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    Home»Chiesa e Diocesi»Sabato Santo: Gesù nascosto nel sepolcro. La riflessione
    Chiesa e Diocesi

    Sabato Santo: Gesù nascosto nel sepolcro. La riflessione

    Redazione19 Aprile 2025Nessun commento

    Giuseppe Lorizio – L’immaginario collettivo supportato da una falsa teologia sostiene che il Sabato Santo sia un giorno “aliturgico”, ovvero privo di preghiera ufficiale della Chiesa. Nulla di più fuorviante. Se è vero che non si celebra l’Eucaristia, resta comunque la Liturgia delle ore e, in essa, l’Ufficio delle letture, nel quale siamo chiamati a meditare il testo di un’antica omelia di autore ignoto, che in maniera suggestiva e profonda ci offre il senso di questa giornata del triduum mortis. “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi”.

    Qui siamo di fronte al Dio nascosto nel Cristo sepolto. Blaise Pascal così si esprimeva nei suoi Pensieri: “Gesù Cristo era morto, ma visto sulla croce; è morto e nascosto nel sepolcro”. “Morì e fu sepolto” confessiamo nel Simbolo, ossia ha vissuto la morte fino in fondo, la sua non è stata una morte apparente. Egli, aggiunge Pascal, “non ha avuto dove riposarsi sulla terra che nel sepolcro”, non aveva un luogo dove posare il capo e lo posa nella tomba, che scopriremo vuota al mattino della Domenica di Pasqua. Ma la sua non è una quiete inoperosa. La discesa agli inferi ci è data perché possiamo cogliere un aspetto del mistero pasquale. Qui si esprime il convincimento che l’azione salvifica della passione di Cristo non sia rivolta solo al presente e alle generazioni future, ma riguardi anche tutto il passato dell’umanità in genere e di Israele in particolare.

    Dante, nel IV canto dell’Inferno, nel quale incontra quanti abitano il limbo, riconoscendo in loro delle anime grandi, anche
    se irredente, rivolge a Virgilio la domanda cruciale: “Dimmi, maestro mio, dimmi, segnore”, comincia’ io per volere esser certo di quella fede che vince ogne errore: “uscicci mai alcuno, o per suo merto o per altrui, che poi fosse beato?”. Uscì mai qualcuno dal limbo? E il poeta risponde confermando la fede dell’Alighieri: “Io era nuovo in questo stato, quando ci vidi venire un possente, con segno di vittoria coronato. Trasseci l’ombra del primo parente, d’Abèl suo figlio e quella di Noè, di Moïsè legista e ubidente; Abraàm patrïarca e Davìd re, Israèl con lo padre e co’ suoi nati e con Rachele, per cui tanto fé, e altri molti, e feceli beati. E vo’ che sappi che, dinanzi ad essi, spiriti umani non eran salvati”. L’incontro di Gesù con Adamo è descritto in forma teologicamente profonda nell’omelia che siamo chiamati a meditare: “Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: ‘Uscite!’. A coloro che erano nelle tenebre: ‘Siate illuminati!’. A coloro che erano morti: ‘Risorgete!’. A te comando: ‘Svegliati, tu che dormi! Infatti, non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno’”.

    Icona, non reliquia come ha insegnato Papa Benedetto, strettamente connessa al mistero della sepoltura, è la Sindone: “Si può dire che la Sindone sia l’Icona di questo mistero, l’Icona del Sabato Santo. Infatti, essa è un telo sepolcrale, che ha avvolto la salma di un uomo crocifisso in tutto corrispondente a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù, il quale, crocifisso verso
    mezzogiorno, spirò verso le tre del pomeriggio […]”. Intrisa di profondo misticismo è la riflessione che ci offre il beato Antonio Rosmini circa la vita eucaristica del Cristo morto. Egli sostiene che la vita di Cristo nel sepolcro è stata una vita eucaristica, in quanto egli stesso si è nutrito del panis angelorum nel Giovedì Santo. Solo così in qualche modo si spiega il Sabato Santo: è il mistero della cena che illumina quello del sepolcro. Tra ispirazione patristica, teologia, spiritualità e devozione emergono delle riflessioni ardite e geniali, pervase da un profondo senso escatologico. In quest’orizzonte il panis viatorum riceve il suo significato più vero dall’essere in primo luogo nutrimento celeste, divino.

    Così anche la nostra sopravvivenza nella cosiddetta escatologia intermedia (ossia fra la nostra morte individuale e la resurrezione della carne) è assicurata per il tramite del pane di vita, di cui ci si è nutriti durante la propria esistenza storica. Il corpo dei beati è dunque un corpo eucaristico, o, meglio, la loro corporeità ha una profonda dimensione eucaristica. La formula patristica farmaco d’immortalità e la parola viatico non restano nell’ambito delle pure e semplici espressioni verbali e devozionistiche, ma si radicano in una concezione profondamente sacramentale e misterica della vita ultraterrena come banchetto eterno, di cui la mensa eucaristica terrena è figura. E ancora una volta il Giovedì Santo sostiene il nascondimento nella tomba.

    Fonte SIR

    Inferi morte Pasqua Resurrezione riflessione sabato santo Sepolcro

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