Continuano su Clarus i contributi di Salvatore Capasso dedicati alle Aree interne, in particolare sulla recente area di costituzione “Alto Matese”. La sua riflessione scaturisce da anni di studio ed analisi sulle economie dei territori e più recentemente sulla Strategia nazionale delle Aree Interne e sul Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (versione che coordina gli interventi, definisci gli obiettivi, introduce un monitoraggio unitario). Ha compiuto la scelta di percorrere in bicicletta la dorsale appenninica per individuare le prassi e le buone prassi con cui i territori, o meglio, le comunità e i singoli rispondono alla condizione di marginalizzazione di area interna per tornare ad affermare o confermare un’identità locale, premessa ad ogni forma di restanza e di sviluppo sociale ed economico. Il suo viaggio non si è concluso ma ha già dato una chiara visione di come lo spirito di iniziativa e cooperazione sia diverso da Sud a Nord del Paese.
Salvatore Capasso – Il PSNAI (Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne) aggiornato a marzo 2025 e formalmente presentato il 9 aprile 2025, dopo l’approvazione da parte della Cabina di Regia per le Aree Interne (ex D.L. 124/2023), è il primo piano strategico nazionale organico.
Il Piano ha fatto proprio uno studio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), dal titolo “Demografia delle Aree interne e condizioni per un’inversione di tendenza”.
Il contributo del CNEL riguarda la suddivisione delle 124 Aree interne in quattro tipologie di obiettivi.
L’obiettivo 4 (pp. 45-46 del Piano) individua “un numero non trascurabile di Aree interne” – senza citarle espressamente – che risultano compromesse irrimediabilmente dal punto di vista demografico, con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni).
Per queste Aree si prevede solo un piano che le accompagni in “un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento, in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita”.
È il famoso passaggio che ha indignato gli abitanti delle Aree interne!
C’è poi un secondo studio che ci riguarda più da vicino, perché in questo le aree interessate sono indicate in chiaro.
Si tratta dell’elaborato del Centro Studi Investimenti Sociali (CENSIS), che riguarda l’individuazione e l’analisi di gruppi omogenei di territori e di politiche per il territorio, per una “meta-lettura” della SNAI.
L’Alto Matese, a un passo dalla povertà?
In parole semplici, le 124 Aree sono state scomposte e riaggregate in gruppi omogenei, attraverso una cluster analysis basata su indicatori economici, sociali e demografici, messi in relazione con gli interventi SNAI realizzati o previsti.
Questa disamina metodologica mira a individuare criticità e vulnerabilità specifiche, oltre che relazioni non manifeste, su cui agire con strategie appropriate.
Lo studio ha riaggregato le aree in quattro gruppi tipologici distinti.
L’Area Interna “Alto Matese”, che comprende i 17 comuni della Comunità Montana del Matese (da Gioia Sannitica a Capriati al Volturno, passando per Castello e San Gregorio Matese, Letino e Gallo), è stata classificata nel gruppo 4: Povertà dietro l’angolo.
Queste le caratteristiche rilevate:
-maggiore presenza di redditi medio-bassi rispetto alla media;
-tasso di disoccupazione superiore alla media;
-particolare vitalità del settore commerciale;
-variazione negativa della popolazione nel periodo 2014-2024 (-9,7%), più severa rispetto alla media nazionale;
-indice di vecchiaia inferiore alla media nazionale;
-tasso di natalità superiore alla media nazionale;
-copertura di reti mobili veloci superiore alla media;
-percentuale di comuni svantaggiati inferiore alla media;
-minore disponibilità di posti letto nelle strutture ricettive;
-tasso migratorio negativo;
-incidenza degli stranieri residenti inferiore alla media.
La risposta in una visione condivisa
Dovremmo preoccuparci? Penso che dovremmo riflettere. La povertà è dietro l’angolo, ma non sappiamo a quale distanza siamo da quell’angolo.
Credo che i sindaci dei comuni debbano studiare con attenzione le dinamiche socio-economiche e demografiche, per costruire una visione condivisa. Non un budget, non un piano industriale: questi vengono dopo la visione.
Ci sono margini di miglioramento, alcuni parametri sono positivi.
Lo studio prosegue con un resoconto degli interventi effettuati nei quattro cluster individuati. L’analisi comparata delle spese pubbliche evidenzia una sorprendente uniformità nelle scelte di allocazione, nonostante differenze strutturali e vulnerabilità tra i gruppi. In sostanza, le Aree interne nel loro complesso si sono dimostrate poco attente nella distribuzione delle risorse in base alle criticità specifiche, privilegiando soprattutto due settori: “Natura, cultura e turismo” e “Mobilità”.
Lo studio conclude sottolineando che solo attraverso “un adattamento dei finanziamenti alle condizioni reali di ciascun territorio sarà possibile migliorare l’efficacia degli interventi, rispondere ai bisogni dei cittadini e promuovere uno sviluppo sostenibile per tutte le Aree interne del Paese”.
Saper orientare gli aiuti economici
Ma è possibile che, per tutte le 124 aree, gli interventi si siano concentrati quasi esclusivamente su “Natura, cultura e turismo”?
E l’agricoltura, l’allevamento, l’imprenditoria giovanile e innovativa, l’artigianato, la filiera del legno, la formazione (quella seria), la sicurezza del territorio?
Orientare i finanziamenti secondo la vocazione del territorio non è un dettaglio tecnico, ma il cuore stesso della pianificazione: significa partire dalle reali necessità delle comunità che vi abitano.
Purtroppo, i nostri territori non riescono a esprimere un progetto condiviso che coniughi servizi primari, tutela e sviluppo.
Manca quell’energia sociale, quell’attivismo che caratterizza le regioni centro-settentrionali e che rappresenta il lievito, la base, il contraddittorio con cui i rappresentanti delle nostre comunità dovrebbero dialogare.
Si naviga – e si è sempre navigato – a vista. La povertà è dietro l’angolo, ma non per tutti. Alcuni comuni riusciranno a contrastarla, per altri sarà molto più difficile.
I redattori del Piano dell’Area “Alto Matese”, ancora allo stato di bozza, dovrebbero riflettere e rimediare.
I giovani andranno via lo stesso, gli anziani moriranno, qualcuno ritornerà. Qualche paese si salverà.
Restare è un progetto politico. Immaginare di farlo senza servizi è una pura illusione. Ogni comunità è padrona del proprio destino.
Di Salvatore Capasso leggi anche:
Da Clarus del 29 agosto 2025, Aree interne, da comunità di persone a comunità di individui. Strategie “ombra” per soluzioni più umane. Clicca.
Un “Manifesto” per l’Area Interna Alto Matese. Le proposte dell’esperto economista Salvatore Capasso. Clicca.
Il Matese carsico e le sue acque, ricchezza da tutelare. L’appello di Salvatore Capasso, speleologo e studioso di economia dei territori. Clicca.
Sul progetto che lo coinvolge in questo momento: Aree interne, spopolamento, resilienza, Salvatore Capasso dalla Sicilia alle Langhe in bici per raccontare l’Appennino. Clicca.
