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    Home»Chiesa e Diocesi»La Croce, luogo dell’amore e dono di “rinascita” per l’uomo. Commento al Vangelo domenica 14 settembre
    Chiesa e Diocesi

    La Croce, luogo dell’amore e dono di “rinascita” per l’uomo. Commento al Vangelo domenica 14 settembre

    Redazione12 Settembre 2025Nessun commento

    di Padre Fabrizio Cristarella Orestano
    Comunità Monastica di Ruviano

    Esaltazione della Santa Croce
    Nm 21, 4b-9; Sal 77; Fil 2, 6-11; Gv 3, 13-17

    Fëdor Antonovič Bruni (1800-1875): “Il serpente innalzato nel deserto” – 1841 – (San Pietroburgo, Museo di stato russo)

    Quest’anno la Solennità dell’Esaltazione della Santa Croce cade di domenica; è una festa antichissima delle Chiese d’Occidente e d’Oriente che nasce per ricordare che il 14 di settembre del 327 Santa Elena, madre dell’imperatore Costantino, ritrovò il legno della Croce nei pressi del Calvario; il vescovo di Gerusalemme, Macario,  presentò al popolo il legno innalzandolo ed invitando all’adorazione dicendo: “Ecco il legno della Croce a cui fu appeso il Cristo Salvatore del mondo”, espressione poi riversata nella liturgia del Venerdì Santo. Nella stessa data nel 335 venne consacrata la Basilica del Santo Sepolcro che includeva, allora come oggi, e il Calvario e il Santo Sepolcro. Questa antichissima festa ci invita ancora una volta a volgere lo sguardo alla Croce di Cristo, al suo amore per l’uomo, al suo dono fino all’estremo. È necessario che ci facciamo convinti che, se non guardiamo alla Croce con costante amore non riusciremo a custodire la santità nella nostra vita, non riusciremo a tenere lontane da noi le suggestioni mondane che vorrebbero fare di noi altro, che vorrebbero asservirci a quelle dominanti che fanno della storia un luogo in cui si combatte per il potere, per il danaro, per il prestigio ed il piacere personali…

    Il testo del Libro dei Numeri che la liturgia propone, come prima lettura, ci narra un episodio che l’autore colloca nel cammino di esodo del popolo dall’Egitto; i serpenti velenosi (alla lettera in ebraico vengono definiti dei serafim, cioè degli “infiammati”, dei “brucianti”!), che uccidono gli ebrei che mormorano contro il Signore e contro la fatica che la libertà richiede, sono un simbolo potente del peccato che avvelena l’uomo. Il peccato è sempre la stessa cosa: non fidarsi di Dio e mettere, invece, fiducia in se stessi. I serpenti richiamano certo il serpente antico del giardino dell’in-principio che suggerì ad Eva proprio la via della non-fiducia in Dio; il serpente, in quella pagina di Genesi, non fa altro che mettere sospetto nel cuore dell’uomo, sospetto sull’amore di Dio, sospetto sulle sue richieste, sulle sue vie… Come uscire dal tremendo sospetto verso Dio, come liberarsi dal veleno della separazione da Lui, come liberare Dio stesso dalle perverse maschere che il sospetto dell’uomo ha posto sul suo volto nascondendolo, velandolo, stravolgendolo?

    La rivelazione cristiana ci dice che c’è un solo modo: volgere lo sguardo al Crocefisso (cf Gv 19, 37; Ap 1, 7), volgere lo sguardo a chi «non ritenne un tesoro geloso la sua condizione di Dio ma spogliò se stesso fino ad assumere la forma dello schiavo» e questo «fino alla morte e alla morte di croce». Così “canta” Paolo nello straordinario inno della sua Lettera ai cristiani di Filippi che oggi si proclama e così “canta” tutto il Nuovo Testamento mostrandoci in Gesù il vero volto di Dio! Volgere lo sguardo a Lui ci salva dal morso infiammato del serpente antico che ogni giorno si ripresenta a noi. Mosè nel testo del Libro dei Numeri è invitato da Dio ad innalzare un serpente di rame; chi volgerà lo sguardo a questo segno elevato da Dio sarà guarito dal veleno del morso dei serpenti della ribellione. Per neutralizzare la disobbedienza del peccato Mosè richiede un atto di obbedienza. In fondo è quello che Gesù stesso ha compiuto facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce; a Nicodemo Gesù dice, nel testo dell’Evangelo di Giovanni che oggi si ascolta, che come Mosè innalzò il serpente nel deserto così dovrà essere innalzato il Figlio dell’uomo; chi volgerà lo sguardo al Figlio innalzato sarà capace di essere un uomo nuovo, libero dalle immagini perverse di Dio e fatto convinto che il volto d’amore del Crocefisso è il solo vero volto di Dio. Gesù è venuto a raccontare Dio con tutta la sua vita e le sue parole, ma soprattutto salendo sulla Croce, accettando di essere innalzato sul legno dei maledetti; così ha strappato la maschera che noi uomini avevamo posto sul volto di Dio; da lì ci ha gridato che Dio è Padre; da lì ha fatto diventare davvero Dio un “evangelo”, una “buona notizia”. Guardiamo oggi alla Croce come luogo dell’amore che, riconsegnandoci Dio come Padre, ci riconsegna una grande libertà ed una grande gioia. La libertà e la gioia di poter amare sentendosi amati ed amati così!
    La suprema libertà di essere crocifissi con Cristo, perché muoia l’uomo vecchio e possa prendere vita sempre più l’uomo nuovo, quello creato a immagine del Figlio! Il Crocefisso ci invita a seguirlo sulla via del dono totale di sé, sulla via di una santità che ha, per noi discepoli di Gesù, una sola forma, quella della croce. Non per amore del dolore, ma per amore dell’Amore!

    bibbia chiesa cattolica Commento al Vangelo Croce fede Parola di Dio Sacra Scrittura

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