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    Home»Primo Piano»Dall’Ucraina a Piedimonte Matese. I primi bambini accolti alla Scuola Ventriglia: “da loro grande lezione di dignità e senso del dovere”
    Primo Piano Scuola Territorio

    Dall’Ucraina a Piedimonte Matese. I primi bambini accolti alla Scuola Ventriglia: “da loro grande lezione di dignità e senso del dovere”

    Grazia Biasi12 Marzo 2022Nessun commento
    La festa di accoglienza degli amici ucraini all’Istituto Comprensivo “Ventriglia” di Piedimonte Matese

    All’Istituto comprensivo “N. Ventriglia” di Piedimonte Matese sono giunti i primi bambini ucraini in fuga dalla guerra. Poche ore di tempo per pianificare l’accoglienza e i programmi didattici adatti alle loro esigenze; il resto lo si sta costruendo in itinere grazie al lavoro congiunto della Dirigente Maddalena Di Cerbo, dei docenti, e della necessaria collaborazione di donne di nazionalità ucraina residenti nel quartiere Vallata dove ha sede l’edificio scolastico che ospita Scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di I grado. Lavoro di programmazione intenso e ininterrotto in tutte le Scuole della città e dei comuni limitrofi, dove i Dirigenti stanno predisponendo l’accoglienza in classe di bambini e ragazzi e far sì che trovino ambienti ospitali e soprattutto un luogo di formazione scolastica e umana.

    A pochi passi dalla nostra Redazione ha sede proprio la Scuola Ventriglia: un pullulare di voci vivaci per molte ore al giorno in uno dei più antichi quartieri della città dove la vita si concentra nell’agglomerato di abitazioni, stradine, piccole botteghe e servizi pubblici e dove il vociare della strada si interrompe solo in alcune ore del giorno. Un quartiere mai fermo, dove vivono da decenni molte donne di nazionalità ucraina: “Sono state loro per prime a bussare alla porta della nostra scuola per chiederci se saremmo stati disponibili ad accogliere bambini provenienti dalla guerra” racconta la Dirigente Maddalena Di Cerbo, al suo primo anno di esperienza in questo Istituto. Hanno chiesto certezze per i figli delle loro amiche, hanno offerto garanzie di collaborazione alla Scuola, hanno preparato la strada che poi di corsa hanno percorso 6 mamme con i loro figli verso Piedimonte Matese. Hanno raggiunto il Matese sapendo di trovare parenti, ma anche famiglie amiche che ai tempi della catastrofe nucleare di Chernobyl le aveva accolte bambine nei lunghi mesi di vacanza estiva in Italia.

    “Le nostre piccole scuole vivono solo marginalmente l’esperienza dell’integrazione rispetto a contesti scolastici di centri urbani maggiori in cui il fenomeno dell’immigrazione è frequente, spiega la Dirigente; per questo motivo abbiamo dovuto mettere in campo forze, competenze, ma soprattutto disponibilità e apertura. Non c’è un docente che non abbia manifestato la volontà di lavorare oltre l’orario previsto, di mettersi a disposizione delle esigenze dei nostri nuovi piccoli alunni. Altrettanta accoglienza e collaborazione è venuta dai nostri ragazzi che hanno salutato i nuovi compagni di classe con gioia… Ogni classe vorrebbe un amico ucraino da inserire nel gruppo”.

    Una possibilità quest’ultima che non tarderebbe ad arrivare: “Sappiamo bene che potrebbero esserci altre richieste; al momento ci conforta sapere che i nostri nuovi alunni sono accompagnati dalle loro mamme: questo li rende più sereni e ci consente di avere interlocutori fondamentali; ma non escludiamo la possibilità di confrontarci con situazioni più complesse come l’arrivo di orfani o bambini affidati a parenti”.

    I 6 alunni della “Ventriglia” hanno lasciato i loro papà a combattere, eppure sorridono, eppure hanno una marcia in più; si stanno velocemente integrando, reagiscono con vivacità e prontezza al gioco e alle prime delicate proposte delle loro insegnanti. “Ci ha sorpresi il loro profondo senso del dovere e della disciplina – continua la professoressa Maddalena Di Cerbo – il loro rispetto per l’Istituzione scolastica. Mentre tentiamo di offrire loro il meglio, riceviamo altrettanto insegnamento e bell’esempio. I bambini infatti non hanno esitato fin da subito a chiedere di imparare la lingua italiana, di frequentare il tempo pieno e condividere con i compagni di classe italiani l’ora del pranzo”.

    La festa di accoglienza degli amici ucraini all’Istituto Comprensivo “Ventriglia” di Piedimonte Matese

    La generosità e il bene donato conoscono sempre una strada di ritorno: in questo caso è la spinta e la volontà dei piccoli profughi a non perdersi il meglio della vita, a giocare e gioire per non perdere il tempo migliore, e forse per non guardare indietro l’immagine di quei padri in lontananza rimasti a difendere l’Ucraina. Saranno bambini cresciuti con due grandi madri: l’Ucraina dignitosa e l’Italia accogliente da cui possono solo imparare ad essere uomini e donne altrettanto valorosi.

    Cosa cambia in queste settimane per una scuola cittadina? Il vociare degli alunni nei corridoi o sulle porte delle aule si fa più intenso al passaggio degli amici ucraini; si sovrappongono i “ciao”, i saluti di mano, i sorrisi; c’è una novità nell’aria che per il momento fa dimenticare ai più piccoli le cause tristi che hanno portato tale novità nel quartiere Vallata e così in molte altre scuole italiane. Per la Dirigente è tempo di propositività e di crescita per tutti: “credo nel valore positivo che questa esperienza – breve o lunga che sia – porterà al nostro Istituto e alle tante Scuole che apriranno le loro porte. La mobilitazione di questi giorni e il lavoro di programmazione che stiamo mettendo a punto, che si affianca alla prima accoglienza vera e propria, già risentono in bene di quanto sta accadendo. Sono portata a pensare positivamente e a sperare che in termini di umanità ne usciremo tutti più ricchi e maturi; l’entusiasmo che colgo nei docenti, nel personale ATA, negli alunni mi offre i primi concreti segnali positivi. Sono convinta che l’esperienza scolastica che stiamo vivendo sarà una ricchezza – in termini di valori – le nostre famiglie di provenienza, per l’intero contesto sociale in cui viviamo”.

    Ma alla Scuola Ventriglia c’è un altro ingrediente che si aggiunge alla ricetta dell’accoglienza che intanto sta molto piacendo ai nuovi arrivati: si chiama musica, materia curriculare che fa della piccola scuola di quartiere un eccellente laboratorio di artisti favorendo l’inserimento e stimolando l’apprendimento anche in quei ragazzi con maggiori difficoltà relazionali. Musica che unisce, rafforza i legami, crea disciplina e al contempo divertimento e manifestazione di creatività: eccola un’altra strada per crescere già a disposizione del giovane popolo ucraino. Ma intanto, per naturale e consolidata tradizione di musica e canto, avranno anche loro da insegnarci qualcosa.

    accoglienza guerra integrazione pace scuola italiana Ucraina

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