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Epifania del Signore. Come i Magi, trovare il coraggio di vie nuove e radicali di essere Chiesa

Commento al Vangelo dell'Epifania

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Di Padre Fabrizio Cristarella Orestano
Comunità Monastica di Ruviano
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Epifania del Signore
Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3 2-3a.5-6; Mt 2 1-12

È la grande solennità dell’Epifania, della manifestazione del Signore! Colui che è nato nella nostra carne non si tiene nascosto, è manifestato agli uomini, a tutti gli uomini!
L’Epifania è la festa di questa universale chiamata ad incontrare e conoscere Dio in Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi (1423), Firenze, Galleria degli Uffizi

Il racconto di Matteo ci ha mostrato due che si sono compromessi per questa venuta e questa manifestazione: Maria e Giuseppe.

Maria e Giuseppe hanno creduto l’incredibile, hanno messo in gioco i loro sogni e i loro progetti, sono partiti per un’avventura incredibile ed irraccontabile; attorno a questa nascita, ci narra Matteo, si muove un mondo capace di mettersi in gioco ed i Magi ne sono icona formidabile, icona di chi è capace di partire al buio, magari solo al lume di una stella, lasciandosi alle spalle sicurezze e comodità, sfidando l’incertezza ed in un confronto con un mondo che si rivelerà ostile ed ambiguo.

Matteo vuole dirci che questo Dio nella carne chiede una scelta di campo; Egli è segno di contraddizione e di discrimine tra uomo e uomo, tra cuori e cuori; davanti a quel re che è nato si deve prendere una posizione, ci si deve scomodare.

Lui è nato per tutti, ma noi siamo capaci di essere ciascuno totalmente per Lui? Sappiamo avere il coraggio, come Maria e Giuseppe, come i Magi, di rischiare per Lui la vita, i progetti, i sogni, la nostra storia personale? Luca, nel suo evangelo, aveva detto questa categoria con le parole del vecchio Simeone: «È qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,34-35), Matteo ci dice lo stesso con questo racconto dei Magi in cui si mostra un mondo diviso da quel Bambino , un mondo che si solleva contro di Lui appena nato, un mondo capace di un’opposizione che si manifesta parallelamente alla sua manifestazione !

Gerusalemme, con il suo re pagano, non adempie la parola di Isaia che abbiamo ascoltata quale prima lettura: non si riveste di luce … non è raggiante , né il suo cuore palpita e si dilata … Gerusalemme è incapace di rivestirsi di luce e di cogliere la luce della stella come promessa di vita; la luce di quella stella , annunciata dai Magi, per questa Gerusalemme è minaccia che dà turbamento perché è minaccia delle sue vie mondane, delle sue scelte mediocri di potere, dei suoi comodi immobilismi… Gerusalemme con Erode e con coloro che avrebbero dovuto essere sapienti, si riveste di lutto e di delitto per ostacolare la luce di Dio. La tenebra sfodera tutte le sue armi contro la luce della stella del Messia e giungerà a versare sangue innocente. La tenebra non vuole la manifestazione di Dio perché Dio è luce e perché indica vie troppo diverse da quelle che essa propone.

I Magi, invece, non hanno paura di spalancare i loro tesori davanti al piccolo re che è nato… non si lasciano ingannare dall’ordinarietà umile di quel semplice Bambino e di sua Madre, né dalla semplice casa ove li trovano, una casa così diversa dalla reggia di Erode. I Magi sanno fare quello che Gerusalemme non ha saputo fare: sanno gioire! Essi sì, si rivestono di luce perché la gioia è luce! Matteo, infatti, dice: «Al vedere la stella essi gioirono di grande gioia»! Ormai le fatiche, le lotte, i “no” che hanno dovuto dire a se stessi e ai propri progetti se li gettano alle spalle; quello che ora conta per loro è la gioia di quell’incontro e la via nuova che da ora possono percorrere («Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese»).
I Magi, giunti a Betlemme, entrano nella casa, vedono il Bambino con sua madre e si prostrano in adorazione.
Questo entrare nella casa e questo incontrare il Bambino con Maria ci fa irresistibilmente pensare alla Chiesa. Maria ne è sempre “icona” (e poi c’è pure quel particolare della casa…) è lì, tra le braccia della Madre-Chiesa, nella casa che è la Chiesa che gli uomini potranno e dovranno incontrare il Signore… è lì che dovranno essere condotti per gioire di gioia grande.
Il problema è quando questa casa non è più casa di Cristo ma viene ingombrata di troppe cose che la rendono irriconoscibile, cose e che offuscano e ostacolano l’incontro; il problema è quando quelle braccia non sono più braccia materne e offrono all’uomo altre cose, magari cose che il mondo gradisce e non la sua sola, vera ricchezza: Gesù !

Su questo, credo che in questo santissimo giorno, dobbiamo molto interrogarci per trovare vie nuove e radicali di essere Chiesa di Cristo in questo mondo, per essere casa e madre, per essere custode di quell’Evangelo che solo può accendere la gioia nei cuori. E in questo tempo che si apre dinanzi a noi con le incertezze, i dubbi, le paure, i disorientamenti e la riduzione che si constata nella vita ecclesiale, quanto è necessaria una Chiesa capace di manifestare in verità la propria identità di discepola del Signore che tutto si è dato per amore del mondo! Oggi più che mai la Chiesa è chiamata a non dare nulla per scontato (a partire da se stessa!) per scommettere tutto solo, solo sull’Evangelo!

Erode ed i sapienti di Gerusalemme restano nel loro torbido mondo fatto di un sapere senza vita e di una paura che tutto raggela, la Chiesa di Cristo, casa di comunione e madre che offre la sua vera ricchezza al mondo, può accendere la gioia e la speranza e può dare la possibilità di trovare un’altra via a chi, attraverso di lei, incontra il Signore! Se noi, Chiesa di Cristo, diventiamo un torbido mondo fatto di sapere senza vita e senza amore, di sforzi tesi solo a salvare se stessa, di paure che raggelano e impediscono voli alti, gli uomini non potranno gioire di Cristo perché non avranno chi lo manifesterà loro.

Epifania significa “manifestazione”… oggi l’epifania di Dio è affidata alle nostre vite; solo se saranno vite compromesse e messe in gioco per Gesù racconteranno la luce che dona gioia e dà speranza. Oggi dobbiamo fare assieme un sogno: una vita di Chiesa vera epifania di Cristo; in tutto e per tutto, senza né addolcimenti, né compromessi.

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