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Ucraina e crisi alimentare: riutilizzare il pane vecchio e meno sprechi in casa, la proposta di Lombardi, presidente Coldiretti Caserta

Aumento dei costi dell'energia e aumento dei prezzi. Nel frattempo il rischio di trovare meno merce nei supermercati. Come far fronte nelle nostre case alla crisi alimentare? La guerra in Ucraina ci porta un insegnamento: riciclare anche il cibo per un cambio di mentalità sul consumo di alimenti. La parola a Manuel Lombardi presidente Coldiretti Caserta

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Quanti hanno pensato di fare scorte di pasta e farina…? In molti, ai primi segnali della guerra in Ucraina, di fronte allo scenario che si andava delineando descritto da politici, economisti e giornalisti hanno sbirciato nelle dispense di casa per capire se pianificare o meno l’acquisto extra di alcuni beni. Per fortuna, dopo un primo rallentamento delle consegne in piccoli e grandi supermercati, il problema della reperibilità di pasta e altri derivati dei cereali non si presenta come il dramma atteso; ma la questione prezzi sì, preoccupa eccome. Coldiretti, pochi giorni fa, in occasione del Carbonara Day (giornata dedicata alla celebrazione del piatto italiano tra i più famosi) ha confermato l’aumento della pasta del 13% rispetto ad un anno fa “per effetto delle tensioni internazionali e dei rincari energetici e delle materie prime (fonte Coldiretti)”.

Ne abbiamo parlato con Manuel Lombardi, presidente Coldiretti Caserta, titolare dell’Azienda Agricola “Le Campestre” nel comune di Castel di Sasso, ormai famoso difensore e promotore della sostenibilità alimentare in un angolo di Campania che ancora può dirsi terra felix: “La sostenibilità alimentare la si conquista prima di tutto facendo memoria, viaggiando nel tempo, ricordando le nostre origini e come vivevano i nostri nonni: esattamente rileggendo il loro rapporto con il cibo, il modo di produrlo e di rispettarlo”.
In un contesto di violenza e distruzione come quello tra Russia e Ucraina con gli effetti sociali, economici e politici che investono in modo particolare l’Europa e senza segnali di pace in vista, c’è da prendere coscienza che il problema alimentare c’è e va affrontato: il costo dell’energia e il blocco dei mercati ucraini pesa e peserà sulla produzione agricola, sulla tenuta degli allevamenti e sull’industria della trasformazione in Italia: il nostro Paese infatti oltre ad importare grano per gli usi industriali e domestici che conosciamo, acquista dall’Ucraina il 13% di mais (770mila tonnellate annue) impiegato nell’allevamento. Sempre Coldiretti riferisce che giornalmente cresce il numero delle aziende agricole che denunciano la fatica di andare avanti per gestire i nuovi costi del lavoro (il caro benzina-diesel fa parte del sistema).“Non sprecare, non buttare, riciclare anche il cibo”, è la proposta semplice di Manuel Lombardi, da qualche tempo volto noto su tv e giornali nazionali per il suo impegno nella promozione di un’alimentazione fuori dagli schemi fast che la globalizzazione ci offre a buon mercato.  “Considerare la crisi che stiamo vivendo non molto diversa da quella che hanno vissuto prima di noi i nostri avi a causa di guerre, carestie, siccità che nella Storia puntualmente fanno la loro comparsa, lasciando un segno ma anche un insegnamento”, prosegue. “A tutti piace il prodotto fresco e la sua disponibilità in tempo reale…; e invece perché non riutilizzare il pane anche se ha il sapore di qualche giorno in più? Perché non scegliere di tenere in casa prodotti da poter conservare e consumare all’occorrenza?”. La dispensa di Manuel evoca ricordi di qualche decennio fa quando in famiglia si condivideva anche il tempo delle conserve, preparate grazie al lavoro di più mani che per alcuni giorni si adoperavano instancabilmente, ma che garantivano per lunghi mesi scorte, qualità e sapore.

“Tornare ad apprezzare la nostra terra senza dimenticare che la Campania è tra le regioni più fertili d’Italia e con un potenziale ancora tutto da sfruttare. Perché non tener conto che l’Alto Casertano e l’area matesina sono tra le terre più pulite con maggiore garanzia di qualità e quindi di sostenibilità? Nei nostri piccoli o grandi orti, qualunque seme deponiamo, ne viene fuori un ricco paniere di sani prodotti”. Domande, quelle del Presidente Coldiretti che anticipano un invito e una provocazione che ormai sono per lui temi di bandiera: “Se tornassimo a comprare dai nostri produttori locali, se aiutassimo l’economia territoriale, se ci impegniamo a far cresce il mercato locale potremmo attenderci anche che il prezzo che paghiamo per la genuinità del prodotto si mantenga stabile e addirittura si faccia più moderato”. In poche parole, più mercato locale, più economia territoriale, più serenità per produttori e consumatori. In poche parole “aiutarsi”.
Ma c’è di più nella proposta di Lombardi, la cui riflessione seppur tiene conto di una situazione globale, è particolarmente dedicata ai cittadini di terra felix, i residenti della Valle del Medio Volturno che un tempo riforniva gli antichi romani di qualità e quantità, e che conserva oggi le medesime potenzialità: “Chiunque ha un orto o un piccolo angolo di terreno, torni a coltivarlo recuperando il contatto con la terra, la natura, la qualità, la garanzia dei prodotti, la conserva, il piacere di mettere sulla propria tavola buon cibo tutto l’anno. Scegliere di recuperare il valore del tempo, quello dedicato alla cura di se e della propria famiglia”.

Non è la proposta di un nuovo sistema di vita, ma l’invito ad una nuova mentalità, all’impiego di buone prassi dietro cui si cela anche un altro valore: mangiare quel che serve davvero, ciò che veramente fa bene al corpo, quei cibi che nutrono e non danneggiano (quanta corsa ai ripari presso dietologi e nutrizionisti!).

Nella proposta di Lombardi anche un’attenzione alle piccole e medie aziende locali a cui la Legge offre la possibilità di consolidare la propria economia e la propria identità, “per esempio “marchiando” un prodotto che è frutto della trasformazione diretta del latte che viene dalla mungitura… e di lì far partire il commercio locale ed extraterritoriale. Un vantaggio sicuramente maggiore rispetto al mercato in cui si immette il solo latte ricevendone un magro compenso come sta avvenendo adesso”. Proposte che ai tavoli di lavoro e nei confronti con soci Coldiretti Lombardi continua a proporre come strada possibile in alternativa ad un sistema economico globale che ferisce e appiattisce storia, identità, sogni ed economia territoriale.

Fotovoltaico e bacini di raccolta delle acque: altra sfida “locale” perché vi siano sempre meno dipendenze dai mercati globali. Un sogno di troppo? Ogni tassello concorre al benessere di tutti.

Argomenti e proposte che chiamano in causa riflessioni comuni tra cittadini, associazioni di categoria e una politica più attenta e preparata alle esigenze dei cittadini-lavoratori-produttori e di quei giovani (agricoltori, ingegneri, artigiani) che sognano di poter restare.

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