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Dante: è umanissimo il Sommo Poeta di Pupi Avati, ma la sua storia non coinvolge

Il film è tratto dal libro del regista L’alta fantasia. Il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante

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Noemi Riccitelli – Riverenza e timore, quest’ultima soprattutto per i giovani studenti, sono le sensazioni che affiorano al nome Dante. Ma anche ispirazione, meraviglia e scoperta.
Probabilmente sono gli stessi sentimenti che, tutti insieme, il regista italiano Pupi Avati ha provato al solo pensiero di accostarsi ad una brillante personalità, uno dei simboli dell’identità culturale italiana.
Infatti, ben 20 anni sono stati necessari per elaborare una storia che avesse il Sommo Poeta come protagonista, dopo lungo studio e riflessione, al termine dei quali il regista bolognese ha anche scritto un libro, L’alta fantasia. Il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante, da cui il film prende spunto.
Dante è stato presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Cannes, poi proiettato a Roma nel mese di giugno, presso l’Auditorium della Conciliazione, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
È al cinema dal 29 settembre.

Giovanni Boccaccio (Sergio Castellitto) viene incaricato dalla Compagnia di Orsanmichele di portare a suor Beatrice (Valeria d’Obici), la figlia di Dante, che vive nel Convento di Santo Stefano degli Ulivi a Ravenna, un risarcimento simbolico di 10 fiorini d’oro per l’esilio cui il padre fu condannato dalla città di Firenze.
Boccaccio, così, intraprende il viaggio verso Ravenna, che gli permette, tappa dopo tappa, di incontrare personaggi e fermarsi in luoghi che il poeta ha incrociato nel corso della sua vita, evocandone il ricordo.

Pupi Avati riscopre Dante, riscoperto a sua volta da Boccaccio.
Proprio così: il regista in questo film da lui scritto e diretto, mette insieme due delle anime letterarie d’Italia ma il suo racconto non ha a che fare con la letteratura, almeno non direttamente, bensì con la vita vera, quotidiana, dei protagonisti.
Infatti, Dante mostra allo spettatore la figura umana del poeta, l’uomo che solo in quanto tale è diventato “sommo”, assecondando le esperienze e i sentimenti più naturali: non a caso il commediografo latino Terenzio scriveva Homo sum, humani nihil a me alienum puto (“Sono un uomo e nulla di ciò che è umano mi è estraneo”).
E, così, quindi, che sul grande schermo compare un giovane Dante (Alessandro Sperduti) che segue con lo sguardo la sua amata Beatrice (Carlotta Gamba), struggendosi e desiderandola proprio come farebbe un giovane nel fiore dei suoi anni; ancora, un Dante spaventato ma pronto alla guerra, insieme all’amico Guido Cavalcanti (Romano Reggiani), compagno non solo di sonetti, ma anche di avventure goliardiche; Dante che abbraccia le sue idee e la sfida politica, fino al doloroso esilio.
Il racconto di vita coinvolge lo stesso Boccaccio, di cui emergono dettagli e coinvolgimenti familiari intimi, come la sincera pietà e dolore per la morte del padre a causa della peste e il desiderio di instaurare un rapporto con l’unica figlia rimastagli.

La scelta di narrare la veste umana del protagonista fa sì che tutto il complesso di dettagli e contesto storico sia curato minuziosamente, per rendere in modo efficace l’immedesimazione e l’insieme di abitudini, ambientazioni, oggetti utilizzati nel quotidiano medievale.
Colpiscono, inoltre, le suggestive location che si alternano tra una scena e l’altra: vicoli, chiese e borghi tra Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna.

Più di tutto, emerge la perizia di un ottimo cast, con nomi storici del panorama cinematografico italiano: il già citato Sergio Castellitto, che dà vita ad un Boccaccio fervente e appassionato seguace di Dante, lo stesso Alessandro Sperduti che interpreta il Dante giovane dallo sguardo entusiasta e vivo; Gianni Cavina, Mariano Rigillo, Alessandro Haber, Enrico Lo Verso, Leopoldo Mastelloni, Milena Vukotic, che compongono un affresco di indubbio valore artistico.
Nel cast, anche una comparsa “pop”, quella del cantautore bolognese Cesare Cremonini, nel ruolo di Lottieri da Todi, il comandante dei cavalieri di battaglia nel combattimento contro i ghibellini. Il cantante ha più volte collaborato con Pupi Avati in diversi film.
Il pubblico piedimontese che legge, inoltre, riconosce anche la comparsa del compaesano PierGiuseppe Francione, il cui sguardo è certamente di impatto.

Nel complesso, Dante di Pupi Avati è un film che riesce a rendere senz’altro la complessità, la densità e sì, anche l’oscurità (a quest’ultimo aspetto il regista contribuisce con delle scene dalle sfumature horror tipiche della sua originaria ispirazione d’autore) della storia medievale, tuttavia, la pellicola non riesce a coinvolgere pienamente nel racconto di vita del protagonista.

La narrazione in flashback, affidata in parte a Stefano De Sando come voce fuori campo, in parte al Boccaccio-Castellitto che, avido di dettagli, scopre sempre di più sulla vita del suo “maestro” mentre è in viaggio, risulta un po’ frammentata e non di facilissima comprensione per un pubblico medio, che può non conoscere in modo approfondito la biografia del poeta fiorentino e gli eventi politico-sociali ad essa annessi, menzionati più volte nel film.

Ci sono momenti e scene di vera bellezza, più di tutti, probabilmente l’incontro tra Boccaccio e suor Beatrice, in cui il poeta toscano dichiara il suo amore per la poesia, frutto dell’ispirazione e dell’esempio di Dante, “colui che conosceva il nome di tutte le stelle”.
Un film da vedere, di forte impatto visivo ma che forse poteva avere un maggiore slancio emotivo nella narrazione delle vicende del poeta.

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