Noemi Riccitelli – Un idillio iniziale travolgente, un feeling percettibile e unico, e poi un tunnel di pungenti provocazioni, al limite del politicamente scorretto.
È questo il legame che unisce Olivia Colman e Benedict Cumberbatch nel loro ultimo nuovo film insieme, I Roses (The Roses), remake del film classico degli anni ’80 La guerra dei Roses di Danny DeVito, nonché adattamento dell’omonimo romanzo di Warren Adler.
Al cinema dal 27 agosto, il film porta la firma, per la regia, di Jay Roach e, per la sceneggiatura, di Tony McNamara.
Theo (Benedict Cumberbatch) e Ivy (Olivia Colman) si conoscono per puro caso e si innamorano perdutamente quando ancora vivono nel Regno Unito: lui è un architetto, lei una chef, insieme decidono di trasferirsi negli Stati Uniti per cambiare vita.
Dopo dieci anni e due figli, mentre Theo è impegnato in un importante progetto, propone a Ivy di rilevare una vecchia struttura ristorativa e riprendere, così, il suo lavoro.
Tuttavia, mentre l’attività di Ivy ha gradualmente successo, Theo viene licenziato e questo evento, a poco a poco, incrinerà il loro rapporto.
Una brillante premessa per il cast di attori e la trama, curata dall’autore McNamara, firma d’elezione del regista Yorgos Lanthimos (sue le sceneggiature di Povere Creature! e La favorita): nonostante ciò, il film non riesce ad essere all’altezza dei suoi stessi componenti, risultando ridondante e, nel complesso, deludente.
I due protagonisti, indubbie personalità del cinema e del teatro contemporaneo, rappresentano il fulcro della pellicola, ma pur mostrandosi “in parte” nelle loro performance, le rispettive presenze non sembrano amalgamarsi del tutto, né tra loro né alla storia stessa, finendo per essere più sagome che interpreti.
Persino due vivaci attori comici come Andy Samberg e Kate McKinnon, co-protagonisti, appaiono opachi o, comunque, artificiosi nelle loro battute.
Ciò, in parte, è dovuto anche al doppiaggio italiano che tende a svilire il senso delle sequenze, molte delle quali, in lingua originale, trovano certamente un loro più giusto significato, con un effetto diverso, più immediato, sul pubblico.
Inoltre, se la narrazione poteva rappresentare un buono slancio per un’ampia e attuale riflessione sul tema della parità di genere, i ruoli uomo-donna all’interno del nucleo familiare, il senso stesso del matrimonio a confronto con le aspettative, le pressioni della società contemporanea, anche questi aspetti vengono sviliti, esprimendosi nella rappresentazione di un conflitto che diventa solo cieco e autodistruttivo.
I Roses, dunque, risulta un parossismo fine a sé stesso, una commedia dallo humour nero, ma senza un vero mordente, lasciando il pubblico confuso e, forse, più avvilito che avvinto.
