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    Home»Chiesa e Diocesi»Commento al Vangelo quinta domenica di Quaresima. Chi è senza peccato, getti per primo la pietra
    Chiesa e Diocesi

    Commento al Vangelo quinta domenica di Quaresima. Chi è senza peccato, getti per primo la pietra

    Redazione4 Aprile 2025Nessun commento

    di Padre Gianpiero Tavolaro
    Comunità Monastica di Ruviano (Clicca)

    Quinta domenica di Quaresima – Anno C
    Is 43,16-21; Sal 125; Fil 3,8-14; Gv 8,1-11

    Julius Shnorr von Carolofeld (1794-1872): “Gesù e la donna adultera” (stampa)

    Tratto dal Quarto Evangelo – ma stilisticamente più lucano che giovanneo –, il racconto dell’adultera si presenta, in realtà, come una interpolazione successiva: benché di origine molto antica (come attestano Eusebio e la Didascalia Apostolorum), esso sembra aver trovato spazio all’interno dell’evangelo solo in un secondo momento, quando ormai era stata accolta dalla Chiesa una prassi penitenziale meno rigorista di quella che aveva caratterizzato la Chiesa primitiva e che un racconto del genere sembrava contraddire, a motivo della eccessiva naturalezza di Gesù dinanzi all’adulterio. Una vicenda emblematica quella narrata in questo testo: in essa, infatti, si scontrano, come già nella cosiddetta “parabola del figlio prodigo”, un modo legalista e ipocrita di concepire Dio e le sue leggi (quello degli scribi e farisei, che è anche quello del figlio maggiore della parabola di Lc 15) e un modo invece “macrotimico” (dal “sentire in grande”), che è proprio di Gesù (e che corrisponde esattamente a quello del padre della parabola lucana).

    È sempre dietro l’angolo un fratello maggiore, pronto a insegnare al padre come trattare i suoi figli (evidentemente gli altri!), secondo la sua meschina misura: tali sono gli scribi e i farisei armati di pietre contro la donna adultera, ma, in fin dei conti, pronti a servirsi di questa povera peccatrice per colpire Gesù. La vicenda dell’adultera è, in realtà, sono un pretesto per attaccare Gesù e l’immagine di Dio di cui egli è rivelatore, perché troppo lontana dal loro sentire gretto e miope. Quegli scribi e farisei usano la donna per mettere Gesù alla prova: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». La Legge risulta netta al riguardo: «Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno esser messi a morte» (Lv 20,10). Se, dunque, Gesù userà misericordia, si metterà contro la Legge; ma se, al contrario, resterà fedele alla Legge, confermando di lapidare l’adultera, smentirà tutte le parole misericordiose dette fino a questo momento. Gesù sfugge alla trappola che gli è stata tesa, senza negare la Legge, ma sottomettendola alla solidarietà nel peccato che tutti i veri credenti in Dio dovrebbero saper riconoscere e vivere per essere nella verità: nessuno è giusto, tutti hanno bisogno di perdono, e la Legge adempie il suo vero compito non quando condanna, decretando la morte del peccatore, ma quando mostra l’evidenza del peccato dell’uomo.

    È quanto Paolo dichiara ai cristiani di Roma: «La Legge poi sopravvenne perché abbondasse la caduta; ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia» (Rm 5,20). La Legge, è vero, dichiara l’adulterio e ne commina la pena, ma Gesù sottomette tutto questo a una riflessione più generale sulla condizione dell’uomo, alla quale nessuno può dirsi estraneo: chi è senza peccato, scagli per primo la pietra! Non si tratta di guardare al peccato dell’altro per eliminare, in nome della comune condizione di peccatori, la dimensione del peccato: si tratta, piuttosto, di riconoscere il proprio peccato per scoprire che nessuno può dirsi “giusto” tanto da scagliare pietre sul peccatore, perché quelle pietre ricadrebbero inesorabilmente su colui che le scaglia. Per estirpare il peccato, non bisogna scagliarsi contro l’altro: il peccato, infatti, lo si estirpa solo e prima dal proprio cuore. Gesù mostra così la differenza radicale che c’è tra il pensiero di Dio e quello dell’uomo rispetto al peccatore (cf. Is 43,18-19).

    Mentre l’uomo vuole chiudere il futuro dinanzi al peccatore, Dio invece apre al peccatore un vero futuro: «Va’ e d’ora in poi non peccare più». E così la donna può tuffarsi nell’oceano di quello sguardo che, senza fermarsi al suo peccato, giunge a cogliere la sua bellezza e dignità e gliele restituisce. È questo ciò che la comunità dei discepoli è chiamata ad annunciare a ogni uomo, non solo a parole, ma anche mediante una prassi che manifesti quella novità di vita che, giorno dopo giorno, il suo Signore le consente di sperimentare e di poter scegliere.

    bibbia chiesa cattolica Commento al Vangelo fede Parola di Dio Quaresima Sacra Scrittura

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