos’è la vita in due: è Felicità, ma solo se si considera il matrimonio come un altare sul quale si immola l’egoismo. Solo donando si riceve Amore e solo amando si è amati. Perciò donate, amate in allegria, perché questa è la porta dello Spirito Santo… e bandite la tristezza, che è la bocca del demonio”.

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