Si chiamano Maria, Olga, Irene, Svetlana, Inna. Sono mamme e vedove, altre sono mogli in attesa di mariti dispersi. Il loro identikit lo ha tracciato la guerra in Ucraina, rendendole diverse da prima e con il desiderio di rivedere presto il sorriso sui volti dei loro figli ormai abituati al sibilo di missili, al boato delle esplosioni, all’allerta di un cellulare che avvisa di mettersi in salvo. Sono a Mondragone per un breve soggiorno climatico, per un tempo di svago e di temporanea serenità e nella giornata di ieri, venerdì 12 settembre, hanno incontrato il Vescovo Giacomo Cirulli nell’episcopio di Teano.
Si tratta di un gruppo di circa venti persone tra adulti e bambini provenienti dalla città di Lanivtsi nella regione Ternopil, ad ovest del Paese, dove i venti di guerra spirano più debolmente ma ci sono e sferzano ugualmente la vita di grandi e piccoli e soprattutto degli uomini, di questi “papà-eroi” come amano chiamarli loro, convocati in guerra senza essere militari. Dall’8 settembre cono ospitati dalla Caritas della Diocesi di Sessa Aurunca nell’ambito del progetto “Apri Ucraina”, già sperimentato negli anni passati e che si affianca alle forme di accoglienza (anche prolungate) che le Caritas dell’Alto casertano portano avanti nelle Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca.
“Un aiuto non occasionale” ha spiegato il vescovo agli amici accolti in casa; “desideriamo e vogliamo dare continuità a questo impegno per offrire serenità e pace – con le forze a disposizione – a quanti ci chiedono sostegno”. In merito alla presenza del gruppo ucraino il Pastore ha proposto il sostegno economico attraverso la forma di una o più borse di studio agli orfani di guerra desiderosi di venire a studiare in Italia, rilanciando l’idea al sindaco di Mondragone Francesco Lavanga, giunto a Teano insieme agli ospiti ucraini: “La rete è il punto di partenza per fare cose buone per le comunità”, la sua replica confermando la piena disponibilità a proseguire in questo solco che traccia un cammino concreto di solidarietà e accoglienza. Di fatto il comune di Mondragone, pur avendo precedenti contatti e rapporti formali con la città di Lanivtsi, lo scorso luglio ha formalizzato un vero e proprio gemellaggio. “Puntiamo ad una sana contaminazione culturale ed amministrativa” così Lavanga spiegando l’intenzione di condividere ulteriori esperienze “con i nostri amici ucraini integrando in questa forma di partecipazione e crescita sociale anche il terzo settore”.
Insieme al gruppo don Osvaldo Morelli, direttore della Caritas di Sessa Aurunca e parroco a Mondragone e i volontari della Caritas diocesana; la dott.ssa Olga da 15 anni a Mondragone e ben inserita nella comunità locale come tanti connazionali la cui presenza si attesta nella città del litorale intorno alle 60 unità; don Igor, sacerdote di rito orientale che ha cura della formazione spirituale di tutti loro raggiungendoli ogni domenica per la celebrazioni delle funzioni sacre.
Inna, una mamma presente con il suo bambino, vedova dal 2023, si è fatta voce di tutti loro per esprimere tra le lacrime il dolore della guerra, l’incertezza del presente, la fatica di trovare una spiegazione al male subito ingiustamente da un popolo e alla morte che ha strappato i loro giovani mariti alla vita: “Grazie, Eccellenza, per le vostre preghiere: sono l’unica arma che ci resta. I bambini sono la nostra unica gioia in questo periodo, e grazie a voi stanno vivendo giorni meravigliosi, lontani dalle sirene a cui purtroppo sono abituati”. La cura del mare, in questi giorni mondragonesi, li tiene lontani dalla paura; il sole ha colorato i loro visi, il gioco e le escursioni hanno portato una ventata diversa alle loro vite e soprattutto permesso a queste mamme di conoscersi, di stabilire una relazione, di raccontarsi il dolore e insieme immaginare un futuro diverso. Non è mancata tra le uscite anche il pellegrinaggio a Roma nell’anno del Giubileo della Speranza con il passaggio della Porta Santa in San Pietro.
“Seguiamo con attenzione ciò che accade in Ucraina — ha sottolineato S.E. Mons. Giacomo Cirulli — e siamo consapevoli che, purtroppo, a pagare il prezzo più alto è sempre il popolo. I problemi degli adulti si riversano sui bambini, che crescono in condizioni ingiuste. Ma loro hanno il diritto di vivere una vita normale” così è tornato a parlare Mons. Cirulli, felice dell’incontro ma provato dai racconti.
Immancabile uno scambio di doni di forte valore simbolico: al Vescovo una cornice con la bandiera dell’Ucraina e una candela con i colori tradizionali giallo-azzurro che ha immediatamente collocato nella cappella privata, accompagnato dai presenti con cui ha pregato il Padre Nostro: “La poniamo qui e pregando mi ricorderò di tutti voi” ha spiegato. Per il gruppo ucraino dolci biscotti, il segno dell’accoglienza e dell’ospitalità, un segno dal sapore familiare e fraterno.
La parola dono, per sintetizzare l’incontro: quello ricevuto dalle famiglie ucraine nel sentirsi amati dalla comunità di Mondragone e quello che i residenti hanno sperimentato accogliendo il dolore e il sorriso dei nuovi amici: “Mondragone sperimenta da tempo l’esperienza dell’integrazione tra diverse comunità etniche e religiose e in particolare con quella ucraina”, così don Osvaldo Morelli, “una ricchezza reciproca che trova linfa nella continuità delle relazioni e nella volontà di proseguire con l’impegno assunto nei confronti degli orfani e delle madri che abbiamo ospitato in passato come quest’anno, fino ad oggi per un totale di 150 famiglie”.
L’incontro si è concluso con la benedizione del Vescovo e il saluto esteso a tutti i connazionali. Il volto materno della Chiesa, l’abbraccio che rassicura ed incoraggia, trova in questa forma di aiuto e nel quotidiano impegno delle Caritas diocesane e parrocchiali, il modo per incarnare il Vangelo, esperienza di un Dio che attraverso le mani e il cuore degli uomini continua a donare speranza.
