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    Home»Attualità»Non chiamatela rivoluzione francese. Cosa accade dopo il voto? Goubert, ex direttore del quotidiano cattolico “La Croix”
    Attualità

    Non chiamatela rivoluzione francese. Cosa accade dopo il voto? Goubert, ex direttore del quotidiano cattolico “La Croix”

    Redazione8 Luglio 2024Nessun commento

    Effetto sorpresa domenica 7 luglio al secondo turno delle elezioni legislative francesi. Conto ogni previsione ha vinto la coalizione di sinistra e ha perso il principale partito di estrema destra, il Rassemblement National, nonostante al primo turno fosse stato di gran lunga il più votato con oltre il 30 per cento dei voti. A sorpresa anche l’affluenza alle urne che al secondo turno è stata del 66,63 per cento, la più alta dal 1997, quindi da quasi trent’anni: è aumentata di più di 20 punti rispetto alle elezioni legislative del 2022. Il risultato però di queste elezioni porta a una composizione del parlamento estremamente frammentata e a una situazione di fatto inedita per la politica francese, che potrebbe portare a uno stallo istituzionale. Nel parliamo con il giornalista Guillaume Goubert, ex direttore del quotidiano cattolico “La Croix”.

    Vittoria della sinistra sulla destra. I giornali italiani parlano di “rivoluzione francese”? E’ così?
    No, per niente. Quello che è successo ieri è che un’ampia maggioranza di elettori francesi si è rifiutata di permettere al Fronte Nazionale di diventare la maggioranza nell’Assemblea Nazionale. Il risultato del Fronte Popolare di sinistra non è stato dei migliori. In particolare, va notato che il partito di Mélenchon ha perso un seggio rispetto all’Assemblea precedente. E d’altro canto, all’interno del Fronte popolare, quelli che stanno facendo progressi sono il Partito socialista che raddoppia i suoi seggi e, in misura minore, gli ecologisti. Quindi non possiamo assolutamente parlare di rivoluzione. Il Fronte Popolare non è assolutamente in grado di prendere il potere, di imporsi finalmente al potere con una maggioranza. Mancano 100 seggi. Quindi ci troviamo in una situazione molto complicata.

    Una situazione quasi di stallo istituzione che apre ad un periodo di incertezza politica. Cosa succederà?
    Dobbiamo guardare ai due situazioni aperte. La prima è il Fronte popolare. I leader dei partiti della coalizione hanno detto che si incontreranno questa settimana per nominare un candidato premier ma non sarà un’impresa semplice. Perché Jean-Luc Mélenchon non ha rinunciato all’idea di candidarsi per Matignon. Proposta però del tutto inaccettabile per i suoi partner. L’altro lato è quello che farà Emmanuel Macron. Non è chiaro quali siano le sue intenzioni. Non sappiamo cosa accadrà nei giorni e nelle ore a venire. Sappiamo solo che martedì Macron partirà per Washington per il vertice dell’Alleanza Atlantica. Per ora non parla e prende tempo. Il suo entourage lascia trapelare che il presidente prenderà le sue decisioni quando la composizione dell’Assemblea sarà strutturata. Ci sono quindi ancora tante, tantissime incertezze.

    Lei cosa pensa?
    Occorre tenere presente che questo risultato elettorale è stato ottenuto grazie a quello che chiamiamo il “front républicain”, vale a dire persone che hanno votato per candidati che non erano i loro. Ci sono elettori di destra che hanno votato per candidati di sinistra. Ci sono elettori di sinistra che hanno votato per candidati di destra. E lo hanno fatto perché volevano evitare il Fronte Nazionale. Quindi è assolutamente necessario che il potere politico che emergerà da queste elezioni, tenga conto di questa situazione e cerchi elementi di consenso tra coloro che rifiutano gli estremismi.

    Ci sono state manifestazioni di violenza in piazza. Siete preoccupati?
    No, perché le proteste violente sono state molto limitate e per quanto ne so, nelle periferie francesi, stamattina la situazione è tranquilla. Resta il fatto che ci sono gruppi violenti e ci sono anche discorsi politici violenti.
    Il dibattito pubblico in Francia si è chiaramente inasprito. Uso un’espressione di Raphaël Glucksmann che parla di brutalizzazione del dibattito pubblico. Questa è la vera preoccupazione perché la violenza a parole può anche tradursi in violenza nei fatti.

    Quindi, per concludere, quale la responsabilità dei politici?
    Essere all’altezza di ciò che hanno fatto gli elettori.
    Vale a dire essere all’altezza degli elettori che hanno respinto gli estremi. Quindi i politici che si trovano tra gli estremi, devono trovare la capacità di discutere e concordare sui progetti prioritari di governo. Questo è qualcosa che viene fatto molto bene in molti paesi. Il problema è che in Francia abbiamo una tradizione bipolare tra destra e sinistra. Se guardiamo ai risultati di queste elezioni, emergono 3 blocchi. Bene, dovremo inventare qualcosa di nuovo, fare cose che non sono mai state fatte prima e trovare gli strumenti per farlo. Ma è assolutamente prioritario in questo momento garantire che questo paese rimanga e si rafforzi nella pace civile perché solo così potrà affrontare le questioni che lo attendono. E sono tante.

     

    Francia al voto Macron Marine Le Pen parlamento francese Rassemblement National

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