Close Menu
Clarus
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Clarus
    • Homepage
    • Attualità
      • Editoriali
    • Chiesa e Diocesi
    • Territorio
    • Arte e Cultura
    • Scuola
    • Eventi
    • Rubriche
      • Occhio allo schermo
      • L’italia fuori dall’Italia
      • Matese d’acqua dolce
      • Matese tra moderno e contemporaneo
      • Tutti i sentieri portano in cima
      • Ci siamo già passati
      • Mediovolturno tra moderno e contemporaneo
      • Voci d’inverno
      • Umani nel digitale
      • Una foto una storia
    Clarus
    • La testata
    • Gerenza
    • Contatti
    • Cookie Policy
    • Disclaimer e Privacy Policy
    Home»Attualità»Guerra in Ucraina e ricadute economiche. L’impatto sarà tanto più duro quanto più a lungo durerà il conflitto
    Attualità

    Guerra in Ucraina e ricadute economiche. L’impatto sarà tanto più duro quanto più a lungo durerà il conflitto

    Redazione28 Marzo 2022Nessun commento

    Alberto Baviera – “L’economia deve ritrovare quanto prima la strada della cooperazione internazionale e di uno sviluppo sostenibile e condiviso”. Ne è convinto Sebastiano Nerozzi, professore associato di Storia del Pensiero economico all’Università Cattolica del Sacro Cuore e da un paio di mesi segretario del rinnovato Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani. Con il docente cerchiamo di capire quale potrebbe essere l’impatto dell’invasione russa sull’economia italiana provando ad individuare anche un insegnamento dalla drammatica situazione che, di riflesso, interessa anche noi.

    (Foto ANSA/Sir)

    Professore, la guerra in Ucraina ha spento l’entusiasmo del 2021 sulle speranze e le prospettive di ripartenza e ripresa?
    La crisi Ucraina ha sorpreso molti osservatori e i mercati finanziari, che non si aspettavano un conflitto di questa portata. L’impressione è stata forte, condizionando la fiducia di consumatori e investitori. C’è molta volatilità sui mercati e l’inflazione, cresciuta già nel 2021, è giunta a febbraio al 5,7% su base annua. Pochi giorni fa l’Istat ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’economia italiana, riducendole dello 0,7%, ma ha anche chiarito che ulteriori ribassi sono possibili.

    Quali sono o possono essere le conseguenze nel breve periodo del conflitto russo-ucraino per l’economia del nostro Paese? E nel medio-lungo periodo?
    Purtroppo, l’Italia, nonostante gli sforzi e le iniziative dell’ultimo biennio, è stata spiazzata dalla crisi. Siamo, infatti, appena agli inizi del percorso di transizione energetica e la nostra dipendenza dal petrolio e dal gas russo è fra le più elevate in Europa. Neppure abbiamo ancora messo a punto una rete di sicurezza sociale adeguata a proteggere le fasce più deboli della popolazione. L’impatto della crisi sarà tanto più duro quanto più a lungo durerà la guerra.

    Chi paga o rischia di pagare di più questa situazione?
    In primo luogo le famiglie più povere: l’Istat ci dice che i rincari di energia e beni alimentari stanno aumentando la povertà assoluta che tocca oggi il 7,5% delle famiglie, ovvero 5,6 milioni di persone. In secondo luogo le imprese, soprattutto quelle “energivore” e quelle ancora gravate dai debiti accesi durante la pandemia. La bolletta energetica delle imprese italiane è passata da 9 a 37 miliardi annui e aumenterà ancora se i prezzi non scenderanno. Anche i prezzi delle materie prime incidono negativamente sul costo degli input, aumentato di quasi il 15%. A gennaio la produzione industriale ha perso il 3,4% rispetto a dicembre, mentre l’occupazione ha smesso di crescere e potrebbe ridursi nei prossimi mesi.

    Nei giorni scorsi si è più volte evocata l’“economia di guerra”. Si tratta di uno scenario possibile o di necessità ormai prossima?
    Non credo che il nostro Paese si trovi o possa trovarsi a breve in un’“economia di guerra”. Durante la pandemia abbiamo imparato che abbiamo bisogno di un’“economia di cura”: cura delle persone più fragili, cura delle relazioni, cura del bene comune, cura dell’ambiente. Non dimentichiamo adesso questa lezione.

    Nel 2021 il dibattito pubblico e molta attività legislativa e di governo sono stati incentrati sul Piano nazionale di ripresa e resilienza: il Paese immaginato nel Pnrr rischia di essere superato una volta che, speriamo il prima possibile, la guerra finirà? O la realizzazione dei contenuti ha assunto un carattere di maggior urgenza?
    I tragici eventi di questi giorni ci mostrano quanto sia stata saggia e lungimirante la strategia del Pnrr. Il cammino che l’Italia ha intrapreso è essenziale per realizzare la transizione ecologica ed energetica di cui abbiamo bisogno. Certamente ci sono ancora difficoltà tecniche e amministrative che devono essere superate per trasformare le opportunità aperte dal Pnrr in investimenti adeguati. Forse la guerra ha distolto un po’ l’attenzione da questa priorità, ma non per questo l’orologio della minaccia climatica e ambientale si è fermato. E anche il Pnrr sta andando avanti.

