
L’ultimo articolo di una trilogia a firma di Salvatore Capasso, cicloviaggiatore e ricercatore delle aree interne appenniniche, interamente dedicata ai nuovi contenuti del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne e in quest’ultimo caso, ancora una volta, a quei disegni politico-economici che non salvano il salvabile delle aree interne. Si parla infatti di Sistema Locale del Lavoro e si scopre che i comuni di Capriati, Ciorlano, Fontegreca, Gallo, Letino, Prata Sannita non apparterrebbero alla configurazione “Area interna Alto Matese” perché più prossimi al versante molisano. Buona lettura…
Salvatore Capasso – La storia: «…ex agro Alliphano tractu…».
Il territorio dell’Alife preromana, poi divenuto ager Alliphanus vetus, era delimitato a settentrione dai monti del Matese; a meridione dal fiume Volturno; a oriente dal fiume Titerno; a occidente dal fiume Lete.
Si trattava, in sostanza, dell’intero comprensorio oggi definito come area interna Alto Matese, con l’eccezione dei territori di Prata Sannita, Pratella, Fontegreca, Ciorlano e Capriati al Volturno, e con l’inclusione di quello di Faicchio. In epoca successiva, parte del territorio gravitò nell’area di Callife (l’attuale Roccavecchia di Pratella), dalla località Quattro Venti fino a Capriati al Volturno. Dopo la guerra sociale (90 a.C.) l’area fu conquistata dai Romani, smembrata e ripartita tra Alife e Venafro. Il territorio venne esteso sino a Prata Sannita. Con il riordinamento napoleonico del 1806 fu istituita la circoscrizione di Capriati al Volturno, comprendente anche i comuni di Ciorlano, Fontegreca, Prata Sannita, Pratella, Gallo, Letino e Valle Agricola. Tale configurazione rimase invariata fino al 1927, anno della soppressione della provincia di Terra di Lavoro. La Comunità Montana del Matese, istituita con la legge 1102/1971, comprende oggi 17 comuni, corrispondenti all’area interna Alto Matese, da Gioia Sannitica a Capriati al Volturno, inclusi Castello del Matese, San Gregorio, Letino, Gallo e Valle Agricola.

La dicotomia dell’area interna Alto Matese
Nel corso di oltre duemila anni, il territorio alifano-matesino, con baricentro nel municipio di Alife, ha manifestato due anime: una occidentale e una orientale. La linea di demarcazione può essere individuata approssimativamente nel territorio di Ailano.
Questi due ambiti hanno seguito traiettorie diverse di sviluppo economico e demografico.
Ambito A Comprende 8 comuni: Alife, Castello del Matese, Gioia Sannitica, Piedimonte Matese, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico, Sant’Angelo d’Alife e Raviscanina.
Nel periodo 1971-2022 ha registrato un incremento demografico di circa il 3%, passando da 27.486 a 28.326 residenti. La densità abitativa è rimasta pressoché stabile (89 residenti/km² nel 2022 contro 86 nel 1971). Il reddito imponibile per il 2023 è stato di circa 317 milioni di euro.
Ambito B Comprende i restanti 9 comuni: Capriati al Volturno, Ciorlano, Fontegreca, Pratella, Prata Sannita, Ailano, Valle Agricola, Letino e Gallo. Nello stesso cinquantennio (1971-2022) ha subito un calo demografico del 34%, da 12.749 a 8.419 residenti. La densità abitativa è scesa da 56 a 37 residenti/km². Il reddito imponibile per il 2023 è stato di circa 91 milioni di euro, poco meno di un terzo rispetto a quello dei comuni dell’Ambito A.
Questa forte discrasia, interna all’area Alto Matese, pone seri problemi di indirizzo politico, economico e di governance per il futuro: un territorio dicotomico, con esigenze diverse nell’allocazione dei servizi e nei progetti di sviluppo.
