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    Home»Arte e Cultura»Cinema»Bella ciao. Per la libertà: oltre la Resistenza, un canto che unisce popoli e generazioni contro le ingiustizie
    Cinema occhio allo schermo

    Bella ciao. Per la libertà: oltre la Resistenza, un canto che unisce popoli e generazioni contro le ingiustizie

    Redazione28 Aprile 2022Nessun commento

    Noemi Riccitelli – Cantata a squarciagola in concerti e adunanze, criticata, osannata, e ancora screditata, Bella ciao, la storica canzone da sempre associata alla Resistenza italiana, si è trovata a lungo nel vortice ondivago dell’opinione pubblica; tuttavia, essa non ha perso smalto e fascino e continua ad essere un fermo punto di riferimento e vessillo di sentimenti e valori umani universali.
    A ciò si aggiunge anche una recente riscoperta della celebre canzone, soprattutto da parte delle più giovani generazioni, attraverso la sua rivisitazione nella nota serie TV Netflix La casa di carta, rendendola, così, un fenomeno pop.
    Dunque, a cento anni dalla sua nascita, Rai Documentari ha dedicato al celebre brano una prima serata speciale con “Bella Ciao. Per la libertà”, in onda venerdì 22 aprile alle 21.20 su Rai 3, dopo un passaggio in sala come evento speciale l’11, il 12 e il 13 aprile.
    Il docu-film è ora disponibile anche sulla piattaforma streaming Rai Play.
    Una coproduzione Rai Documentari, Palomar Doc e Luce Cinecittà per la regia di Giulia Giapponesi, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna ed il contributo di Bper Banca; il docu-film ripercorre la genesi e la storia di Bella Ciao, diventato il canto simbolo contro l’ingiustizia e per questo considerata Patrimonio dell’Umanità nella lotta per la libertà.

    Giulia Giapponesi, regista, si è proposta di indagare l’origine di questo canto legato alla storia italiana, dedicandosi ad un accurato lavoro di ricerca che le ha permesso di scoprire aspetti inediti del percorso della canzone, che hanno aperto nuove ipotesi e scenari riguardo le radici del testo.
    Diffusasi durante la Seconda Guerra Mondiale, come inno dei partigiani, Bella ciao ha poi avuto successo in tutto il mondo negli anni ’60, grazie ai Festival della Gioventù.
    Se la melodia è rimasta invariata, spesso è stato il testo a modificarsi, adattandosi alle contingenti istanze che ogni popolo ha avuto esigenza di esprimere, considerando la dura realtà che molti cittadini sono stati costretti a fronteggiare nei Paesi di appartenenza nel corso del tempo.
    Il docu-film, infatti, intreccia immagini di archivio esclusive strettamente legate al contesto italiano, a quelle di servizi di cronaca dal mondo e le testimonianze di partigiani della Resistenza in vita e degli attivisti che, ancora oggi, nelle lotte in Cile, Turchia, Iraq e Kurdistan, hanno cantato e cantano Bella Ciao.

    La narrazione, inoltre, si presenta interessante e originale anche grazie al contributo di storici, musicisti e autori dei nuovi testi della canzone, da Vinicio Capossela a Marcello Flores D’arcais, da Moni Ovadia a Cesare Bermani, da Hazal Koyuncuer a Giacomo Scaramuzza, i quali propongono il loro punto di vista sulla storia di Bella Ciao: riflessioni ispirative e mai banali.
    Inoltre, il docu-film si sofferma anche su un filone “critico”, quello di chi contesta l’origine più propriamente partigiana della canzone, permettendo così di avere una visione complessiva del dibattito sul tema.

    Bella ciao. Per la libertà è una visione interessante ed emozionante, una fonte di conoscenza e curiosità che unisce voci di individui, i quali a prescindere dal tempo e dallo spazio, si riconoscono tutti nel sentimenti di unione, fratellanza, umanità che la canzone ha variamente espresso.
    Carlo Pestelli, uno dei protagonisti del docu-film, afferma che “quello di Bella ciao è un gomitolo, per cui andare all’origine di un gomitolo può risultare complesso”, ma, di cui è stimolante scoprire i vari, unici fili.

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