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    Home»Territorio»In nome di San Sisto, 40 anni di gemellaggio. Gli alifani ad Alatri per la festa del Patrono
    Territorio

    In nome di San Sisto, 40 anni di gemellaggio. Gli alifani ad Alatri per la festa del Patrono

    Redazione24 Aprile 2025Nessun commento

    Emilio Salvatore* – Nella Concattedrale di San Paolo, si è svolta ieri – come da tradizione il mercoledì in albis – la tradizionale festa del patrono San Sisto I, limitata al solo aspetto religioso per via del lutto in occasione della morte di Papa Francesco, la prima delle manifestazioni per celebrare 40 anni di amicizia e di fede, un gemellaggio ormai entrato nel cuore delle due popolazioni: la solenne concelebrazione presieduta dal vescovo di Frosinone, Veroli e Anagni-Alatri, Mons. Ambrogio Spreafico.

    Egli ha così esordito nella sua omelia:

    Sorelle e fratelli, siamo riuniti oggi, come tradizione, per celebrare la festa di San Sisto I, papa e martire. Lo facciamo oggi mentre ancora siamo addolorati per la scomparsa di papa Francesco, per cui vorremmo pregare in questa celebrazione. Saluto la delegazione proveniente da Alife, che ogni anno celebra con noi questa festa per il loro e nostro patrono. Una lunga storia unisce San Sisto, divenuto papa nel 115, a papa Francesco. È la storia della Chiesa, allora ancora indivisa, che giunge fino a noi. Non siamo i primi e, per la grazia di Dio, non saremo gli ultimi, a vivere in questa comunione di amore e unità, che il vescovo di Roma, il papa, rappresenta per la nostra Chiesa. In un mondo che accetta le divisioni come se fossero normali, in cui gli ultimi e i poveri restano sempre i più esclusi e scartati, come ci ha detto molte volte papa Francesco, la festa di oggi ci richiama anzitutto il senso e il valore dell’unità, da riscoprire e da vivere.

    Parole che forniscono la sintesi e il contesto dell’evento di ieri, ma che lasciano anche intravvedere le radici antiche e le ali future. La storia del gemellaggio è quanto mai significativa in quanto tocca l’identità culturale e religiosa di due Diocesi (Alife ed Alatri) e di due comunità civili, la cui tradizione è profondamente intessuta da sentimenti di campanilismo e di competizione.  Tutto parte con il conte di Alife, Rainulfo II della famiglia Quarrel-Drengot, che chiese ed ottenne le reliquie del Santo. Il conte, dopo che vi era stato il terremoto del 1125 (1), si impegnava in una politica di ricostruzione della città di Alife ed in essa della nuova Cattedrale. Il testo storico a cui si fa riferimento per questa vicenda è la Historia Allifana (2) dell’abate Alessandro di Telese, scritta tra il 1132 ed il 1134, su indicazione di Roberto, vescovo di Alife, in cui doveva esserci un cenno storico sul pontefice Sisto I, contenente le notizie della traslazione. Nel testo del Telesino la vicenda si chiudeva con l’arrivo delle Reliquie in Alife e la collocazione di esse nella Cripta della Cattedrale.

    Ad Alatri esisteva un’altra narrazione tradizionalmente attribuita al tardo Medioevo (3), in cui si rovesciava il finale, spiegando con un prodigio miracoloso la deviazione della mula, l’arrivo ad Alatri e il dono di un dito agli Alifani (cosa che appariva anche nelle narrazioni orali della nostra infanzia). Le due tradizioni viaggiarono poi separatamente.

    Ignazio Danti (Perugia, aprile 1536 – Alatri, 19 ottobre 1586), matematico, astronomo, cosmografo italiano, direttore dei lavori e autore dei cartoni per la realizzazione delle 40 mappe geografiche presenti nella omonima galleria oggi inserita nei Musei Vaticani, vescovo per soli tre anni della diocesi ciociara (dal 1583), rinverdì la devozione per il patrono con l’invenzione delle Reliquie di San Sisto I, avvenuta nel 1584, di cui diede notizia il 12 giugno del 1585 a Sisto V, succeduto a papa Gregorio, dopo aver ricordato l’evento con una iscrizione sull’ambone dell’altare maggiore della cattedrale di San Paolo.