Un errore di programmazione del territorio
Un’area interna non coincide necessariamente con i limiti di una comunità montana. Si assume che i comuni che ne fanno parte abbiano condiviso progetti e obiettivi comuni, ma questa ipotesi non sempre corrisponde alla realtà. Potrebbe esservi stato un errore di programmazione, che inevitabilmente si riflette sulle scelte del Piano Strategico.
Purtroppo alea iacta est, ma una revisione della metodologia di individuazione delle aree e di aggregazione dei comuni resta necessaria.
I Sistemi Locali del Lavoro (SLL) come alternativa
Uno strumento più idoneo per delimitare un’area territoriale, evitando i soli confini amministrativi, potrebbe essere il Sistema Locale del Lavoro (SLL), che utilizza i flussi di pendolarismo (spostamenti giornalieri casa-lavoro) come criterio di omogeneità.
Che cosa sono gli SLL. Secondo l’ISTAT (Rapporto Montagne 2025): “I Sistemi Locali del Lavoro possono rappresentare aree territoriali omogenee, ovvero ambiti territoriali ottimali per costruire un’efficace organizzazione istituzionale nel Paese. I loro confini rappresentano un perimetro dentro il quale le comunità si muovono per rispondere ai diritti e ai doveri, ai bisogni ordinari di ogni giorno.”
In Italia, secondo la griglia 2011, esistono 610 SLL, di dimensioni variabili, alcuni comprendono grandi città, altri piccoli centri rurali.
A cosa servono gli SLL. Offrono una lettura più realistica del mercato del lavoro locale rispetto a province e regioni. Sono utilizzati in analisi socio-economiche, politiche territoriali, studi su aree interne e distretti industriali. Permettono di misurare occupazione, disoccupazione, settori produttivi e flussi di pendolarismo in coerenza con la vita reale delle comunità.
L’SLL 1503 Piedimonte Matese.
Capofila: Piedimonte Matese – raggruppamento Mezzogiorno interno.
Popolazione residente al 31 dicembre 2021: 56.182 abitanti.
Comuni: 21.
Superficie: circa 653 km².
Comprende: i comuni della sponda orografica destra del Volturno (da Baia Latina a Piana di Monte Verna); i comuni del pre-Appennino campano (Castel di Sasso, Liberi, Formicola, Pontelatone); il comune di Ruviano; tutti i comuni dell’area interna Alto Matese, eccetto Capriati al Volturno, Ciorlano, Fontegreca, Gallo, Letino e Prata Sannita, che sono aggregati all’SLL 1405 Isernia.
Conclusioni
La classificazione ISTAT, basata su dati oggettivi e flussi quotidiani, consente di osservare il paese reale al di là delle divisioni amministrative.
Tralasciando la collocazione dell’SLL 1503 all’interno del Mezzogiorno interno – il raggruppamento meno dinamico, con l’85% della popolazione residente in aree interne appenniniche – interessa sottolineare che il 75% dei comuni esclusi (Capriati, Ciorlano, Fontegreca, Gallo, Letino, Prata Sannita) appartiene all’Ambito B. Ciò conferma che questi territori gravitano naturalmente su un altro sistema e forse non avrebbero dovuto essere inclusi nell’area interna Alto Matese, ma aggregati con l’area interna Isernia-Venafro (programmazione 2021-2027).
Come osserva Augusto Ciuffetti, professore associato di Storia economica all’Università Politecnica delle Marche, nel saggio La contemporaneità appenninica è una questione storica (Montagne a bassa definizione, Donzelli Editore): “Serve una nuova e reale pianificazione territoriale, non più rivolta esclusivamente alle aree interne, ma all’Italia nel suo insieme, per riprogrammare totalmente la costruzione territoriale del nostro Paese. In un quadro di questo tipo serve anche una revisione delle attuali circoscrizioni amministrative, volta a ricucire ambiti geografici artificiosamente separati da confini che spezzano l’unità della dorsale appenninica.”
Fonti: ISTAT; Dipartimento delle Finanze.
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