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Giubileo straordinario di Santo Stefano Menicillo. La storia del Vescovo che fu dalla parte del popolo

Nato nel 935 in nella terra dei Lagni, in quello che oggi è il comune di Macerata Campania. Durante il sinodo di Capua del 1012, Stefano, aiutato dalla voce del diacono Giovanni, denunciò tutti i soprusi dei signorotti, dimostrandosi uomo libero da ogni compromesso.

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Sabato 29 ottobre, festa di Santo Stefano Menicillo, patrono della Diocesi di Alife-Caiazzo e della Città di Caiazzo, avrà inizio uno speciale giubileo in vista del Millenario della morte che si celebrerà nel 2023. Alle 18.30 è prevista la processione con il busto e le reliquie del patrono per le strade di Caiazzo; alle 19.30 il Vescovo presiederà la Messa.
Clicca qui per approfondire sulla spiritualità del vescovo santo e sul programma degli eventi.

Quella che segue è la storia del Vescovo che guidò i fedeli della antica diocesi di Caiazzo per ben 44 anni, fino alla morte avvenuta nel 1023.
Accompagniamo queste informazioni, tratte dall’Annuario diocesano 2017, con una bellissima immagine che ritrae il Patrono, conservata nella Chiesa di Santa Maria a Marciano in Piana di Monte Verna; si tratta di un affresco della Scuola del Cavallini, databile al 1334 (clicca per visualizzare l’alta risoluzione).

 Santo Stefano. La vita 
Stefano Menecillo nacque da Giovanni e Giuseberta, nel 935, nella regione dei Lagni, oggi Comune di Macerata Campania, nelle vicinanze di S. Maria Capua Vetere, sotto il papato di Giovanni XI, mentre Landolfo era principe di Capua e di Benevento. A sette anni, nel 942, entrò nella Badia di S. Salvatore Maggiore, fatta edificare dalla contessa Adalgrima. Nel 965 circa, poco tempo dopo l’ordinazione sacerdotale, alla morte dell’abate Pietro, fu eletto a sostituirlo, mentre era vescovo di Capua Giovanni, figlio di Landolfo II e fratello di Pandolfo detto Testa di ferro, il quale ottenne dal papa Giovanni XIII l’elevazione della Chiesa di Capua a sede metropolitana. Nel 979, restata vacante la diocesi di Caiazzo, per la morte del vescovo Orso, popolo e clero acclamarono Stefano loro Pastore. 
Fu consacrato il 1 novembre 979 dall’arcivescovo di Capua Gerberto, O.S.B. (978-980), assistito da Alderico, vescovo di Calatia, e Leone, vescovo di Sora. A 44 anni egli doveva portare il peso della Diocesi, in cui apparivano evidenti problemi: dalla apatia e rilassatezza del clero alla affermazione della libertà di azione della Chiesa da ogni forma di condizionamento da parte del potere politico, come dimostra la vicenda della difesa dei beni dalla Chiesa di Caiazzo contro il conte Landone, figlio di Sighenolfo, e il conte Adenolfo, i quali, in quanto nipoti di Pandolfo, che li aveva donati ai predecessori di Stefano, ne pretendevano la restituzione.
Durante il sinodo di Capua del 1012, Stefano, aiutato dalla voce del diacono Giovanni, denunciò tutti i soprusi dei signorotti, dimostrandosi uomo libero da ogni compromesso.
La forza per la sua incisiva azione pastorale, accompagnata da segni e prodigi, nasceva dalla preghiera costante di cui testimonia l’enorme ulivo, posto al di sotto della collina di S. Giovanni, nella zona detta in seguito Olivetum Sancti Stephani, all’ombra del quale si raccoglieva in orazione. Dopo una vita così intensa e 44 anni di episcopato, Stefano moriva all’età di 88 anni, il 29 ottobre 1023. Fu sepolto all’interno della Cattedrale e quando essa fu consacrata, il 22 luglio 1284, fu dedicata alla Vergine Assunta e all’antico Vescovo, che già in quella data, e forse anche prima (intorno al 1195), era considerato Santo.
Il Vescovo Vincio Maffa,  salernitano, nel 1512, si mise a cercarne il corpo, che dopo molti tentativi ritrovò il 23 maggio di quello stesso anno. Le reliquie del Santo trovarono definitiva collocazione solo il 7 febbraio 1752, quando il vescovo Costantino Vigilante le collocò in un’apposita cappella.

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