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    Home»Chiesa e Diocesi»Il Cammino di Santiago di Luca e Marianna, “La fede per radicarsi ha bisogno di ‘uscire’ e di incontrare”
    Chiesa e Diocesi Primo Piano

    Il Cammino di Santiago di Luca e Marianna, “La fede per radicarsi ha bisogno di ‘uscire’ e di incontrare”

    Grazia Biasi17 Luglio 20251 commento

    Quando capisci che è il momento di partire?
    Luca e Marianna (L.M.): Quando vuoi metterti in gioco nell’essenzialità, ricentrando il tuo approccio alla fede in maniera più autentica e vissuta. Si parte anche quando vuoi mettere in discussione alcune sicurezze della vita quotidiana, alcune comodità e spezzare il tram tram della vita ordinaria per fare spazio ad una visione nuova e riscoprirti nell’interiorità. La fede è partenza, ogni esperienza apre a nuove possibilità di rigenerazione spirituale ed umana.

    Luca Caiazzo e Marianna Giametta, rispettivamente 32 e 31 anni; lui insegnante di religione cattolica, lei educatrice professionale. Entrambi impegnati nella parrocchia di San Rufino a Mondragone: Luca nella formazione, catechesi ed evangelizzazione oltre ad occuparsi delle comunicazioni sociali; Marianna è direttrice del Consiglio pastorale, già animatrice del gruppo giovani con cui continua ad avere momenti di condivisione e di dialogo. Passo dopo passo dal 6 all’11 luglio hanno percorso il Cammino Inglese, prima però hanno ricevuto la benedizione nella loro parrocchia, poi hanno fatto tappa a Roma per il passaggio della Porta Santa e preso il volo che li ha portati al punto di partenza del loro Cammino lungo 118 km, percorso interamente a piedi a motivo dell’anno giubilare in corso. 

    Perché avete scelto di percorre il Cammino inglese? Esigenze logistiche o quale motivo di fondo?
    L.M. Per due motivi: la possibilità di percorrerlo in una settimana e poiché c’è meno flusso di persone e servizi più essenziali lungo il cammino.

    Qual è stata la tappa o il momento più significativo o emozionante del vostro cammino? Perché?
    L.M. Una tappa significativa è stata quella verso Bruma: abbiamo affrontato una salita quasi vorticosa, per diverse centinaia di metri… per arrivare ad Hospital de Bruma a 477 mt sul livello del mare, il punto di maggior altitudine del cammino. Lì abbiamo superato i nostri limiti fisici e mentali: abbiamo compreso che la forza di volontà è fatta di piccoli passi di perseveranza. In questa tappa abbiamo rincontrato una coppia di Venezia, che precedentemente avevamo conosciuto a Presedo, con loro abbiamo condiviso momenti di dialogo e di arricchimento reciproco. Loro in occasione del XXX anniversario di Matrimonio si sono messi in pellegrinaggio, celebrando il dono della vita coniugale. Grazie Franco e Daniela per la vostra testimonianza.

    L’incontro con altri pellegrini ed altre storie; uno zaino pieno solo di cose essenziali. Se doveste sintetizzare in tre parole il cammino, quali sceglieresti?
    L.M. In spagnolo condividere si dice compartir: cioè farsi compagni di viaggio, dividere il peso e partire insieme.
    Rigenerazione: grazie ad una nuova routine fatta di immersione nella natura, nello stare più con sé stessi e nell’imparare a trovare nuova linfa vitale per il proprio progetto di vita. In questo la fede è davvero trasversale.
    Prossimità: si instaura una forma di amicizia solidale, l’altro diventa, nel qui ed ora, il tuo prossimo.

    Passi, silenzi, preghiera, parole, paesaggi: cosa avete imparato su voi stessi lungo il percorso? Come cambia la relazione con Dio nell’esperienza del pellegrino…?
    L.M. Per noi era fondamentale dedicare un tempo opportuno per la preghiera, poi giorno per giorno abbiamo scelto il luogo, i tempi e le modalità. Ci ha guidato una serie di meditazioni scritte da don Franco Alfieri nel 2018 per alcuni pellegrini sul Cammino francese di Santiago. Questo perseverare nella preghiera ha motivato la relazione con Dio e lungo il tragitto si moltiplicavano i momenti di riflessione personale sulla Parola ascoltata e sulla meditazione offerta. Quindi una preghiera condivisa e interiorizzata personalmente. Contribuisce alla tua crescita anche l’incontro con un pellegrino, una parola condivisa per un tratto di strada con un passante, credente o no che sia, ognuno ha qualcosa di significativo da donare. E questo diventa motivo di riflessione.

    Mai da soli lungo il cammino, accompagnati dal motto ‘Cuore leggero, spirito aperto e passo fiducioso’ e soprattutto dalla preghiera grazie alle meditazioni di Don Franco Alfieri, il loro ex parroco morto a causa del Covid. Di lui hanno apposto una foto presso la Cruz do vento (Milladoiro di Pontedeume-Betanzos) nel punto in cui i pellegrini ricordano i loro cari con una pietra o una conchiglia.

