Salvatore Capasso* – Ieri sono passato per il mio paesello di origine: Alife. Qui sono nato 68 anni fa. Oggi abito a Piedimonte, distante appena 5 chilometri.
Alife è in pianura. Tale fu anche l’ubicazione della colonia romana – quasi certamente di epoca triumvirale – quando fu fondata sul finire del I sec. a.C.
Piedimonte, invece, si trova ai piedi dei primi contrafforti del Matese. Il suo sviluppo, da piccolo villaggio a cittadina, è da imputare anche alle conseguenze del degrado del territorio alifano, a seguito dell’abbandono della civitas Alliphanorum e, soprattutto, al trasferimento della residenza del vescovo nella vicina Piedimonte, con un clima decisamente più salubre, durante l’episcopato di Mons. Giacomo Gilberto Nogueras nel 1561.
Posta all’incrocio di tre valli, Piedimonte ha poco terreno pianeggiante e una morfologia che ne ha sempre condizionato la viabilità e l’urbanistica. La sua estensione, compresa l’enclave di Capo di Campo-Bocca della Selva, è di 42 kmq, contro i 63 kmq di Alife, il comune con maggiore superficie dell’area interna “Alto Matese”.
Nella foto in alto: una cannavina alifana, tipico orto dentro l’antica cinta muraria.
Il turismo non è la scelta risolutiva
Negli anni passati, uno sviluppo più ordinato del territorio alifano-matesino avrebbe consentito certamente una migliore gestione del traffico urbano – che riduce di molto il tasso di “vivibilità” della ridente cittadina – e un recupero intelligente del centro storico, verso il rione San Giovanni, salvaguardando così il piccolo borgo e il palazzo ducale.
Oggi, finalmente, l’amministrazione guidata dal sindaco Vittorio Civitillo sta recuperando l’ordinario, ciò che non era mai stato fatto: avere cura del proprio paese, e l’ha fatto in tempi brevi.
Tracciare una strategia per il futuro prossimo venturo e soprattutto realizzarla, per arrestare il calo demografico, è cosa assai più complicata.
Affidarsi solo al turismo non è la scelta risolutiva.
Diventare la capitale della cultura dell’Alto Matese – anche scientifica – e individuare nella cultura il vero motore laterale per una crescita sostenibile e costante del tessuto sociale, tanto da invertire il trend demografico di lungo periodo, è senz’altro una strada da percorrere fino in fondo. L’amministrazione certamente l’avrà messa in conto.
Il numero degli abitanti residenti a Piedimonte, il comune più popoloso dell’area interna “Alto Matese”, alla data del 31 dicembre 2023 era pari a 10.068 (ultimo dato ISTAT disponibile). Alife, alla stessa data (i dati provengono dalla medesima fonte), contava 7.389 residenti. I cittadini stranieri rappresentano il 2,4% della popolazione residente a Piedimonte e il 3% ad Alife (fonte Istat, dati al 1^ gennaio 2024).
Sono i due comuni più popolosi dell’area. A giudicare dai numeri, per assistere a un vero e proprio declino demografico ci vorranno secoli! Non vi è da preoccuparsi nell’immediato futuro.
Alife e Piedimonte Matese, verso la parità del numero di abitanti
Ma – c’è sempre un ma – che definisce meglio i temi.
Secondo la proiezione dell’Istituto Centrale di Statistica, servizio offerto solo per i comuni con una popolazione superiore ai 5mila abitanti, i trend demografici dei due comuni avranno un andamento convergente.
Al 31 dicembre 2022, Piedimonte contava 10.176 residenti; Alife 7.391. In un anno il primo ha perso 108 abitanti, pari all’1,06%; il secondo ne ha persi 2, pari allo 0,02%.
Nel 2043, secondo l’ISTAT (previsioni comunali della popolazione, base 1/1/2023), in uno scenario mediano, Piedimonte conterà 7.428 abitanti, mentre Alife 6.963. Due parabole che tenderanno a intersecarsi, con una marcata tenuta da parte del comune di Alife.
Sono scenari di long durèe, intendiamoci, che si basano su costanti esistenti alla data dell’esercizio di previsione. Non considerano fattori fortemente esogeni come calamità, sconvolgimenti territoriali (come ad esempio un’eruzione nei Campi Flegrei, con uno spostamento forzato della popolazione), guerre, epidemie. È una proiezione, attenzione: ma perché questo divario di tenuta?
