Comincia prima dell’alba questo 27 giugno per le comunità di Alvignano e Dragoni. Così da qualche secolo. È ancora buio quando dalla chiesa di San Sebastiano di Alvignano e dall’Annunziata di Dragoni, due processioni partono con le statue del patrono, San Ferdinando d’Aragona (1030 ca-1082 ca), per raggiungere il luogo della sua originaria sepoltura, l’antica chiesa di Santa Maria di Cubulteria, dove – pur giungendo separatamente – celebrano comunitariamente la Santa Messa.
Non è un sacrificio la sveglia che anticipa ogni prevedibile o imprevedibile impegno quotidiano. Quel che conta è andare, anticipare le luci del giorno rispettando la tradizione contadina che prima della giornata di lavoro (intensa in questo periodo dell’anno) rendeva omaggio a San Ferdinando così.
Le testimonianze storiche da Alvignano, riferiscono della processione mattutina dalla chiesa di San Sebastiano (che custodisce le reliquie) alla chiesa dove queste furono rinvenute originariamente; i contadini solevano lasciare la statua del patrono nell’antica chiesa per riprenderla e riportarla in paese al termine della giornata lavorativa. Orari rispettati ancora oggi tanto che per l’intera giornata il busto del Santo è esposto alla venerazione in Santa Maria di Cubulteria; questa sera alle 20.00 sarà il Vescovo Mons. Giacomo Cirulli a presiedere la Santa Messa prima che la processione riaccompagni il simulacro nella chiesa di San Sebastiano, accompagnato dai fedeli, dalle autorità civili e militari. Per chi parte da Dragoni il cammino è più lungo e contraddistinto da un segno suggestivo che riannoda i fili della tradizione all’evento della morte di Ferdinando d’Aragona, che vescovo di Caiazzo colpito da febbre durante una visita alle locali comunità, sarebbe morto in un punto oggi identificato come il confine geografico tra Dragoni e Alvignano. In quel punto, la processione si ferma e acceso un falò prega il patrono la cui statua è incensata prima di riprendere il cammino che giunge a Santa Maria di Cubulteria. “Siamo partiti da luoghi diversi – le parole di don Alessandro Occhibove durante l’omelia – e ci siamo trovati qui per condividere un’unica devozione: il Signore ci chiede l’unità, non il gareggiare verso mete che non hanno il sapore di Vangelo”. Parole tese a rimarcare il valore della fraternità e di come sia difficile realizzarla, ma “in questo cammino – ha aggiunto – il Signore si prende cura di noi e fascia le nostre ferite”. Riferimento al Vangelo di questa festa, in cui Gesù buon pastore è posto come modello che il Vescovo Ferdinando ha saputo imitare avendo cura del suo gregge, preoccupandosi di ciascuno senza dimenticare nessuno tra i suoi figli. Comunione e condivisione, le proposte del sacerdote ai fedeli presenti, senza soffocare l’amore di Dio di cui ciascuno è portatore in quanto già riversato nei cuori di tutti. “Per intercessione di San Ferdinando – ha concluso – impariamo da Gesù ad amarci senza invidie e gelosie portando in questa società lo stile di prossimità di Dio. Perché se Dio mi ama e mi guarisce, chi sono io per fare il male se chi mi sta accanto è figlio di Dio e mio fratello?”.
Semi di pace, passi che accolgono, mani che si tendono: San Ferdinando d’Aragona scelse di fare così sul modello di Cristo e ai suoi figli è chiesto di fare altrettanto nel “tempestoso mar”, così è descritta la vita nella novena al patrono composta dall’arciprete Biagio Mugione ucciso dai tedeschi in ritirata nel 1943. In questa vita agitata i devoti di San Ferdinando implorano “fede, speranza e amore” dal Cielo ma confidano nel “pane angelico” che egli in vita spezzò nutrendo di Dio il gregge di cui ebbe cura. Con don Alessandro Occhibove hanno concelebrato i sacerdoti don Francesco Vangeli, don Davide Ortega, don Antonio Di Lorenzo; hanno partecipato i diaconi Giovanni Caprio e Raffaele Fazzone. A camminare in processione con i fedeli il sindaco di Dragoni Antonella d’Aloia e il vicesindaco di Alvignano Santino Altieri.
Al termine della Celebrazione eucaristica la comunità di Dragoni, in processione come all’andata, scortata dagli alvignanesi per qualche metro, ha fatto rientro in paese. Per entrambi i gruppi di fedeli, la giornata ha preso il suo ritmo di sempre tra lavoro o riposo.
Ma la data del 27 giugno viene celebrata anche come “memoria” nella Diocesi di Alife-Caiazzo essendo San Ferdinando il compatrono della Chiesa locale; diversamente per la città di Caiazzo di cui è patrono insieme a Santo Stefano Minicillo: pastore a cui i vescovi diocesani hanno sempre guardato come modello del pastore buono e mite, dedito al popolo, e nel suo caso alla cura delle anime e del corpo per i poteri taumaturgici attribuiti alla sua persona.
