Un Consiglio comunale aperto per convergere su un unico documento destinato ai vertici di Governo nazionale e regionale e far valere la voce del territorio che chiede la riapertura del Punto Nascita all’Ospedale Civile “Ave Gratia Plena” di Piedimonte Matese dopo la chiusura del 1 luglio in applicazione della Legge che fissa a 500 la soglia minima di parti annui necessari a garantire la qualità del reparto. Si è tenuto venerdì 1 agosto nella Sala Consiliare a Piedimonte Matese su iniziativa dei gruppi di minoranza Progetto Piedimonte e Piedimonte Futura. Presente al dibattito anche la minoranza di Fratelli d’Italia.
In Aula pochi cittadini (“per l’abitudine a non informarsi sulle adunanze civiche?” è stata la domanda che interpella il senso di partecipazione dei piedimontesi, ma visto il tema, di tutti i cittadini dell’area…); la gran parte dei presenti medici, infermieri, ostetriche del nosocomio matesino. Fiducioso nella risoluzione del caso il sindaco Vittorio Civitillo asserendo che “sussistono le condizioni tecniche, non politiche” per la riapertura del Punto Nascita, confidando in una risoluzione che guardi alle necessità dell’area interna Alto Matese.
In apertura esposte da Costantino Leuci, capogruppo di Progetto Piedimonte, le ragioni della convocazione a seguito delle due manifestazioni popolari organizzate dal Gruppo di Azione Piedimonte è Viva, prima significativa denuncia del disagio arrecato alle famiglie, alle partorienti e ai bambini per la sottrazione di un servizio fondamentale. Sottolineata dal capogruppo l’urgenza del coinvolgimento di sindaci e cittadini dell’intero comprensorio per la spinta che il Comune di Piedimonte, centro maggiore dell’area, sarebbe in grado di conferire alla riflessione collettiva ma anche ad altre protese se necessarie. Cita il “momento storico che stiamo vivendo”, ossia il riconoscimento dell’Area Interna Alto Matese e quindi il flusso di benefici economici (e sociali) che ne deriveranno per la crescita del territorio, ora in contraddizione con i tagli sanitari a cui si assiste e il contraddittorio manifestato dal Governo Meloni che immagina la morte irreversibile di alcuni piccoli centri. Ha chiesto compattezza, al di là dell’essere minoranza o maggioranza, al di là dei colori politici di appartenenza, ma manifestare l’unica voce che chiede il legittimo diritto alla salute in un’area geograficamente sacrificata anche dal punto di vista della viabilità verso i centri maggiori. L’intervento di Gianfrancesco D’Andrea, capogruppo di Piedimonte Futura, e firmatario con Leuci della richiesta del Consiglio comunale aperto, oltre a sostenere le ragioni già citate, da cronista storico dei territori ha denunciato il verificarsi “per l’ennesima volta come area interna, questo mortificante scenario di una scadenza elettorale topica (le Regionali, ndr)“ che vede nell’arena politica il tema del punto nascite come alla precedente tornata elettorale ci si dibatteva per il passaggio dell’Ospedale di Piedimonte da PSA a DEA di I Livello, ad oggi senza continuità nè soluzioni. Tra le denunce di D’Andrea quella di aver chiuso il Punto nascita senza moderarne i tempi, senza l’opportuno preavviso per quelle mamme che nel nosocomio matesino hanno intrapreso un percorso di cure e di assistenza sulla base della fiducia con il personale medico del reparto di Ginecologia ed Ostetricia. L’intervento di Andrea Boggia per Fratelli d’Italia racchiude il severo monito ad una condizione “scellerata”, frutto della gestione politica sulla sanità locale, fino a chiamare in causa le scelte severamente giudicate del Governo regionale guidato da Vincenzo De Luca.