Perché Alife ha un robusto tessuto produttivo, fatto di piccoli e medi imprenditori – anche se i loro figli studiano in università fuori della regione Campania – che assicura una stabilità demografica. I figli ritornano nelle aziende dei padri, o non vanno affatto via.
L’indice di natalità al 31 dicembre 2023 è pari a 4,8 ogni mille abitanti per Piedimonte, e a 8,1 per Alife. (Fonte: Tuttitalia – elaborazione su dati ISTAT). Ad Alife nascono più bambine e bambini! Anche l’agricoltura è un elemento concorrente, sebbene in misura molto inferiore rispetto al secolo XX.
Piedimonte diversamente offre molti più servizi per gli abitanti dell’area: distretto sanitario e presidio ospedaliero, centro dell’impiego, capolinea stazione ferroviaria, stazione dei vigili del fuoco, consorzio di bonifica e una vasta offerta formativa fino al grado secondario. Ma gli studenti, completato il ciclo di istruzione – il più delle volte fuori regione – difficilmente ritornano.
Alife, oltre al patrimonio storico-archeologico, ha altre risorse: territoriali e di memoria.
Gli orti alifani erano rinomati in tutta la vallata; oggi ridotti al lumicino, potrebbero però innescare un circuito virtuoso, se solo Alife diventasse – tramite un mercato di prossimità – l’hub del Medio Volturno per i prodotti a chilometro zero: prodotti dell’orto, frutta, farina da grani antichi, olio, vino, birra, pane, pizze, biscotti, dolci. Tante piccole realtà, non in cooperativa – da queste parti non attecchisce – capaci, però, di fare rete tra loro.
E per il turismo, c’è quello di ritorno, il turismo delle radici. Decine di migliaia gli alifani emigrati all’estero, i cui discendenti vorrebbero rivedere i luoghi dei loro avi. Basterebbe invitarli! Stringere forti connessioni con le comunità degli alifani e gemellarsi con le città dove vivono. È un sano turismo,che riattiverebbe – all’interno delle mura – abitazioni chiuse, agirebbe come fattore contaminante per i giovani alifani, alimenterebbe i ricordi. Potrebbe nascere un museo della seconda guerra mondiale, che mantenga vivo il ricordo del bombardamento di Alife e del passaggio dei due eserciti: quello germanico e quello degli Alleati, in questi tempi bui e difficili.
Nelle foto in alto: antica masseria nella campagna alifana; il signor Luigino Sasso di Alife, cannavinaro ultranovantenne, produttore di cipolle alifane ed ortaggi; zona industriale di Alife.
Il coraggio di una visione lontana
Ancora per qualche anno i paesi delle aree interne godranno appieno di finanziamenti pubblici. Poi, il mercato delle armi prosciugherà il poco che sarà rimasto.
Alife ha più anni della Chiesa di Cristo. È sopravvissuta a catastrofi, terremoti, guerre e bombardamenti. Non è solo tenacia – senz’altro c’è caparbietà nei suoi abitanti – ma la forza è data dalla sua posizione geografica: baricentro della pianura alifana, che le permette di sviluppare il suo tessuto produttivo.
Piedimonte ha una comunità più eterogenea, un cospicuo patrimonio collettivo su cui far leva e una forte dinamicità. Riesce, per capacità organizzative, e per la presenza di numerose associazioni a essere un punto di riferimento dell’area. Sede di eventi, convegni, festival, mostre, Piedimonte dovrebbe imboccare decisamente la strada della cultura e della formazione, divenendo un polo di eccellenza nei percorsi post-universitari, offrendo residenze temporanee a prezzo calmierato, casomai nei due centri storici, Vallata e San Govanni.
Serve una visione che guardi un po’ più lontano dell’immediato. Che guardi al 2043.
Piedimonte riuscirà a invertire il trend, e Alife a confermare la sua stabilità demografica?
*Studioso di economia dei territori e cicloviaggiatore.
Nelle foto in bassi: veduta della parte storica di Piedimonte Matese da largo San Domenico (a sinistra le “scalelle”, a destra l’ingresso del Museo Civico; veduta dei quartieri storici cittadini.
