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Matese & Climate Change. Il mondo accademico e i protagonisti del territorio ne discutono a Castello del Matese

Si comincia il 21 giugno a Monte Muto con un'escursione in notturna; 22 e 23 appuntamento nella piazza centrale di Castello per confrontarsi sui cambiamenti climatici, l'impatto locale e le possibili buone prassi

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Count down e poi sarà Matese & Climate Change: pochi giorni ancora e poi faremo i conti da vicino con le sorti del Pianeta, le aree interne e in particolare l’Alta Campania. Perché anche quest’area incontaminata e particolarmente suggestiva dal punto di vista paesaggistico non è fuori dai danni ambientali che l’intero Pianeta sta già subendo.

Ad organizzare l’evento dal 21 al 23 giugno è la Fondazione San Bonaventura conosciuta nel Matese per alcune proposte culturali in sinergia con enti e associazioni locali; si apre venerdì con una “Notturna” all’ombra del Campanile di Monte Muto (nel comune di Piedimonte Matese); sabato e domenica, Castello del Matese e la sua centralissima piazza saranno location scelta per dibattiti, confronti, performance artistiche, laboratori, riflessioni con sguardo sul mondo e sul territorio e una serie di proposte, buone prassi, nuovi stili di vita che possono rappresentare la svolta e la speranza di un futuro sicuro da un punto di vista ambientale. Ad affiancare San Bonaventura ci saranno la Biblioteca diocesana San Tommaso d’Aquino con sede a Piedimonte Matese e il Comune di Castello del Matese che hanno concesso il loro patrocinio insieme ad altri enti quali Parco Regionale del Matese, Università degli Studi Luigi Vanvitelli, Riabitare l’Italia, ISISS Matese (scarica il programma completo).

Nella stessa kermesse anche una mostra fotografica (con premi alle opere migliori) scaturita dal contest promosso nei mesi scorsi sul tema “Testimoniare il cambiamento climatico e il suo impatto”.

“E il territorio del Parco del Matese può configurarsi come un inedito punto di osservazione per uno sguardo privilegiato su un vasto ventaglio di nodi problematici afferenti al tema e che interessano tutta l’area appenninica meridionale. Tra essi spiccano senza dubbio la perdita di biodiversità, lo scarso innevamento, la mancanza d’acqua, l’insostenibilità dell’agricoltura intensiva e delle regole della grande distribuzione”, spiegano gli organizzatori, pronti ad offrire esperienze e conoscenze: nelle diverse sessioni di lavoro ne parleranno Pierluigi Reveglia dell’Università degli Studi di Foggia, Giovanna Battipaglia docente Scienze Naturali all’Università Vanvitelli, Rosario Balestrieri della Stazione Zoologica Anton Dohrn sugli impatti climatici nascosti nell’Appennino.
La pastorizia e le attività produttive come pratiche di cura e custodia dei territori al centro della sessione che vedrà gli interventi di Rossano Pazzagli docente all’Università del Molise, Alberico Bojano autore de “La ricchezza delle pecore”, Anna Kauber, regista di “In questo mondo”, Daniela Storti dell’Istituto CREA – Riabitare l’Italia. Dibattiti in gruppi di lavoro con il contributo di Giovanni Capobianco dell’Associazione ARDEA Pierluigi Reveglia, Costantino Leuci di Slow Food Matese, Giovanna Di Tommaso dell’Istituto Agrario Piedimonte Matese; condivisioni in plenaria affidate alla voce di Gaetano Pascale dell’Associazione SEEQUS. L’ultima sessione di lavoro sarà dedicata ai cambiamenti climatici nel tempo geologico e all’influenza dell’evoluzione paesaggistica sulle pratiche agricole con Eugenio Auciello geologo del GEOGISLab – Università degli Studi del Molise e presidente di Intramontes, con Caterina Palombo | Responsabile gestione ambientale sostenibile di ETICAE – Stewardship in Action e vicepresidente di Intramontes Theodora De Pasquale, ssperta in Diritto Internazionale dell’Ambiente, Sciences PO (scarica il programma completo).

Previsto il saluto del presidente della Fondazione San Bonaventura Carlo Caccavale e nelle sessioni di lavoro l’intervento di altri soci; si aggiungono alla proposta laboratori didattici ed un’escursione letteraria. Ad accompagnare l’evento ci sarà il buon cibo, garanzia di questo presente e premessa di buon futuro per il territorio matesino, dall’esperienza di produzione e trasformazione che avvengono localmente.

Dall’archivio di Clarus, scatti dal Matese

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