    C’è stata una difficoltà inaspettata? E come l’avete superata?
    L.M. Non ci sono state particolari difficoltà, però è stato molto importante poter contare sulla comprensione e sul sostegno reciproco. Ogni tanto c’era necessità di una pausa, ci si fermava di comune accordo e contribuendo reciprocamente a fare scorta di acqua, di cibo e di ombra. Siamo stati l’uno il bastone dell’altra.

    Quale legame tra questa esperienza e il vostro impegno nella parrocchia di San Rufino? Il cammino di Santiago non è più soltanto vostro ma dei vostri amici di Mondragone e di tutte le persone che vi hanno accompagnato con il pensiero e la preghiera. Che ne pensate?
    L.M. La vita comunitaria è un cammino sinodale, ovvero come una carovana che accompagna e non deve lasciare nessuno indietro. Il Cammino ci ha fatto capire che la fede per radicarsi nella vita ha bisogno di “uscire” e di incontrare, nello stile del pellegrino, superando i confini ecclesiali e cercando un seme di bene e di verità in ogni prossimo: ognuno porta in sé una ricerca della verità che può offrire spunti positivi ad altri. La fede e l’appartenenza ecclesiale hanno bisogno di stare nella realtà sociale e culturale per divenire cammino maturo di sequela del Signore.

    Il momento più toccante è stato l’ingresso nella Piazza do Obradoiro dove sorge la Basilica Cattedrale metropolitana di San Giacomo di Compostela, il rito dell’abbraccio alla statua argentea e la Compostela ricevuta dal Capitolo cattedrale per certificare il pellegrinaggio svolto a motivo della fede.

    C’è un pensiero, una preghiera o un messaggio che adesso dedicate alla vostra comunità, ai giovani come voi?
    Marianna: La nostra società ci tende a intorpidire l’anima: impegnatevi ogni giorno per costruire la vostra personalità solida attraverso scelte piccole e grandi della quotidianità ma anche attraverso esperienze che vi possano far arrivare all’essenza di voi stessi. Non accontentatevi di vivere in maniera mediocre e superficiale. Abbiate sete di allargare gli orizzonti degli occhi e del cuore sempre di più.

    Luca: Coltivate lo stupore: ciò che mi ha riempito l’anima è stato l’infinita piccolezza e perfezione del creato: le felci cresciute tra i sassi, nei boschi… I rivoli d’acqua che partivano da torrenti lontani, la maestosità degli eucalipti che non hanno mai conosciuto tagli dolorosi, gli animali al pascolo che rivolgevano uno sguardo privo di paura e senza difesa. Un carico di amore per il creato che ha messo in discussione anche il rapporto personale con la Terra: la nostra Casa comune ha bisogno di uomini e donne che la vivano come custodi e pellegrini e non come predatori e consumatori, in questo Cammino ho pensato a lungo alla Laudato sì.

    Ai dubbiosi, a chi continua a rimandare, a chi teme la fatica, a chi stenta a credere, cosa dite al termine di questa esperienza?
    Marianna: La vita è troppo bella e piena per essere vissuta a metà! Lungo il cammino è normale vivere delle fatiche, in alcuni momenti sentirsi scoraggiati ma ripartire e trovare nuovi stimoli è la chiave per raggiungere la meta. Rimanere nella propria comfort zone ti impedisce di scoprire quanto puoi dare, quante energie e quante doti si celano in te. Una delle 3 parole che racchiudono questa esperienza abbiamo detto essere prossimità: farsi prossimo, fare il primo passo di vicinanza con chi percorre la strada insieme a te. Appena si incontra qualcuno ci si saluta “Hola, buen camino” accompagnato da un bel sorriso nonostante la fatica e lo sconforto di alcuni momenti. Con qualcuno, ci si sintonizza con il ritmo del passo per raccontarsi con semplicità e naturalezza. Ed è proprio grazie a questi incontri che ti arricchisci e avviene la scoperta e l’accoglienza del diverso: condividi fatiche e meraviglia pur partendo da spinte motivazionali differenti come il voler essere immersi nella natura, essere in sinergia con gli ambienti più incontaminati, distaccarsi dal proprio contesto per meditare e/o per rinvigorire il corpo. E si crea, così, un arricchimento e un ampliamento di orizzonti che non potrai mai avere se resti ripiegato su te stesso.

    Luca: Per edificare la pace di cui tutti abbiamo bisogno è necessario staccare le radici dal suolo “conquistato” e farsi forestieri e pellegrini, viandanti in cerca di senso e viaggiatori con una meta precisa. La verità è nell’incontro e ogni passo diventa trampolino di crescita: anche le cadute sono passi che fanno amare le proprie vulnerabilità, l’importante è sapersi rialzare e continuare a credere nel cammino. In questo gli amici sono il prolungamento della mano di Dio. Cammino è duellare con i nemici della propria anima e fare alleanza con Dio attraverso il prossimo e Egli manda.

    In sosta davanti al cippo del Cammino di Santiago
    In sosta davanti al cippo del Cammino di Santiago
    Cammino Santiago 2025 Luca e Marianna Mondragone (2)
    Il ricordo di don Franco Alfieri
    Il ricordo di don Franco Alfieri
    Cammino Santiago 2025 Luca e Marianna Mondragone (3)
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    Cammino di Santiago Luca e Marianna
    Anno Santo cammino di santiago giubileo Parrocchia San Rufino Mondragone pellegrini

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