Ancora una “missione compiuta” per l’Associazione Linea Volturno 1943 che a Piana di Monte Verna e nei territori limitrofi recupera cimeli appartenuti ai soldati americani transitati sul territorio dopo lo sbarco del 1943 a supporto dell’Italia contro le truppe tedesche. Le ragioni? Contribuire a completare pagine di Storia e di storie personali restituendo agli eredi dei soldati della Seconda Guerra Mondiale un frammento di vita, tante volte l’unico, che rimane di un genitore o di un nonno. Dietro un gesto, anche la scelta di un segno di gratitudine, dall’Associazione di Piana, nei confronti di quei giovani, che anche inconsapevolmente, si adoperarono e morirono per la libertà dell’Italia.
Ancora una piastrina consegnata ai familiari di un soldato, esattamente il paracadutista Philip Case nato a Menphis nel 1925; il tutto grazie ad una consolidata rete di contatti “esperti”, capaci di mettere insieme i pezzi di puzzle attraverso documenti e contatti tra l’Italia e gli USA.
Conoscendo l’impegno e l’attività dell’Associazione pianese, la signora Angela Bianca Ragozzino di Bellona (comune e pochi km da Piana di Monte Verna) dopo aver ritrovato in un terreno di sua proprietà un “American dog-tag” (le piastrine che i soldati portavano al collo per essere identificati) ha deciso di consegnarlo ai suoi membri. “Case, Philip R.” si legge sulla piastrina, il resto è affidato alle competenze del gruppo romano “Italian Dog Tag Return Project ” con cui l’Associazione Linea Volturno 1943 è stabilmente in contatto per il contatto con i parenti dei soldati americani.
Dopo qualche settimana, ecco rintracciato il figlio del soldato Case residente a Olive Branch nel Mississippi, al quale l’Associazione di Piana di Monte Verna invia un quadretto contenente il dog-tag del padre ai tempi della Seconda Guerra mondiale. Per conoscere la storia militare di Philip Case, si fa riferimenti ad uno dei ricercatori uniti al gruppo di Linea Volturno 1943, l’americano Josh Oswald in grado di recuperare la dovuta documentazione, e Lugi Settimi esperto di mappe e spostamenti dei Reggimenti; alla ricerca si unisce il francese Loic Jankowiak autore tra l’altro di un libro sul reggimento di cui faceva parte Philip Case.
I pezzi del puzzle alla fine riveleranno che Philip Case era un Paracadutista americano “Massiccio e incazzato”, pluridecorato nel periodo di guerra con 5 medaglie più una “Presidential unit citation”. Nato a Memphis città del Tennessee il 27 giugno 1925 si era arruolato nel “517th Parachute Infantry regiment combat team” di stanza a “Camp toccoa” in Georgia.
Per lui la guerra per inizia il 31 maggio del 1944 quando sbarca a Napoli per poi raggiungere Anzio e combattere a Civitavecchia e successivamente a Grosseto.
Nell’agosto del 1944 partecipa all’operazione “Dragoon” (aviolancio nel sud della Francia) con una operazione militare che vede impegnati oltre 200 aerei militari per alleggerire la pressione tedesca dal fronte in Normandia, le cui operazioni avevano avuto inizio con lo sbarco del 6 giugno 1944.
I documenti militari attestano che Philip Case combatte e risale da sud a nord la Francia. A metà dicembre del ‘44 si trova infatti con il suo reggimento nel nord del Paese; nello stesso periodo, Hitler ormai nella piena consapevolezza di una disfatta lancia la battaglia delle Ardenne a cui prendono parte Philip Case con il suo reggimento. Qui viene ferito tanto da guadagnarsi la “Purple medal” assegnata ai feriti di guerra; premiato anche il suo reggimento con un Riconoscimento per atti di eroismo eccezionali. Philip Case rientrerà negli Stati Uniti dove sposera Bonnie con cui avrà tre figli. Muore nel giugno del 2002 a 77 anni.
Il figlio del soldato Case mostra le medaglie conferite al padre e il quadro con la piastrina giunta dall’Italia

