“Ci hai voluti qui Signore”. Federica, incredula e grata, solo arrivando a Tor Vergata e cercando di capire in quale settore sarà ospitata insieme al suo gruppo, ha scoperto che il posto assegnato al gruppo di cui fa parte non è distante dal grande palco da cui Papa Leone guiderà la Veglia di Preghiera e presiederà la Messa.
È il Giubileo dei Giovani: protagonista del racconto di 24 ore di grazia è Federica Petti di Caiazzo che insieme ad altri giovani della parrocchia Maria SS. Assunta si è unita alla Pastorale giovanile dei Missionari del Preziosissimo Sangue per vivere il grande evento. Nei giorni che precedono l’evento nella spianata di Tor Vergata, il gruppo di cui fanno parte – 95 ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia – è ospite della Casa dei Missionari ad Albano per due giornate di formazione e spiritualità; hanno raggiunto la Capitale per il passaggio della Porta Santa di San Giovanni in Laterano e per la liturgia penitenziale al Circo Massimo, prima grande immersione nel giovane popolo giunto da ogni parte del mondo.
Sabato 2 agosto arrivano di buon mattino alla spianata di Tor Vergata, “il sole brucia ma un venticello leggero ci cura per l’intera giornata facendoci sentire meno il caldo” spiega Federica. Il lungo pomeriggio trascorre tra musica, testimonianze, festa; la festa che cresce all’arrivo di Papa Leone e al suo passaggio in jeep tra i settori: “non pensavamo di trovarcelo così vicino”. “Mentre il sole tramonta, don Valerio – uno dei sacerdoti che guida il nostro gruppo – ci invita a raccoglierci in silenzio per lasciare posto solo alla preghiera, alla voce del Signore…”.
“Ci siamo”, continua Federica. “Il coro della Diocesi di Roma guidato dal Maestro Frisina ci introduce al clima giusto della Veglia; l’invocazione allo Spirito Santo prima della preghiera orante e poi il canto Anima Christi e l’arrivo del SS. Sacramento. Papa Leone si inginocchia, il canto sfuma ed ecco il silenzio. Un milione di noi immobili davanti al Signore Risorto e le lacrime mi solcano il viso: ‘Signore eccomi; Signore siamo qui’”.
Federica sceglie di condividere un momento intimo, forte; nel silenzio riverberano le parole che più di altre toccano il suo cuore: “Mi specchio nei versi del Salmo 39: Quanti prodigi che hai fatto Signore Dio mio, quali in nostro favore. Nessuno a te si può paragonare, se li voglio annunziare e proclamare, sono troppi per essere contati”.
L’esperienza della preghiera di questa giovane si trasforma nella riflessione che parla di vita e unisce fragilità e speranza, consapevolezza della propria storia personale e la gioia di sentirsi figli amati investiti della missione dell’annuncio: “In questi momenti si comprende ancora di più quanto sia grande l’amore di Dio per noi e quanto, soprattutto noi giovani, ai suoi occhi siamo perfetti e non ci sentiamo inadeguati come ci porta ad essere la società in cui viviamo. Siamo suoi figli, siamo parte di una Chiesa che cammina con Cristo e per Cristo”. “Durante il Giubileo, attraversare la Porta Santa, ci ricorda che varcare quella soglia è venire accolti semplicemente da un abbraccio, quello del Padre”.
La veglia – ormai si è fatto buio – si conclude con il Magnificat “per affidarci alla Madre e ricordarci che è lei a sostenere il cammino della Chiesa”.
A mezzanotte scatta l’ora del sacco a pelo; la stanchezza è tanta da conciliare il sonno anche in condizioni poco comode come queste, ma alle 2.30 arriva la pioggia a cambiare i piani di riposo. Segue la concitazione collettiva, ci si arrangia con ombrelli (quelli portati per il sole), teli e soprattutto ci si affida alla preghiera…esaudita. “Dopo poco ci compare sulla testa un cielo stellato e ci veglierà fino all’aurora…”.
“Siamo lavati e sistemati già all’alba ma a quanto pare Papa Leone si è levato prima di noi stamattina”. Sono pronti ad un nuovo giorno, ad accogliere nuovamente il messaggio che il Giubileo dei Giovani ha preparato per loro. “La sua jeep inizia il giro tra i settori molto presto e la festa torna a contaminare tutta la spianata. E anche noi che ancora una volta possiamo quasi guardarlo negli occhi al grido ‘questa è la gioventù del Papa’”.
Sono i momenti più intimi ed esclusivi del Giubileo, quelli che solo i presenti partecipano; tv e web ancora non sono sincronizzati con il grande evento. Ci vorrà qualche minuto perché anche il mondo di fuori entri in questa straordinaria festa, la più solenne dell’Anno Santo.
“Pochi minuti prima dell’inizio della Santa Messa nel cielo appare un pezzo di arcobaleno, sarà Papa Francesco che ci sorride da lassú. Dopo la Celebrazione eucaristica il Papa – con gran sorpresa di tutti – è tornato a salutarci, poi zaino in spalla e direzione casa”.
Il palco di Tor Vergata è dietro le spalle, ma davanti ci sono la strada, la vita, il cammino nelle comunità di appartenenza, il bagaglio di speranza e di impegni che Papa Leone ha poggiato sulle spalle del milione di giovani del Giubileo. “Come la GMG di Lisbona – conclude Federica – anche questo Giubileo mi ha lasciato tanto; sono esperienze da vivere e condividere con gli altri dove non vi sono i comfort della quotidianità, ma per il Signore e mossi dal suo amore siamo disposti a tutto”.
“Saluto, anche a nome dei miei compagni di viaggio di Caiazzo, le persone che ci hanno sostenuto con la preghiera, il nostro parroco don Antonio Di Lorenzo che ci ha sollecitati a questa esperienza e condivido le parole che il Papa ci ha consegnato in questo Giubileo: ‘Aspirate a cose grandi, alla Santità…la nostra speranza è Gesù”.


















