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    Home»Chiesa e Diocesi»“Sono venuto a gettare fuoco”, commento al Vangelo di domenica 17 agosto
    Chiesa e Diocesi

    “Sono venuto a gettare fuoco”, commento al Vangelo di domenica 17 agosto

    Redazione15 Agosto 2025Nessun commento

    di Padre Fabrizio Cristarella Orestano
    Comunità Monastica di Ruviano

    XX domenica del Tempo ordinario
    Ger 38, 4-6.8-10; Sal 39; Eb 12, 1-4; Lc 12, 49-57 

    L’Evangelo di questa domenica è una pagina di sapore apocalittico.

    L’apocalittica ha l’intenzione di rivelare realtà essenziali per la vita del credente, affinché questi sappia leggere la storia che vive all’interno della Parola di Dio e, per noi cristiani, all’interno di quella Parola definitiva che è stato Cristo Gesù. L’apocalittica cristiana ha chiaro un fatto: questo mondo è ormai indelebilmente segnato dalla venuta di Cristo.

    La rivelazione che questa pagina ci offre, però, non riguarda un futuro lontano.

    Cosa è, infatti, questo fuoco che Gesù è venuto a portare e che vorrebbe che già divampasse? È un fuoco che produce delle cose “d’ora innanzi”.

    È dunque qualcosa che non riguarda un futuro escatologico di là da venire, in un compimento definitivo. Si tratta di un modo nuovo di essere della storia, dalla venuta di Cristo fino alla fine.

    La venuta di Cristo, la proclamazione del suo Evangelo, ha cambiato per sempre le cose nella storia; non nel senso che il mondo vada in un altro modo, ma nel senso che ormai nulla può più essere letto e giudicato allo stesso modo; che ormai tutto va letto e interpretato alla luce di quell’amore “fino all’estremo” che il Crocefisso di Gerusalemme ha narrato con la sua vita, le sue parole e la sua morte.

    Cosa può rappresentare nel parlare di Gesù questo fuoco che dovrà divampare, e che Luca ci presenta nel suo Evangelo?

    Potrebbe essere lo Spirito Santo che lo stesso Luca descriverà nel suo secondo libro (cf At 2,3) come fuoco che scende dal cielo, e potrebbe significare, poi, la “lotta” che i cristiani sono chiamati a sostenere con la mondanità, una “lotta” che si insinuerà inevitabilmente persino nei rapporti più profondi che esistono tra gli esseri umani; Gesù, infatti, parla di relazioni domestiche!

    D’altro canto, le due cose sono connesse; negli Atti degli Apostoli, infatti, dopo il dono del fuoco dello Spirito a Pentecoste subito si opera una scissione: ci sono quelli che credono e si compromettono per il Crocefisso Risorto, e ci sono quelli che induriscono il loro cuore. L’Evangelo, che lo Spirito viene a radicare nei cuori dei discepoli e di coloro che alla loro testimonianza credono, genera delle prese di posizione, che creano un discrimine tra gli uomini!

    Il fuoco che Gesù allora desidera che divampi è l’Evangelo del Regno, che Lui stesso dona pagando l’alto prezzo del suo sangue.

    Gesù sa che il Regno si farà strada nel cuore dell’umanità grazie a uomini e donne capaci di assumersi con piena responsabilità la scelta per Lui. L’Evangelo, infatti, non tollera atteggiamenti neutrali, di bieco sincretismo: sono necessari, cioè, degli aut-aut che rigettino quella quietistica volontà di sommare l’insommabile, di mettere assieme l’inconciliabile.

    Il fuoco che deve divampare è quel fuoco del Regno che in ciascun credente deve bruciare proprio ciò che al Regno non appartiene e non può appartenere.

    La divisione che consegue non è condanna delle persone, ma netta scelta di campo … per Gesù non ci sono vie mediane o vie tiepide … per Gesù è necessario bruciare di passione per il Regno! Non un po’ di meno! La venuta di Gesù, le sue parole, il suo amore fino all’estremo chiedono agli uomini di pronunziarsi, chiedono all’uomo di prendere chiara posizione “pro” o “contro”.

    Per il passo dell’Evangelo di questa domenica è chiaro che chi non discerne la novità che è Gesù per la storia è colpevole! Infatti, Gesù pone una domanda retorica preceduta da un giudizio nettamente severo: Ipocriti! Sapete discernere l’aspetto della terra e del cielo, e come mai non sapete discernere questo tempo?

    Luca usa per due volte prima il verbo greco dokimàzo che significa “distinguere”, “valutare” in vista di un progetto o di una decisione; poi usa il verbo krìno che significa “giudicare moralmente” …in più Gesù per dire “tempo” usa il termine kairòs, cioè, un “tempo opportuno”, decisivo, un tempo che non è il semplice scorrere di giorni o di ore, ma luogo in cui ormai Dio abita con tutta la sua novità liberante.

    Chi non sa compiere questo discernimento per Luca è un cieco irresponsabile, è colpevole di ipocrisia, cioè di finzione.

    Insomma, il discernimento vuole non solo intelligenza, ma anche limpidezza, sincerità profonda ed allontanamento da ogni finzione interessata a mascherare mediocrità, viltà ed incapacità di scegliere le vie costose del Regno.

    Per Luca è chiaro che chi non discerne è perché non vuole farlo; è perché finge di non vedere dove la Parola dell’Evangelo voglia spingerlo; chi non discerne è perché non vuole operare una scelta di campo … è perché non vuole spendere la vita per il Regno.

    Spendere la vita…per Gesù e per il Regno o si spende davvero la vita o si resta, come cristiani, in quei tiepidi limbi “religiosi” rassicuranti che nulla hanno a che vedere con l’Evangelo, con la rivoluzione incendiaria che Gesù è venuto a portare nella storia, per fare degli uomini davvero degli uomini!

    Come cristiani dobbiamo smetterla di gettare acqua di mediocrità su quel fuoco che Gesù ha desiderato accendere con tutto se stesso, e che ha fatto divampare “a caro prezzo” con la sua Pasqua.

     

    Commento al Vangelo Fuoco sulla terra Parola di Dio Sacra Scrittura Vangelo

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