    Alcuni temi come quelli della transizione ecologica e delle comunità energetiche affrontati anche nelle Settimane sociali di Taranto, rischiano di finire nel dimenticatoio in attesa di tempi migliori. Come ridare vigore e accelerarne l’attuazione, considerato che le questioni energetiche sono fortemente legate alle ricadute del conflitto?
    La Settimana Sociale di Taranto ha stabilito un punto di non ritorno per la coscienza ecologica dei cattolici italiani e ha gettato linee concrete di azione per i prossimi anni. L’ecologia integrale proposta dalla Laudato si’ è una prospettiva che interpella e coinvolge tutti, indipendentemente dalla loro fede. Le comunità energetiche possono essere una risposta molto concreta alla crisi che stiamo vivendo. Ciò mi spinge a dire che il cammino iniziato a Taranto continuerà e i frutti arriveranno, anche grazie all’impegno di molti giovani che nelle diocesi e nei movimenti ecclesiali si stanno mettendo in rete per innescare un cambiamento di mentalità e portare avanti progetti di conversione ecologica a favore dei territori.

    Come in una situazione così tragica com’è quella generata dal conflitto far crescere e consolidare una economia di pace alternativa all’attuale paradigma?
    Il fatto che l’iper-globalizzazione sia in crisi da qualche anno ci deve fare riflettere sui limiti di quel paradigma economico. Esso ha portato, fra le altre cose, ad una crescita insostenibile, con un forte aumento delle diseguaglianze e dello sfruttamento dell’ambiente e dei lavoratori. Tuttavia, sarebbe un tragico errore chiuderci adesso nel recinto di blocchi economici auto-organizzati, secondo una strategia di imperialismi contrapposti: l’economia deve ritrovare quanto prima la strada della cooperazione internazionale e di uno sviluppo sostenibile e condiviso. Costruire un’economia di pace significa attuare nel nostro lavoro, nelle nostre imprese, nelle nostre comunità comportamenti che ripartiscono in modo equo i benefici della crescita, includendo le persone, attivando le energie e generando le innovazioni di cui abbiamo bisogno. L’economia di pace non è un sogno lontano, ma un bene da custodire e coltivare ogni giorno.

    Fonte Agensir

    economia guerra in ucraina pnrr

    Articoli correlati

    “Il Cammino mi ha salvato”. Dalla violenza alla nuova vita, Norbert verso Santiago de Compostela fa tappa ad Alife

    14 Maggio 2026

    Un anno con Papa Leone. Venerdì 8 maggio il documentario su Tv2000

    7 Maggio 2026

    Aree interne e custodia del Creato. Se ne parla a Roma, il Matese porta la sua voce

    6 Maggio 2026

    Leone XIV: “chi vuole criticarmi per il Vangelo, lo faccia con la verità

    6 Maggio 2026
    Leave A Reply Cancel Reply

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    About Us
    About Us

    Clarus è una testata registrata presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con n.613 del 17/02/2004, con sede in via Scorciarini Coppola
    n. 234 - 81016 Piedimonte Matese.
    C.F. 82030210619
    Direttore responsabile Maria Grazia Biasi.

    Siti web diocesani
    Diocesi di Alife-Caiazzo
    Biblioteca Diocesana San Tommaso D'Aquino

    Our Picks

    Assisi, 21 febbraio 2026: esposizione delle spoglie di San Francesco

    23 Febbraio 2026

    Vaticano, 11 febbraio 2026. Madonna di Lourdes

    18 Febbraio 2026

    Milano, 6 febbraio 2026: Olimpiadi invernali Milano-Cortina

    6 Febbraio 2026
    New Comments
    • ct 999 su L’ombra delle spie: la storia vera di Greville Wynne e Oleg Penkovsky nel mirino della Guerra Fredda
    • Salvatore su Sessa Aurunca. Cittadini, Associazioni e Politica compatti sul nome del vescovo Nogaro
    • Laura Alfano su Le caramelle di Nogaro. La dolcezza di un magistero rivolto a tutti, senza distinzioni di razza, religione, pensiero politico
    • Luigi su “Dalla laurea alle stelle” la storia di Matilde Italiano, da Piedimonte Matese a Zurigo
    Facebook X (Twitter) Instagram Pinterest
    • La testata
    • Gerenza
    • Contatti
    • Cookie Policy
    • Disclaimer e Privacy Policy
    © 2026 ThemeSphere. Designed by ThemeSphere.

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

    Gestisci Consenso
    Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
    Funzionale Sempre attivo
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
    Preferenze
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
    Statistiche
    L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
    Marketing
    L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
    • Gestisci opzioni
    • Gestisci servizi
    • Gestisci {vendor_count} fornitori
    • Per saperne di più su questi scopi
    Visualizza le preferenze
    • {title}
    • {title}
    • {title}
     

    Caricamento commenti...