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    Home»Chiesa e Diocesi»Commento al Vangelo domenica 20 luglio. La casa di Marta e Maria, luogo della “relazione” con Cristo
    Chiesa e Diocesi

    Commento al Vangelo domenica 20 luglio. La casa di Marta e Maria, luogo della “relazione” con Cristo

    Redazione18 Luglio 2025Nessun commento

    di Padre Gianpiero Tavolaro
    Comunità Monastica di Ruviano (Clicca)

    XVI domenica del Tempo ordinario – Anno C
    Gen 18,1-10; Sal 14; Col 1,24-28; Lc 10, 38-42

    Kathleen Petersen (1951): “Gesù con Marta e Maria”

    Il brano lucano che narra dell’accoglienza che Gesù trova nella casa di Marta e Maria è un testo ben noto alla comunità cristiana e da essa lungamente letto e meditato, anche se spesso in maniera parziale ed erronea. Il più delle volte, infatti, si è letto questo testo ravvisando in esso una contrapposizione tra vita attiva e vita contemplativa, idea già di per sé peregrina e ristretta, ma anche anacronistica per le preoccupazioni ecclesiali dell’evangelista Luca. La lettura del testo, allora, richiede che lo si liberi da idee preconcette, tentando di cogliere il suo vero cuore, a partire dalla considerazione della sua collocazione, all’inizio del grande viaggio di Gesù a Gerusalemme.

    Al capitolo precedente, l’evangelista ha narrato il rifiuto dei samaritani di ospitare Gesù (cf. 9,52-53); qui, invece, viene presentata una donna che ospita Gesù nella sua casa e, in seguito, al capitolo diciannovesimo, al termine del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, viene raccontato che un tale di nome Zaccheo ospita Gesù in casa sua (cf. 19,1-10). Ci si trova, dunque, di fronte a una grande inclusione, che ha come tema l’ospitalità, dell’accoglienza. Non si tratta però di una generica ospitalità – per quanto sia questo tema importante sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento –: si tratta invece dell’ospitare, dell’accogliere Gesù! Un’ospitalità, questa, che per essere vera richiede un atteggiamento di fondo particolarissimo: essere disposti a lasciarsi capovolgere! Gesù porta “in casa” una parola che mette sottosopra il modo di vivere, di pensare; una parola che sconvolge schemi, abitudini e ritmi, ma soprattutto una parola che capovolge il “cuore” dell’uomo stesso. I samaritani, che avevano rifiutato Gesù, non erano stati disposti a lasciarsi mettere in crisi dalla sua presenza “altra”, dalla sua presenza di “straniero”, dalla sua parola diversa che avrebbe contraddetto le loro tradizioni e credenze, che avrebbe messo in crisi le loro radicate inimicizie. Zaccheo – alla fine del grande viaggio in cui Gesù ha indurito la sua faccia verso Gerusalemme (9,51) –, accogliendo Gesù nella sua casa, muta tutto ciò che egli è stato fino a quell’ora, tutto quello in cui egli ha messo fede e per cui ha iniquamente lottato… e la salvezza entra in quella casa (cf. 19,9).

    Alla luce di ciò, bisogna riconoscere che la tensione che anima il brano di Marta e Maria non è tra il Signore da ascoltare e il prossimo da servire (qui il Signore è lo stesso ospite da accogliere e per cui “fare”): la tensione non è, dunque, tra ascolto e servizio, tra contemplazione e azione, ma tra l’ascolto e il servizio affannoso che distrae. La tensione dalla quale Luca intende mettere in guardia è quella tra l’essenziale e il secondario. È proprio su questo punto che si gioca il rimprovero di Gesù a Marta: le preoccupazioni che la rendono distratta. Marta è così affaccendata per l’ospite, da non avere più la capacità di accorgersi di Lui, di ciò che è, di ciò che fa, di ciò che dice. Ospitare Gesù, accoglierlo, significa anzitutto essere disposto a farsi stravolgere la vita e le visioni della vita. L’affaccendarsi di Marta, allora, viene biasimato da Gesù perché è così frenetico da non consentire alla donna di accorgersi della parte bella di quell’essere di Gesù in casa sua: la Parola nuova e rivelativa che è venuto a portare; la possibilità nuova e inedita che la presenza di Gesù dispiega nella e per la vita di ogni uomo. Per Gesù l’affannarsi e l’agitarsi è atteggiamento da pagani: pagano è, infatti, il modo di agire di chi ha messo Dio fuori dai propri orizzonti e pensa che tutto sia deposto nelle proprie mani.

    L’unum necessarium all’uomo, la sola cosa di cui egli ha veramente bisogno per vivere da uomo, è, invece, l’essere amato senza condizioni; è l’abbandonarsi all’amore di Dio e Dio lo si vede e lo si ascolta stando ai piedi di Gesù, che è quello che fa Maria. Maria non parla: ella, semplicemente, ascolta, facendo risuonare in sé la parola di Gesù! Solo il silenzio può concepire la Parola! E Gesù dice che Maria «ha scelto la parte buona» e non le deve essere tolta. Per la Scrittura, la “parte” è l’eredità: ciò significa che Maria ha scelto la vera terra promessa, che è il Signore stesso, riposo dell’uomo e Parola che salva. Nessuno deve togliere a Maria questa eredità: nessun attivismo, nessun “fare” sconsiderato, nessuna preoccupazione. L’essenziale non può essere perduto in ragione del secondario! Ospitare non significa “dare cose”, ma entrare in relazione! Tanto più con Cristo.

    bibbia chiesa cattolica Commento al Vangelo Domenica fede Marta e Maria Parola di Dio Sacra Scrittura Samaritani

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