Home Attualità Pelè, in ricordo di un re

Pelè, in ricordo di un re

Un messaggio che resta, perché fusione atemporale di fisicità e di spirito, di speranza per tutti, poveri e non. Semplicemente di umanità. Ciao, O Rey, e grazie per il tempo magico che ci hai regalato

655
0
(Foto ANSA/SIR)

Marco Testi Il re è morto, lunga vita al re. O Rey per eccellenza, senza possibilità di dubbi, litigi, campanilismi. Più di un re, forse, una leggenda, che mette insieme tutto ciò che in molte lande del pianeta purtroppo è diviso: tre mondiali vinti, maggior numero di gol con la sua nazionale, povertà iniziale, calcio per strada e con palla di stracci, carisma che ha frantumato tutti i luoghi comuni razzisti, capacità di affondare con il suo genio calcistico i confini dettati dai ruoli e dagli schemi, in grado di fermare con quel carisma, anche se solo per 48 ore, la guerra civile in Nigeria nel 1967, perché tutte e due le fazioni contrapposte volevano vederlo giocare a Lagos. Tanto da essere ricordato all’Onu come promotore dell’amicizia e della fraternità, più di qualsiasi altra carica istituzionale o politica.

L’Italia fece le spese del genio calcistico del Re nella finale dei mondiali del 1970 in Messico, nonostante che a marcarlo (a quei tempi si usava una stretta, occhiuta e ruvida marcatura a uomo, soprattutto sui campioni) ci fosse uno dei più implacabili terzini della storia del nostro calcio, il leggendario, roccioso Tarcisio Burgnich. Ma come lo stesso difensore ebbe poi a confessare, per alcuni la marcatura umana non era sufficiente, perché in Pelè convivevano classe, resistenza, corsa, umiltà, sfrontatezza – e però anche rispetto dell’avversario – visione del gioco, strategia, completezza del repertorio, compresi i colpi di testa (pur non essendo alto, ma la classe non conosce centimetri), di tacco, tunnel, finte e molto, molto altro.
E non solo calcio: Edson Arantes do Nascimiento è stato Ambasciatore delle Nazioni Unite per l’Ecologia e l’Ambiente, oggetto citazionale per canzoni (TheGiornalisti e Venditti, solcalcio per fare due esempi nostrani).

Un mito che nonostante la sua scomparsa a 82 umani anni è destinato a sopravvivere nella storia dello sport – non solo del calcio – e della cultura umana, se a cultura diamo il senso di creazione di un immaginario che prima di lui non esisteva, fatto di sport, genio, eleganza, pace, sorriso e strada di collegamento tra razze, culture, tradizioni. Un messaggio che resta, perché fusione atemporale di fisicità e di spirito, di speranza per tutti, poveri e non. Semplicemente di umanità. Ciao, O Rey, e grazie per il tempo magico che ci hai regalato.

Fonte SIR

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.