
I comitati civici di Sessa, Piedimonte Matese e Sapri tornano a bussare alla porta della politica. Ancora tutto fermo rispetto alla richiesta già avanzata di riapertura dei punti nascita presso gli ospedali cittadini, chiusi dal 1° luglio scorso in attuazione della delibera regionale n.418 del 23 giugno 2025. Il provvedimento, che ridisegna la rete materno-infantile in Campania, ha disposto la cessazione delle attività nei tre presidi per il mancato raggiungimento della soglia minima di 500 parti annui prevista dall’Accordo Stato-Regioni del 2010.
Ma la questione non si esaurisce nei numeri. La normativa nazionale e gli stessi decreti ministeriali hanno infatti aperto alla possibilità di mantenere attivi i punti nascita collocati in aree “disagiate”, dove distanza, collegamenti e tempi di percorrenza mettono a rischio la sicurezza delle mamme e dei neonati. È proprio questa la condizione che vivono le comunità dell’alto casertano e del Cilento: più di 50 chilometri separano i cittadini dalle strutture pubbliche alternative, mentre le strade tortuose e i collegamenti incerti rendono gli spostamenti difficili, se non impossibili in caso di urgenza.
Un quadro che la stessa Regione ha riconosciuto, approvando lo scorso luglio la legge n.11 che definisce quei territori come “zone disagiate sotto il profilo dei servizi sanitari”. Una contraddizione evidente: da un lato si certifica lo svantaggio, dall’altro si chiudono i servizi che avrebbero dovuto compensarlo. Da qui la nuova mobilitazione: i comitati chiedono non un privilegio, ma l’applicazione delle deroghe già previste, ritenute necessarie per garantire equità territoriale e rispetto dell’articolo 32 della Costituzione.

Il documento indirizzato ai parlamentari campani, al Presidente della Regione, ai direttori generali delle Asl, e ai sindaci delle tre città interessate sottolinea inoltre un’altra criticità: il rapporto squilibrato tra pubblico e privato. Negli ultimi anni, spiegano i comitati, la riduzione dei parti nei punti nascita pubblici non è stata accompagnata da una revisione dei contratti con le cliniche convenzionate, che hanno continuato a operare in regime di concorrenza, sottraendo utenza e risorse al sistema pubblico. Per questo motivo, oltre alla riapertura in deroga, si chiede una rimodulazione delle convenzioni, per riequilibrare l’offerta sanitaria e restituire stabilità ai reparti ospedalieri.
La partita si gioca ora sul tavolo nazionale. I Comitati sollecitano i destinatari della Lettera a sostenere la richiesta di un incontro urgente presso il Ministero della Salute: primo passo per ottenere l’autorizzazione alla deroga e avviare un percorso condiviso con Regione e Asl sulla riorganizzazione dei servizi. “I nostri territori – scrivono – non chiedono favori ma diritti: lo Stato e la Regione si assumano la responsabilità di garantire il futuro dei punti nascita pubblici e, con essi, il diritto costituzionale alla salute e all’uguaglianza dei cittadini”.
Intanto, nelle piazze di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri, continua la mobilitazione popolare: migliaia di persone sono già scese in strada e promettono di non fermarsi. La battaglia non è soltanto territoriale: si fa campana e nazionale, simbolo di una questione che riguarda tutte le aree interne e periferiche, dove i servizi sanitari rischiano di scomparire lasciando i cittadini soli di fronte ai bisogni primari.