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Corpus Domini, commento al Vangelo. L’Eucarestia è trionfo della “logica di dono” nel cuore dei credenti

Commento al Vangelo di domenica 6 giugno, Solennità del Corpus Domini, anno B

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Di Padre Fabrizio Cristarella Orestano
Comunità Monastica di Ruviano Clicca per visitare il sito 

Corpus Domini – anno B
Es 24, 3-8; Sal 115; Eb 9, 11-15; Mc 14, 12-16.22-26

L’Eucaristia nella Chiesa è la realtà più frequente (specie nelle Chiese del nostro vecchio occidente!… e chissà ancora per quanto!) ma anche la più disattesa… Ridotta il più delle volte ad un rito cui si assiste, abbiamo permesso che smarrisse la sua carica esistenziale e soprattutto la sua “violenta” provocazione! Sì, l’Eucaristia è provocatoria perché ci mette dinanzi alla richiesta di prendere parte ad un’azione costosa, di condividere un atto di offerta sanguinante, per nulla neutrale e per nulla scevro di conseguenze nella vita e nelle scelte quotidiane.

Arcabas, Fractio panis

Tanti cristiani, nei secoli, ne hanno colto la domanda e la forza e sono quelli che hanno scelto la dura e gioiosa via della santità come luogo di ogni loro giorno, senza nascondersi dietro a nulla, senza fare dell’Evangelo una chimera o un’opzione per pochi… troppe volte si è “cianciato” di un cristianesimo per “brava gente”, fatto di un certo “buonismo”, moralismo ed infine di mediocrità quando non di ipocrisia… lì l’Eucaristia è stata imprigionata in una neutralità rituale al servizio del sentirsi con la coscienza “a posto” ed appagata… così l’Eucaristia è stata ignorata e ridotta a “spettacolo” a cui assistere o (tremendo!) ad idolo attorno a cui compiere atti religiosi e talvolta dolciastri… si è arrivato perfino a disincarnarla e smaterializzarla volendo dimenticare che nell’Eucaristia c’è carne e sangue, c’è vita che chiede vita, c’è qualcuno che si offre per essere “masticato”, come il IV Evangelo pone proprio sulle labbra di Gesù che dice crudamente che bisogna masticare la sua carne e lo dice usando il materialissimo verbo tròghein (cfr. Gv 6, 56)! Altro che l’impalpabile “ostia” che non ha più neanche il sapore del pane e che si prescriveva di non masticare! Che depauperamento! E vorrei dire: che mistificazione!

In tal modo l’Eucaristia è diventata “innocua” non chiamando più in causa la mia carne, la mia vita, la mia concretezza. In quell’ultima sera Gesù ha lasciato invece alla sua Sposa il mistero di salvezza del suo Corpo e del suo Sangue! Cosa c’è di più concreto? E un corpo spezzato ed un sangue versato… e chiedendo la reiterazione non ha chiesto di ripetere un rito ma ha chiesto di fare ciò che Lui ha fatto: dare la vita nell’amore, concretamente e non idealmente e nelle buone intenzioni!

Quella sera chiese ai suoi di lasciarsi coinvolgere nel suo “destino”, di condividere la sua via… Gesù se ne andava e pareva tutto un fallimento… se ci pensiamo bene dobbiamo dire che il Gesù storico non ha visto neanche i Dodici immersi nel suo sogno di un’umanità nuova! Solo la Pasqua innesterà questa possibilità per i suoi discepoli di allora e di sempre… L’Eucaristia è lasciata alla Chiesa perché la Pasqua non resti solo evento di Cristo Gesù. L’Eucaristia crea un popolo pasquale, sacerdotale e così profetico del mondo nuovo che sorge dall’amore del Crocefisso!

Lo Spirito è rimasto nella storia ad essere garante di questa possibilità e chi ha colta tale possibilità ha cambiato il suo cuore ed il suo mondo. In quella sera Gesù in quel pane spezzato ed in quel calice condiviso riassunse tutta la storia della ricerca di Dio della sua creatura. Memoria della Prima Alleanza, di quella del Sinai, dell’antico patto nel sangue che chiaramente era profezia del suo dono! Quel pane e quel calice, però, guardano anche al futuro: all’ora della croce, ormai imminente, ma anche al futuro di coloro che, reiterando quell’atto di offerta, annunzieranno l’Evangelo… guardano, però, anche ad un futuro oltre il tempo: infatti Gesù dice che quel calice lo berrà «nuovo nel Regno di Dio!».

Dando l’Eucaristia ai suoi, Gesù chiese a quelli, ed a noi oggi, di prendere parte ad una storia di salvezza che approderà sulla spiaggia dell’ottavo giorno, della domenica senza tramonto in cui, attraverso di Lui, Dio sarà «tutto in tutti» (Cor 15,28).
Ed intanto? Intanto c’è la storia concreta del mio vivere dello scorrere delle vicende dell’umanità; al cuore di tutto ciò la Chiesa deve porre, come lievito “costoso” l’Eucaristia, la concretissima carne del Figlio di Dio che il Padre, nello Spirito, ancora e  sempre dona ai discepoli perché la storia sia trasfigurata in storia d’amore proprio per l’opera coraggiosa di quei discepoli d’ogni tempo che, coinvolti nella via di Gesù, mostrano un’alterità, una differenza che, senza  alcuna arroganza, proclama la verità e di Dio e dell’uomo! La “differenza” consisterà sempre e dovunque nella capacità e nella volontà di donare se stessi, totalmente; la “differenza” sarà sempre nel dare la vita, nel fare ciò che Gesù fece amando fino all’estremo e donando tutto!

Ecco allora il cuore del Corpus Domini: non un trionfo dell’Eucaristia fatto di processioni ed infiorate (fatta salva la bellezza di certe tradizioni e la buona fede di tanti!) ma un trionfo della logica di dono dell’Eucaristia nel cuore dei credenti… e questo giorno per giorno…ogni giorno!

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