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    Home»Curiosità»Piana di Monte Verna. “Vi torno a salutare e vi bacio”, l’ultima lettera del soldato Michele Mone disperso durante la seconda guerra mondiale
    Curiosità Territorio

    Piana di Monte Verna. “Vi torno a salutare e vi bacio”, l’ultima lettera del soldato Michele Mone disperso durante la seconda guerra mondiale

    Giovanna Corsale18 Settembre 2024Nessun commento

    Giovanna Corsale – “Carissimo papà con molto piacere ti rispondo alla tua desiderata lettera. Apprendo che voi state tutti bene e così fino ai medesimi tempi, puoi essere sicuro anche di me che goda di perfetta salute e appresso come Dio vuole.” Queste le parole che fanno da incipit all’ultima lettera che Michele Mone, soldato originario di Piana di Caiazzo (oggi Piana di Monte Verna) riesce a spedire alla sua famiglia, datata il 13 agosto 1943, prima che le sue tracce si perdessero completamente in maniera ufficiale il 6 giugno del ’43 e che il giovane venisse dichiarato disperso. Michele Mone nasce il 20 febbraio 1921 ed è in forza, durante il secondo conflitto, presso la prima Batteria Divisione “Brennero” effettivo al 47° gruppo artiglieria contraerea da campo 75/46.

    Quello occorso a Michele è un destino comune a tanti altri giovani partiti per difendere la patria in guerra e mai più tornati, lontani dagli affetti più cari e messi severamente alla prova dalla paura che ogni giorno potesse essere quello fatale… Tuttavia, il sacrificio di Michele non è stato mai archiviato, ma anzi ancora oggi è la ragione che spinge il Luogotenente Cavaliere Giuseppe Monaco, suo pronipote, a portare avanti la sua ricerca per il ritrovamento del corpo di Michele – probabilmente disperso nel mare della Grecia – o anche solo per rintracciare un piccolo segnale che possa restituire il degno epilogo a questa vicenda. Giuseppe persevera nella sua missione grazie all’iniziativa del Gruppo “Linea Volturno 1943”, creato da alcuni amici di Piana di Monte Verna, cultori di storia, appassionati ricercatori di memorie e frammenti ormai conosciuti sui social attraverso la pagina Facebook. (Approfondisci qui)

    Partito per il fronte greco-albanese, il giovane Michele non può fare a meno di pensare alla sua famiglia, a mamma, papà, i fratelli, dai quali si trova così lontano, ma altrettanto vicino con il cuore, con i ricordi e attraverso le parole affidate alla scrittura cerca di percepire il calore della sua casa che mai più rivedrà. “Vi faccio presente che il giorno 6 corrente abbiamo fatto una giornata insieme con il paesano Clemente e lui sta abbastanza bene in salute e abbiamo fatto una chiacchierata insieme e siamo rimasti molto soddisfatto della nostra visita. Caro papà vi ringrazio per i pacchi che mi volete mandare anzi caro papà, io vi ringrazio molto che voi avete tutto questo cuore verso di me e anche io lo stesso, però per adesso ho tutto e non ne ho bisogno visto che alcune cose me le danno gli altri, ma per adesso mi occorre niente.”

    mone
    michele mone_lettera
    michele mone_lettere

    In una terra sconosciuta, dove il tempo sembra quasi non passare mai e stretto nella morsa dell’ignoto, a Michele non rimane che appellarsi a Dio: “E poi caro papà dovete sapere che dove sono io c’è pure la malaria e vi dico che per Grazia di Dio dove stiamo noi non c’è la malaria e stiamo molto bene. Poi caro papà al riguardo della licenza che voi avete detto al Maggiore Sergi, io vi dico che non è possibile e che noi non sappiamo qual è il nostro destino e che qui non possiamo stare…. ma noi caro papà riguardo a questo con l’aiuto di Dio tutto passerà e arriverà quel bel giorno che ci abbracceremo.

    Nonostante la tristezza per non poter trascorrere la Pasqua insieme ai suoi, Michele scrive: “Io vi auguro di fare la Santa Pasqua contento e felice come se io fossi alla vostra presenza e di non avere nessun pensiero e state tranquillo che io forse la Santa Pasqua la faccio con il paesano Clemente.” Non manca un pensiero per suo cugino “che si è rotto le gambe e spero che presto guarisce meglio di prima, e poi mi fate sapere voi qualcosa di buono.” Il profondo amore che lega Michele alla sua famiglia non viene scalfito dal terrore che la guerra porta con sé; si tratta di un sentimento solido e inarrendevole, che ha un pensiero per tutti, fino all’ultima lettera: “Io non mi prolungo e vengo con i saluti a mio fratello e sorella e baciami Maria e Giovanni e salutami gli zii che domandano di me. Vi torno a salutare e vi bacio e vi dico sono vostro figlio Michele attendo una pronta risposta e buone notizie.”

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