    Da par suo Mons. Angelo Maria Porfirio (vescovo della diocesi di Alife dal 1703 al 1730), dopo il terremoto del 1688, interessato all’edificazione della Cappella del Patrono di fronte a quella del SS.mo Sacramento, l’8 aprile del 1716, nottetempo con testimoni scese nella cripta della Cattedrale, fece abbattere l’altare e al di sotto ritrovò le reliquie di San Sisto. Le portò alla luce, le fece analizzare da un illustre anatomista e le rinchiuse nell’urna marmorea che si trova tuttora sotto l’altare della cappella omonima, dopo averle portate in processione con grande solennità per tutta la città.

    I secoli che seguirono videro purtroppo un passaggio da narrazioni parallele a narrazioni contraddittorie e conflittuali. Ma nel corso del tempo, grazie all’opera di studiosi locali e pastori intelligenti, si cominciarono a rileggere le fonti, soprattutto quelle di parte e si iniziò a tentare di ritrovare, al di là della questione strettamente storica, le motivazioni sottostanti, soprattutto la riscoperta della fede che l’esempio di San Sisto chiedeva a tutti, alifani ed alatrini.

    Dopo contatti informali, cominciarono le visite a carattere ecclesiale, sia ad Alatri che ad Alife, in occasione dei festeggiamenti corrispondenti. Il 10 agosto 1985 su iniziativa della Comunità Parrocchiale, come documenta il libretto pubblicato per l’occasione e l’immagine in ceramica posta sulla facciata del Salone di Santa Caterina, vi fu la visita degli Alatrini, guidati dal loro vescovo, Mons. Florestano Vancini ed accolti dal nostro vescovo, Mons. Angelo Campagna di venerata memoria. Il legame tra le due comunità nel corso del tempo è stato coltivato dai sacerdoti, da Sindaci e (per l’accoglienza delle persone) anche dei Comitati dei Festeggiamenti in occasione della festa di agosto.

    Tutto ciò si è manifestato in modo evidente nella celebrazione di ieri mattina e continuerà nel corso dell’anno con occasioni di approfondimento storico, culturale e soprattutto spirituale. Ieri il parroco, don Pasquale Rubino insieme con don Emilio Salvatore, collaboratore pastorale della Cattedrale di Alife, l’Amministrazione Comunale, guidato dal sindaco Fernando De Felice, numerosi operatori pastorali e il Comitato dei Festeggiamenti di Alife hanno presenziato numerosi nella Concattedrale di San Paolo.

    Nei gesti concreti, lo svelamento della targa a cura della Confraternita di San Sisto di Alatri e la consegna di una fine ceramica a cura della Bottega Nicola Giustiniani di Elvio Sagnella, di Cerreto-San Lorenzello raffigurante gli stemmi delle due città e le due cattedrali, si è di fatto continuato nel messaggio di pace e di amore che Sisto I testimoniò con la sua azione pastorale durante il suo ministero terreno e la sua funzione di intercessore nel suo ministero celeste.

    *Vicario episcopale per la Formazione, la Cultura e la Comunicazione

    Note e bibliografia
    (1) Per la documentazione su tale fase e sulle fonti: cf C. Mastroianni, La cripta normanna della Cattedrale di Alife. Un nuovo studio storico e archeologico, Ed. Efesto, Roma 2020, 28-35.

    (2) Cf A. Gambella, La documentazione esistente sulla Historia Allifana di Alessandro di Telese in Annuario dell’Associazione Storica del Medio Volturno,1998, Edizioni ASMV, Piedimonte Matese 1999.

    (3) La fonte è stata intelligentemente messa a fuoco da E. Salvadori, «Vescovi, guerrieri, pellegrini: i culti dei santi patroni nel Frusinate e i loro reliquiari», in Tra Chiesa e Regno. Nuove ricerche sull’arte del Basso Medioevo nel Frusinate, a cura di W. Angelelli e F. Pomarici, II, Edizioni Tored, Tivoli 2021, 365-408.

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