Home Chiesa e Diocesi Don Alfonso De Balsi: il Vento…dello Spirito!

Don Alfonso De Balsi: il Vento…dello Spirito!

Don Domenico La Cerra ricorda l'amico sacerdote scomparso l'11 agosto. Tra le righe della narrazione storica i tratti del suo ministero sacerdotale

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Pellegrinaggio in Terra Santa. Da sinistra don Domenico La Cerra, don Alfonso De Balsi, il Vescovo Mons. Pietro Farina, don Salvatore Zappulo

Domenico La Cerra – Questo titolo non deve suonare strano, ma esso manifesta uno dei tratti più marcati della personalità di Don Alfonso: la dinamicità. Così si divertivano a chiamarlo i fedeli.
Il suo correre più che camminare richiamava anche “il vento che si abbatte gagliardo” (At 2,2) della Pentecoste!

Don Alfonso era un grande devoto dello Spirito Santo e lo aveva sempre sulle labbra quando doveva confortare o quando doveva consigliare. Nelle decisioni si affidava sempre alla sua forza.

Dinamismo e Fede: le due coordinate che lo distinguevano nel suo ministero sacerdotale, insieme ad una grande umanità e ad una gioiosa giovialità.

Carattere primario, immediato, aveva sempre coltivato una grande apertura all’amicizia. Con molti sacerdoti paesani condivideva l’amore verso il comune parroco, Don Luigi Vaccaro, padre di ben tre sacerdoti nati con lui nella parrocchia Santa Maria della Valle in Sant’Angelo d’Alife.

Era anche un nipote innamorato di Padre Agostino Castrillo, Frate Minore, e Vescovo della Diocesi di San Marco Argentano, in Calabria, di cui attualmente è in corso la causa di beatificazione. Può dirsi che da lui Don Alfonso aveva attinto l’amore a San Francesco, – era membro dell’Associazione dell’Opera della Regalità per i sacerdoti -, facendo della povertà il suo stile nell’esercizio del ministero sacerdotale. Certamente apprese anche da lui un grande amore per la preghiera. Mai trascurava la meditazione quotidiana.

Il suo sacerdozio era sempre esercitato con grande passione, sentendosi uno strumento nelle mani del Signore. Sposò questa missione, per tutta la vita, insieme alla sorella Maria, a cui era legato da grande tenerezza.

Pastore zelante ed esemplare, iniziò il suo Ministero nella parrocchia di San Giovanni Battista in Letino. Fin dall’inizio dette sempre grande spazio all’ascolto. Aveva una grande capacità di comunicazione e, nel colloquio, facilitava l’interlocutore; era vicino alle gioie e alle sofferenze di tutti, manifestando sempre i suoi tratti paterni. Sul posto ebbe cura di costruire la Casa Parrocchiale, non trascurando mai la priorità pastorale di arricchire i suoi fedeli di una forte carica spirituale.

Né Don Alfonso a Letino si sentiva staccato dal Centro Diocesi e dalle diverse iniziative pastorali, che vi si promuovevano. Sentiva fortemente l’esigenza di una comunione, particolarmente con il Presbiterio.

Trascorsi otto anni a Letino, nel settembre 1967 scese in pianura; gli toccò curare la parrocchia di Santa Caterina, Vergine e Martire, in San Potito Sannitico. È qui il cuore del suo Ministero sacerdotale: vi restò 35 anni, curando tre generazioni! Maturatosi pastoralmente nella sua mai dimenticata prima esperienza, si immerse in un lavoro umano e spirituale in una parrocchia, allora, non facile.
Esercitò il suo Ministero con grande generosità, in una evangelizzazione di grande respiro. Né trascurò la promozione umana: entrò nella complessità dei problemi di ogni famiglia, curando con sapienza esigenze spirituali e sociali; assorbiva allora lo spirito del Concilio, di cui era entusiasta, recependo tutte le spinte al rinnovamento, contento di far sentire a tutti una Chiesa giovane.

Don Alfonso, per la lunga permanenza a San Potito e per il grande lavoro profusovi, anche successivamente lontano, continuava a considerare questo luogo la sua casa! Non mancava mai di partecipare ad ogni evento che vi si promuoveva, come pure ad esser presente in tutte le celebrazioni di esequie per i fedeli che aveva visto nascere. Conosciuta la ditta Nappa, di Aversa, per i lavori ad essa commessi per la Cattedrale da parte di Monsignor Pellecchia, ne approfittò e lascioʻ un eccezionale ricordo a Letino: un meraviglioso cassettonato per la chiesa parrocchiale.