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Un incontro a più voci in cui non è mancato l’intervento di cittadini già impegnati nella battaglia, dei medici e degli infermieri nella difesa di un servizio e attestazione del loro impegno per garantire la qualità e la certezza dei servizi sanitari; citata lìaffollatissima manifestazione popolare di Sessa Aurunca promossa dal Comitato San Rocco Bene comune e l’impegno del Vescovo Giacomo Cirulli che ha scelto di stare dalla parte della gente, in ascolto e a sostegno della richiesta legittima di diritto alla salute, e che il Presule tutt’oggi conferma rispetto a prossimi eventuali mobilitazioni che vengano dal basso.

A Piedimonte Matese non si nasce più, ma se accade in emergenza, i neonati non possono essere registrati perchè i sistemi telematici entrerebbero in conflitto con l’evidenza del Piano di Rientro della Regione Campania (che tra i suoi prerequisiti prevede appunto la chiusura del Punto nascita); a quel punto scatta la procedura di trasferimento in altra struttura e di allontanamento del neonato dalla madre. Questo al netto di un reparto che oggi conta tre ginecologi in servizio, pochi, se si pensa ai circa 160 parti registrati nell’ultimo anno; numeri che tuttavia testimoniano l’iperattività di ciascuno di essi rispetto a tanti colleghi della provincia di Caserta, in ospedali o cliniche, dove l’elevato numero di nascite corrisponde ad un elevatissimo numero di professionisti al lavoro. Una nota provocatoria nel complesso quadro della normativa in vigore che fissa la soglia minima di nascite a 500 per garantire il livello qualitativo del reparto, come diretta conseguenza della maggiore esperienza e “pratica” dei suoi ginecologi: in poche parole un ginecologo in servizio a Piedimonte fa ben più esperienza di un collega in altra struttura, quindi maggiore dimestichezza con la vita che nasce. Argomento delicato quanto parziale per poterne fare oggetto di veloce cronaca, ma esplicativo di come il tema “sanità” nei piccoli centri porti con sè ben altre misure rispetto a quelle numeriche e di calcolo dei Governi centrale e regionale che si rimpallano la responsabilità della chiusura di cui parliamo.
Da De Luca a Civitillo, le soluzioni che non mancherebbero
La promessa del Presidente della Campania Vincenzo De Luca è sul tavolo e aspetta la data del 4 agosto, quando incontrerà il Governo per sancire lo sperato Rientro del Piano economico sanitario regionale. Due le soluzioni secondo De Luca: riaprire il Punto Nascita qualora il Governo Meloni approvi il Piano; riaprire ugualmente il Punto Nascita se la Campania non superando l’esame del Governo perde il prerequisito al Piano di Rientro quale è la chiusura del Punto nascita. Ne ha fatto sintesi il Sindaco Civitillo che tuttavia resta fiducioso a metà, come palesato nell’intervento a fine Consiglio, spiegando ogni azione in campo condotta dall’Amministrazione da lui guidata. La sua fiducia si aggrappa al fatto che ad oggi De Luca non ha mosso nulla dei reparti di Ostetricia e Ginecologia, consentendo al personale sanitario di continuare a svolgere in loco il lavoro. La terza possibilità, qualora tutto resti fermo, viene fuori direttamente dall’ufficio del Primo cittadino: “Facciamo ricorso al TAR” appellandosi al riconoscimento di Area interna e al fatto che la Delibera di Giunta regionale che ha sancito la chiusura dei Punti nascita di Piedimonte, Sessa Aurunca e Sapri non ha alcuna efficacia perché non passata dal Consiglio regionale.
Non interessano i numeri al sindaco Civitillo perché le condizioni tecniche sono in favore dell’Ospedale di Piedimonte Matese; da parte sua la consapevolezza delle azioni mal condotte dalla politica locale in passato quando dal 2018 si rendeva necessaria l’opportuna documentazione a testimonianza dei disagi orografici del territorio impossibilitato a collegamenti veloci e comodi con altre strutture sanitarie regionali: quella premessa, quel lavoro d’ufficio “che toccava alla politica” è venuto meno trasformandosi, oggi, in un più complesso problema.
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