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    Home»Chiesa e Diocesi»All’ospedale di Piedimonte Matese, “santuario di speranza”. Il vescovo Giacomo Cirulli incontra medici e pazienti
    Chiesa e Diocesi Territorio

    All’ospedale di Piedimonte Matese, “santuario di speranza”. Il vescovo Giacomo Cirulli incontra medici e pazienti

    Grazia Biasi11 Febbraio 2025Nessun commento

    Luoghi di dolore e di consolazione; luoghi della prova e della preghiera; luoghi di nascite e rinascite. Un rincorrersi di immagini tra i “santuari della Speranza” dove la presenza di Cristo continua ad essere tangibile attraverso l’operato di chi sceglie per professione o per vocazione d’amore di essere accanto alle persone provate dalla malattia. Questa l’immagine tratteggiata dal Vescovo Giacomo Cirulli in occasione della sua visita all’Ospedale civile Ave Gratia Plena di Piedimonte Matese nel giorno in cui la Chiesa ricorda la Madonna di Lourdes e celebra la Giornata Mondiale del Malato, giunta quest’anno alla XXXIII edizione. Più volte durante l’omelia il Pastore delle Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca si è soffermato sui luoghi in cui, per la presenza di curanti che operano anche in risposta al Vangelo, diventano spazi dove la speranza si fa esperienza.

    L’appuntamento matesino si aggiunge al precedente di domenica 9 febbraio quando mons. Cirulli ha presieduto la Messa in occasione della Giornata dedicata agli ammalati su iniziativa del Settore della Pastorale sanitaria delle tre Diocesi da lui guidate in alto casertano.  In questa prima circostanza, alla presenza dei numerosi volontari ha chiesto a quanti dedicano il loro tempo alla cura dei più fragili di essere portatori di speranza, di assistere Cristo nel corpo di chi è provato dal dolore, di essere luce per chi si sente solo e desolato nella prova. Il popolo del volontariato presente all’evento domenica si è composto soprattutto dei numerosi membri dell’Unitalsi (sottosezione di Teano), di quelli della Comunità Masci 1 Teano, dell’ A.C.A.D. Sparanise, dell’Associazione Volontari Giacomo Gaglione, dell’associazione Medici Cattolici ( AMCI), e dell’associazione Umanità nuova.

    A Piedimonte Matese la riflessione del Vescovo durante la messa celebrata nella cappella ospedaliera è stata l’occasione per ricordare Lourdes santuario per eccellenza di speranza, accoglienza verso tutti, di preghiera; luogo in cui la condivisione tra ammalati e curanti diventa il balsamo che lenisce numerose ferite.  Anche a Piedimonte Matese il Vescovo si è rivolto a coloro che hanno la responsabilità della cura, il personale medico ed infermieristico, i volontari dell’AVO e del Movimento per la Vita “Santa Gianna Beretta Molla” presenti alla celebrazione eucaristica: “Attraverso di voi vediamo Gesù operare segni importanti, soprattutto quello della vicinanza verso tutti, senza distinzioni”. Poi il richiamo alla speciale vocazione di San Giuseppe Moscati, il santo medico la cui immagine trova posto in prossimità dell’altare nella piccola cappella al piano terra del nosocomio: “Ha fatto il medico, ma nel nome di Gesù il suo impegno ha assunto un valore diverso” la sua fede ha fatto sì che i pazienti percepissero attraverso la sua presenza quella di Cristo; questo chiedo anche a voi – ha aggiunto mons. Cirulli – perché il vostro essere accanto agli ammalati sia espressione della consolazione che viene da Dio”.

    Un ritorno poi sul valore del servizio pubblico sanitario. Già in altre occasioni Mons. Cirulli – medico, prima di compiere la scelta del sacerdozio – ha sottolineato l’urgenza di cure accessibili, di giuste condizioni di lavoro per medici e infermieri, di garanzia di assistenza per tutti e questa volta è tornato sul tema invitando i presenti a tenere vivo il dibattito sulla realtà sanitaria locale e nazionale in cui diminuisce il numero di personale sanitario e  le strade di accesso veloce alle prestazioni. “In Italia abbiamo un bel modello di sanità, ha affermato il Vescovo – sicuramente con qualche fragilità, ma riconosciamo che in essa operano uomini e donne di alta professionalità sacrificando tutto di se stessi”.

    È la fotografia di uno e più ospedali o ambulatori pubblici italiani; è l’esperienza dell’Ospedale Civile di Piedimonte Matese che oggi si regge sul solido pilastro della coscienza di uomini e donne che non hanno gettato la spugna, di professionisti che hanno raddoppiato i loro turni per coprire le esigenze delle corsie e del pronto soccorso; piccoli passi compiuti da giganti in camice che non si scoraggiano di raccogliere, oggi, deboli risultati che potrebbero essere il fondamento di un nuovo percorso: incoraggia il funzionamento di una struttura rimessa a nuovo, ma si teme il rischio che lo spopolamento crescente delle aree interne gravi anche sul perdurare di servizi; incoraggia l’attenzione alle esigenze che viene dalla direzione sanitaria dell’ASL Caserta ma si teme per le scelte della politica a più alti livelli; incoraggia la fiducia dell’utenza, ma si teme la fuga verso le strutture private pronte a rispondere senza troppe liste d’attesa.
    Volti di medici giovani ed entusiasti alle prese con le prime importanti esperienze professionali e personale collaudato per rispondere ai peggiori drammi: li ha incontrati tutti, il Vescovo, accompagnato dal cappellano don Andrea De Vico e dal suo vice il diacono Raffaele Fazzone; durante la visita ai reparti della struttura si è offerto all’ascolto, al dialogo, ad una stretta di mano, ad un segno di benedizione verso i bambini della Pediatria nati da poche ore e verso le persone in fin di vita nei letti della Terapia del Dolore. Il presente e il futuro, per le mani del Vescovo, hanno ricevuto l’abbraccio di Dio.

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