Monsignor Farina, riconoscendo la sua esperienza ed apprezzando la sua maturità sacerdotale, gli affido nel 2002 la cura pastorale della parrocchia di Ave Gratia Plena in Piedimonte Matese; non si risparmiò nello spendere anche qui tutte le sue risorse umane e spirituali per un efficace lavoro pastorale. Tra l’altro, dette maggior impulso all’Associazione dell’Apostolato della Preghiera, convinto che ogni iniziativa pastorale doveva avere la preghiera come fondamento e come primo nutrimento. Si dette con entusiasmo al restauro della Chiesa di San Filippo Neri, patrono dei giovani, si sentiva a loro particolarmente legato e anche per questo manifestò tutta la sua premura per il restauro della Chiesetta di Sant’Antonio Abate, nei pressi della stazione e nella prossimità delle scuole, dove, per un certo periodo, non fece mancare al mattino, prima delle lezioni, la celebrazione dell’Eucaristia: era questo un modo per avvicinarli e curarli spiritualmente.

Nel gennaio del 2008, con la provvista di un nuovo Parroco in Ave Gratia Plena, per raggiunti limiti di età, Monsignor Farina lo nominò Rettore in Alife di Santa Caterina di Alessandria. Lo scopo era non solo quello di rivitalizzare questa Rettoria, ma anche quello di permettervi di prestare una collaborazione alla Cattedrale. Purtroppo, col terremoto del 2013, Santa Caterina rimase inagibile. Don Alfonso non si scoraggiò, ma si prodigò per farla restaurare, facendone oggi un gioiello per la bellezza e la funzionalità. Il distacco da Alife per limiti di età gli costò caro: pianse come un bambino! Continuò però fino a che le forze glielo permisero, a prestare una collaborazione alla Cattedrale particolarmente per le confessioni. Accanto al Ministero parrocchiale, Don Alfonso dal 1980 al 2012 fu anche Direttore della Caritas Diocesana. In questo suo ruolo manifestò certamente la sua indole: un amore incondizionato verso tutti.

È da notare subito l’impostazione che dette a questa Dimensione Pastorale. Nella linea di Papa Paolo VI, che ne era stato l’istitutore, Don Alfonso raccomandava che, accanto all’aiuto materiale, il compito primario della Caritas era quello di promuovere una finalità pedagogica: educare alla carità.

Tra la ricchezza di iniziative non possono dimenticarsi due scelte, che esprimono con quale sensibilità si muoveva Don Alfonso. Nel 2005 promosse l’Associazione “Volontari di Giacomo Gaglione”, istituita da Monsignor Farina, per essere vicino e promuovere i diversamente abili. La sua attenzione si rivolgeva per prima sempre ai poveri e agli emarginati. D’altra parte non si fermava solo alle necessità territoriali e nazionali. Nell’ottobre del 2008 si recò in Libano, aderendo ad una iniziativa promozionale proposta dall’ONU.

Don Alfonso, quasi novantenne, tornò alle sue radici: la parrocchia di Santa Maria della Valle in Sant’Angelo. Assistito, con premura ed amore, presso la dimora della cognata Maria e di sua figlia Fabiana, particolarmente questa dedita alla sua assistenza, Don Alfonso trascorreva le sue giornate nella meditazione e nella preghiera. Può dirsi, con piena sincerità, che aveva consumato il Rosario, che aveva sempre tra le mani e che ha voluto che lo accompagnasse anche nella bara.

La mattina dell’11 agosto, solennità di San Sisto I Papa e Martire, patrono della diocesi di Alife-Caiazzo, di cui Don Alfonso era grande devoto, alle 9.30 serenamente si spegneva, alla presenza del suo medico curante, Dottor Marcellino Di Muccio che aveva visto nascere in San Potito.

Più che solo ricordarlo, è bene ora far tesoro della sua testimonianza e imitarlo.

1 COMMENTO

  1. Don Domenico,grazie per aver ricordato a tutti noi la figura di Don Alfonso De Baldi.
    Penso che nessuno lo conoscesse quanto voi.

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