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    Home»Territorio»Piedimonte Matese. All’Ospedale civile una reliquia di San Giuseppe Moscati
    Territorio

    Piedimonte Matese. All’Ospedale civile una reliquia di San Giuseppe Moscati

    Redazione12 Dicembre 2024Nessun commento

    L’Ospedale Civile “Ave Gratia Plena” di Piedimonte Matese accoglie una reliquia di San Giuseppe Moscati, il santo medico, tanto caro alla sua Napoli e all’intero popolo campano, protettore dei medici, infermieri, soccorritori.
    Proveniente dalla parrocchia San Pietro Apostolo di Capua, alle 9,30 la reliquia sarà accolta dal direttore sanitario della struttura Dr. Gianfausto Iarrobino, responsabile dell’UOC di Chirurgia. Alle 10.00 nella cappella ospedaliera il cappellano don Andrea De Vico celebrerà la Messa votiva del Santo; seguirà il saluto della signora Fatima Cucciardi, presidente del gruppo “San Giuseppe Moscati” di Capua.
    Successivamente la reliquia visiterà i reparti dell’Ospedale per incontrare i malati. Sarà occasione per portare tra i letti d’ospedale un segno di speranza, un conforto e quella presenza che riempie le solitudini di quanti si trovano presso il nosocomio matesino per le precarie condizioni di salute (scarica la locandina).

     La vita, i poveri, l’apostolato di Giuseppe Moscati
    Giuseppe Moscati nato a Benevento nel 1880, figlio e nipote di magistrati, scelse una strada diversa da quella dei suoi familiari. Nel 1892, quando Giuseppe è un adolescente, suo fratello si fa molto male cadendo da cavallo e come conseguenza dell’incidente inizia a soffrire di epilessia: questo episodio lo segnerà in modo particoalre orientando la sua riflessione sul valore della vita umana. La vicinanza tra la sua abitazione all’ospedale degli Incurabili a Napoli acuisce in lui il sentimento di predilezione per un mondo che presto si troverà a servire con tutte le forze. La fede e l’incontro quotidiano con l’Eucarestia irrobustiscono la sua convinzione: il suo posto sarà accanto agli ammalati.
    Si laurea brillantemente in Medicina: a nemmeno 30 anni diventa famoso per le sue diagnosi immediate e precise, che hanno del miracoloso considerando gli scarsi mezzi dell’epoca. A chi glielo fa notare lui risponde che è merito della preghiera, perché è Dio l’artefice della vita, mentre i medici non possono che essere indegni collaboratori. È con questa consapevolezza che va al lavoro ogni giorno, sia all’Ospedale degli Incurabili dove sarà nominato primario nel 1925, sia nel suo studio privato dove sono accolti tutti e in modo particolare i poveri che accedono gratuitamente alle sue cure.  
    Si dedica anche alla ricerca medica sperimentando tecniche e farmaci come l’insulina che dal 1922 inizia a essere somministrata per la cura del diabete.  Nel 1925 gli viene affidata la direzione dell’Istituto di anatomia patologica: singolare vederlo farsi il segno della croce prima di operare su un cadavere come segno di rispetto per la creatura voluta e amata da Dio. In Giuseppe Moscati scienza e fede si incontrano e sono al “servizio” dell’uomo.
    Due episodi importanti nella vita di Giuseppe Moscati fanno meglio comprendere la grandezza della sua persona: il primo risale all’8 aprile del 1906 quando il Vesuvio inizia ad eruttare. Comprendendo la pericolosità del momento si reca a Torre del Greco, dove l’Ospedale degli Incurabili ha una piccola succursale, per mettere in salvo i malati. Quando anche l’ultimo paziente sarà al sicuro, la struttura, in effetti, crolla. IL secondo episodio risale al 1911, quando Napoli è toccata da una difficile epidemia di colera: il medico Giuseppe sarà soltanto accanto ai malati senza temere il contagio, ma anche in prima linea con le sue attività di ricerca che contribuiranno molto a contenere la malattia.
    Nei suoi pazienti, poveri o ricchi della città, Giuseppe Moscati intravede l’unico volto di Cristo sofferente, riservando così a tutti la stessa attenzione ma sollecitando, chi può, ad aiutare i fratelli bisognosi: infatti nella sala d’attesa del suo studio medico era apposta una scritta per regolare gli onorari: “Chi può metta qualcosa, chi ha bisogno prenda”. Muore il 12 aprile 1927 quando un infarto lo stronca alla giovane età di 47 anni. Sarà canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1987 al termine del sinodo dei vescovi sulla vocazione e la missione dei laici all’interno della Chiesa.

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