Home Chiesa e Diocesi Papa Francesco, dieci anni di Pontificato: “Europa ritrova la speranza”, l’appello

Papa Francesco, dieci anni di Pontificato: “Europa ritrova la speranza”, l’appello

Jorge Mario Bergoglio, il Papa sudamericano con salde radici italiane, ha più volte indirizzato pensieri, discorsi, richiami all'Europa (geografica) e all'Ue (istituzione politica). Dai suoi interventi sembra trasparire un appello costante a svolgere un ruolo storico e "planetario" rivolto alla pace, alla democrazia, al dialogo tra i popoli

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In questi 10 anni di Pontificato non sono mancati riferimenti e appelli rivolti da Papa Francesco all’Europa o, in senso più stretto, all’Unione europea. Più volte, infatti, il Pontefice ha rimarcato i principi fondanti l’Europa comunitaria, ossia pace e democrazia, e il contributo del pensiero greco, del Cristianesimo, del Rinascimento e dell’Illuminismo nella determinazione di una “vocazione planetaria”.

(Foto SIR/Parlamento europeo)

Gianni Borsa – Sono numerosissimi i riferimenti, i discorsi, gli accenni, i richiami, gli appelli di Papa Francesco rivolti all’Europa (genericamente) o all’Unione europea (più specificamente). Nei dieci anni sulla cattedra di Pietro, Bergoglio, il pontefice sudamericano con salde radici italiane e dunque europee, ha più volte fatto riferimento alle radici del processo di integrazione, ai “padri fondatori”, ai due grandi capisaldi dell’Europa comunitaria: la pace e la democrazia. L’Europa nella sua visione – fondata sulla convergenza del pensiero greco, dell’apporto del cristianesimo, e dei successivi contributi giunti da Rinascimento e Illuminismo – è portatrice di una “vocazione planetaria”.

Nella visione multipolare di Francesco, il “vecchio continente” è infatti crocevia culturale, caratterizzato da una società plurale e multireligiosa, segnata da sistemi politici democratici che hanno prodotto nel tempo welfare e protezione dei diritti (abolendo al suo interno la pena di morte), e sviluppando sistemi economici e sociali in grado di garantire alla gran parte della popolazione sufficienti standard di vita. Fame e pandemie (Covid a parte) sono state sradicate nei Paesi Ue; la guerra è rimasta al di là dei confini comunitari (pur lambendoli più volte, come nei Balcani e ora in Ucraina). Semmai l’Europa soffre di altre “malattie”: la denatalità e l’invecchiamento; un forte e sregolato processo di secolarizzazione; la tendenziale affermazione di diritti individuali che in alcuni casi ledono il “diritto alla vita” (aborto, eutanasia). La Chiesa in Europa appare – in tale contesto – un po’ affaticata e la testimonianza dei cristiani (tra loro divisi in varie confessioni) rischia di appannarsi, di ritrarsi anziché profondere maggiore energia missionaria in questo “tempo di semina”.

Tra gli interventi di Bergoglio specificamente dedicati all’Europa (intesa come area geografico-umana, o, più precisamente, come processo di integrazione politico mediante l’Ue), spicca quello rivolto il 24 marzo 2017 ai capi di Stato e di governo dei Ventisette, in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, che costituirono la Cee. Dopo essersi soffermato sul compito storico svolto dai “padri fondatori” e sulla sull’eredità da questi consegnata ai posteri, il Papa ricordava che il tempo presente è segnato da una molteplicità di “crisi”: economica, della famiglia e dei modelli sociali consolidati, delle istituzioni, “dei migranti”: “tante crisi, che celano la paura e lo smarrimento profondo dell’uomo contemporaneo, che chiede una nuova ermeneutica per il futuro”. Ma per il Papa questo è “un tempo di sfide e di opportunità”, nel quale operare per ritrovare e ricostruire la “speranza”, pietra miliare del futuro.

In questo senso, ai leader politici Bergoglio segnalava che “l’Europa ritrova speranza quando l’uomo è il centro e il cuore delle sue istituzioni”, quando cerca la speranza “nella solidarietà, che è anche il più efficace antidoto ai moderni populismi”. “L’Europa ritrova speranza – affermava il Papa – quando non si chiude nella paura di false sicurezze”, “ritrova speranza quando investe nello sviluppo e nella pace”. In sostanza, per Papa Francesco “l’Europa ritrova speranza quando si apre al futuro. Quando si apre ai giovani, offrendo loro prospettive serie di educazione, reali possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. Quando investe nella famiglia, che è la prima e fondamentale cellula della società. Quando rispetta la coscienza e gli ideali dei suoi cittadini. Quando garantisce la possibilità di fare figli, senza la paura di non poterli mantenere. Quando difende la vita in tutta la sua sacralità”. Senza nulla togliere agli altri continenti e ai popoli dell’intero pianeta, Bergoglio sembra richiamare l’Europa (e dunque gli europei) a mantenere un ruolo centrale, consegnatole dalla storia, come protagonista mondiale, con un costante, generoso e veritiero contributo oltre i propri confini per edificare pace, sviluppo e promozione umana.

Fonte SIR

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