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Alife. A Marcellino Angelillo, prigioniero nazista, la Medaglia d’Onore del Presidente della Repubblica Mattarella

Ieri, nel Giorno della Memoria, il Prefetto di Caserta Giuseppe Castaldo ha consegnato la medaglia alla figlia Anna. Presente il sindaco di Alife Maria Luisa Di Tommaso

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Marcellino Angelillo di Alife, premiato nel Giorno della Memoria con una Medaglia d’onore conferita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sono in tutto undici i cittadini casertani individuati tra i numerosi italiani – civili e militari – di cui si ricorda la deportazione nei campi di lavoro. A conferire gli onori, ieri, il Prefetto di Caserta Giuseppe Castaldo.

Il Signor Marcellino, classe 1916, non ha vissuto la gioia di questo momento ma per lui ha ritirato la medaglia la figlia Anna accompagnata dai familiari e dal sindaco di Alife Maria Luisa Di Tommaso.

Da sinistra il sindaco di Alife Maria Luisa Di Tommaso, il Prefetto di Caserta Giuseppe Castaldo, Anna Angelillo figlia di Marcellino e Maddalena Morelli, nipote

Era un giovane Caporal Maggiore dell’esercito, Marcellino, e come tanti fu chiamato alle armi ed inviato sull’isola di Creta, in Grecia durante la Seconda guerra mondiale: con la firma dell’Armistizio, l’8 settembre 1943 e la nuova alleanza con gli americani, l’Esercito italiano si trovò senza guide e direttive a dover affrontare la reazione degli ex alleati tedeschi. Triste la sorte che toccò ai nostri soldati che Hitler definì “Internati militari italiani” e quindi inviati nei campi di lavoro nazisti per il mantenimento dell’economia di guerra: alcuni fuggirono per allearsi con i partigiani jugoslavi e greci, ma la maggior parte venne caricata sui carri bestiame e fatta partire per i campi nordeuropei di Germania, Polonia…

Marcellino Angelillo venne deportato nel campo di Harburg e poi trasferito a Prosten. Lunghi mesi di dolore e disperazione, di fatica e di fame, con il solo sogno di tornare a casa per ritrovare la propria famiglia e un figlio che non aveva mai conosciuto. Fu liberato il 5 agosto 1945; il suo viaggio di ritorno si arrestò a Benevento: da qui fece ritorno ad Alife, con la sola forza delle gambe camminando a piedi ininterrottamente. L’incontro con il figlio di appena tre anni, pose fine al suo dolore, ma non al ricordo di quei terribili momenti che ha portato sempre con sé, fino alla fine dei suoi giorni.

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