
Sarà visitabile fino al 6 aprile presso le sale del Museo Diocesano Diffuso “Diamare” di Sessa Aurunca la mostra “Colori Divini. La scultura lignea del Settecento in Terra di Lavoro”. Promossa dalla Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento, in collaborazione con la Diocesi e con il Comune di Sessa Aurunca accende i riflettori su un gruppo di sculture di soggetto sacro provenienti dall’Arcidiocesi di Benevento, dall’Arcidiocesi di Capua, dalla Diocesi di Isernia-Venafro, dalla Diocesi di Sessa Aurunca e dalla Diocesi di Teano-Calvi. Dieci manufatti raffiguranti soggetti sacri legati alla devozione locale, usciti dalle botteghe degli abili intagliatori attivi a Napoli tra XVII e XVIII secolo; opere in cui, dopo secoli, si identificano ancora oggi le comunità tanto per il valore storico-culturale, quanto per quello religioso.
Il busto di San Bartolomeo, proveniente dalla Collegiata di Vairano Patenora, attribuito allo scultore Giacomo Colombo, databile con ogni probabilità al secondo decennio del XVIII secolo, apre il percorso espositivo visitabile il martedì, mercoledì e giovedì dalle 15.30 alle 18.00; il venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.00.
L’evento inaugurale, lo scorso 7 marzo nella sala Pio IX del Museo diocesano di Sessa Aurunca, ha visto la presenza del Vescovo Giacomo Cirulli e del Soprintendente Mariano Nuzzo; ai loro interventi di saluto e di promozione della mostra si sono uniti quelli di don Roberto Guttoriello, Incaricato regionale per i Beni Culturali ed Edilizia Culto della Conferenza Episcopale Campana, di Antonio Maio, Direttore del MuDiSe, di Lorenzo Di Iorio, Sindaco di Sessa Aurunca, di Pierluigi Leone De Castris e Gian Giotto Borrelli, entrambi dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. Ha moderato gli interventi Mariangela Mingione, funzionario per la Comunicazione.
La prima parte della mattinata è stata dedicata alla storia conservativa e al contesto storico-artistico dei manufatti esposti attraverso la presentazione del libro “Notizie dai restauri. Nuove acquisizioni sulla scultura lignea del Settecento in Terra di Lavoro” (Edizioni Saletta dell’Uva) curato delle storiche dell’arte Paola Coniglio (Sabap di Caserta e Benevento) e Immacolata Salvatore (Sabap per il Comune di Napoli). Poi un momento musicale a cura de “I Solisti dell’Orchestra Domenico Cimarosa” prima di tagliare il nastro della mostra espositiva.
Opere e provenienza Al già citato San Bartolomeo di Vairano Patenora si affiancano il San Rocco di Capriati al Volturno, il San Marco di Teano, la Santa Margherita di Roccaromana, il San Michele Arcangelo e il San Francesco Saverio di Marcianise, il San Silvestro Papa di Calvi Risorta e il San Simeone di Camigliano, la Madonna con Bambino di Montesarchio. Ad eccezione delle due opere provenienti dal Duomo di Marcianise, le altre sono conservate in piccole chiese parrocchiali: il sottile filo rosso che le unisce è la raffinatezza del lavoro commissionato da esperta committenza e la maestria degli intagliatori nel rendere quei dettagli fisici e l’espressività dei volti che suscitassero trasporto e vicinanza nei fedeli. Il San Giuseppe con Bambino di Sessa Aurunca, anch’esso eccezionale manufatto, è invece legato per committenza e storia ad edifici di culto che hanno ospitato congreghe che come da tradizione si dotavano di simulacri raffiguranti i santi a cui erano particolarmente devoti.
