Intervista con Roberto Perrotti, direttore artistico del Festival dell’Erranza giunto alla XIII edizione. Il tema sarà “I Sonnambuli e la Poiesis”: tre giorni in viaggio per riflettere sull’intorpidimento delle coscienze ed aprire – con il contributo alto degli ospiti – ad un ripensamento critico e creativo della contemporaneità.
Marisa Laurito, attrice, cantante e conduttrice televisiva, apre il festival dell’Erranza 2025, quali sono le ragioni che hanno determinato questa scelta?
Siamo molto felici che Marisa Laurito abbia accolto il nostro invito. La sua è una figura di alto profilo, poliedrica e molto apprezzata nel panorama artistico e culturale italiano. La sua arte, incardinata su un’identità e una tradizione partenopee, ha saputo nel tempo rappresentare figure di donne forti e dinamiche, evidenziando la loro capacità di resistere e adattarsi alle difficoltà quotidiane e raccontando con grazia e umorismo le aspirazioni e le precarietà di persone comuni. La sua sensibilità e coscienza civile la pongono, inoltre, in una posizione fortemente critica contro la guerra di Gaza e l’uccisione della sua popolazione e dei bambini palestinesi.

Sembrerebbe che la scelta degli autori presenti al Festival dell’Erranza negli anni sia ricaduta su ospiti che al di là della loro popolarità presentano una dimensione autentica e profonda. Mi sbaglio?
Nel ripensare agli ospiti di questi tredici anni, posso darle ragione. Abbiamo invitato solitamente autori con caratteristiche comuni, lontani dalla “luce dei riflettori”. La nostra scelta è caduta di solito su autori estranei, per tradizione e cultura, al conformismo e portati a coltivare l’ “inattuale”, fuori dalle logiche del mercato e colti dall’urgenza, spirituale e culturale, di vivere l’incertezza di un cammino.
“I Sonnambuli e la Pòiesis” è il tema scelto per questa edizione. Quale incertezza e quale timore si profilano per l’uomo contemporaneo?
Siamo attraversati in questi anni da una forza tellurica che anticipa continui cedimenti. Indugiamo in uno stato di narcosi della coscienza. La nostra esperienza risulta decisamente impoverita, mostrandoci come sonnambuli fragili e come creature inconsapevoli e impacciate che fluttuano fra la veglia e il sonno sul margine di un precipizio.
Di cosa avrebbe bisogno allora l’uomo contemporaneo? Lei introduce a riguardo l’atto della Pòiesis, cosa intende?
Per aprire uno spiraglio in questo presente è indispensabile uno scatto creativo per una migliore comprensione del mondo. In un sistema di pensiero congelato e orientato dall’ipertecnologica globale, da un’ideologia di potere e dal nuovo culto religioso della sfera economica, le forze dormienti vanno ripristinate e attivate. E’ necessario quindi un ripensamento critico della contemporaneità per accedere all’immaginazione e a quella forza generativa degli scienziati, dei filosofi e degli scrittori che può riassumersi nell’atto della Pòiesis, flusso di energia vitale e trasformativa.
