Caterina Messercola – “I Sonnambuli e la Pòiesis”, il tema della XIII edizione del Festival dell’Erranza a Piedimonte Matese si è aperto giovedì 11 settembre con Marisa Laurito, figura iconica del panorama artistico italiano.
Nel suggestivo scenario del Complesso monumentale di San Domenico, l’attrice, conduttrice televisiva e visual artist napoletana ha portato la sua testimonianza artistica in dialogo con Domenico Ciruzzi, avvocato e regista, e Antonella Stefanucci, attrice monologhista napoletana, offrendo al pubblico una prospettiva unica sul tema centrale del festival.
A fare da apripista alla riflessione, dunque al tema portante, l’intervento dell’attore matesino Piergiuseppe Francione e il confronto dialettico tra Piergiuseppe Fedele e Giovanni Timpani sul tema “Il linguaggio dell’architettura e il pensiero critico”.
Accolta dall’applauso della sala, Marisa Laurito si è inserita perfettamente nel percorso di riflessione voluto dal direttore artistico Roberto Perrotti: quel “breve viaggio” che dal sonnambulismo delle coscienze contemporanee conduce verso un ripensamento critico e creativo della nostra epoca. Chi meglio di un’artista che ha attraversato decenni di teatro, televisione e arte visiva poteva incarnare questa dialettica tra intorpidimento e risveglio creativo?
La presenza dell’artista partenopea ha rappresentato un ponte ideale tra la tradizione teatrale napoletana-quella che affonda le radici nella scuola di Eduardo De Filippo- e le urgenze espressive della contemporaneità. Il suo contributo ha illuminato come l’arte possa fungere da antidoto al sonnambulismo collettivo, trasformando l’esperienza artistica in quella “pòiesis”-creazione, produzione, portare all’essere-che dà il titolo al festival.
Durante il suo intervento ha spostato il riflettore sugli scenari di guerra che ci circondano, a partire dal genocidio in atto dal 7 ottobre 2023 a Gaza, chiarendo le sue posizioni sociali, da tempo a difesa delle vittime, superando lo scenario di guerra citato e allargando l’orizzonte a più contesti, anche quello della sua città d’origine.
La sua voce si carica di rabbia e indignazione quando parla delle donne oppresse, dei bambini ingiustamente uccisi, le centinaia di migliaia di civili che ogni giorno, immeritatamente, pagano il conto di politici troppo assetati di potere, dove il loro obiettivo non è più proteggere e far crescere il Paese che avrebbero il compito di guidare, ma quello di far dominare una nazione sull’altra, “portandoci indietro di un secolo, dove la Democrazia si sgretola ai piedi dell’oligarchia e del totalitarismo”.
Il diritto alla libertà si acquisisce alla nascita, e combattere per averla è un ritorno alla schiavitù, ormai non più solo fisica, ma soprattutto morale, privando il popolo oppresso della propria dignità di esseri umani e del loro inviolabile diritto di essere liberi. Laurito vede l’arte come arma potente contro l’indottrinamento politico di chi governa.
L’arte è cultura – ha fermamente espresso – e solo con la cultura si è in grado di vedere le cose oltre la patina che i telegiornali, i social e le propagande ci consegnano, abbassando o addirittura azzerando il livello culturale del cittadino medio italiano.
Il suo appello accorato contro l’impoverimento culturale mascherato da intrattenimento è stata la proposta di spegnere gli schermi da cui viene una troppo banale proposta, che si tratti di cellulare e di tv. Anche sul teatro non ha nascosto qualche preoccupazione: trovare buone proposte resta una sfida, ma cercarle è dovere dell’uomo desideroso di uscire dal torpore del momento. Il suo inno al teatro (è stata ricordala sua sua direzione artistica del Teatro Trianon di Napoli) si traduce nel desiderio di vedere coinvolta la comunità che percepisce e sente la vita del teatro muoversi negli spazi della città e di vedere abbattuta la quarta parete, quella invisibile divisione tra attori e pubblico ed essere un’unica anima commossa, agitata, graffiata dentro, ispirata a compiere il bene, “perché l’arte rapisce e racconta a tutti”, così la Laurito per esprimere la forza collettiva che si può generare. Sotto accusa l’uso eccessivo dei social, ma anche la proposta di una sana e consapevole educazione tecnologica.
“Non è più il momento di delegare”, così’ ha concluso. “Oggi è il momento di agire; ognuno di noi con piccolissimi gesti, con piccolissime azioni quotidiane, altrimenti non ci salveremo e lasceremo ai ragazzi un modo orribile”. Il suo appello, dall’inizio alla fine è al mondo adulto, al mondo educante.
Il programma completo del Festiva dell’Erranza. Qui.
Leggi anche Festival dell’Erranza 2025, “uno scatto creativo per una migliore comprensione del mondo”, intervista con Roberto Perrotti direttore artistico. Clicca.

