Vincenzo D’Andrea* – I cambiamenti climatici stanno condizionando la quotidianità. Tutto ciò che appartiene all’ambiente naturale lo soffre ancor di più. Con questi fenomeni climatici i funghi spontanei (per esattezza gli “sporofori” dei funghi, quelli che noi siamo abituati a raccogliere e consumare) hanno rivoluzionato la loro biologia. E’ il caso di dire… non esistono più i tempi di una volta!
Anche in questa stagione produttiva, che solitamente comincia a Giugno, le “fioriture” sono comparse con estremo ritardo, esplodendo solo in questa fase di tarda estate. Spinti dalla forte influenza dei social media, stimolati dalle ostentazioni di alcuni di raccolti da far invidia, comincia l’assalto ai boschi per prelevare tanto e bello. Come se fosse a chi arriva per primo agli scaffali di un supermercato in periodo di offerte promozionali. Ma non è così!
Rispetto per il regno dei funghi
Il regno dei funghi è estremamente affascinante ma è altrettanto delicato. Rispettare il patrimonio spontaneo che nasce in boschi rimasti per secoli intatti (anche per effetto delle normative di protezione ambientale), è fondamentale perché queste specie possano generarsi di continuo, non solo per dare buone delizie all’uomo ma soprattutto perché fondamentali per l’equilibrio della vita di quell’ambiente. I funghi da fondamentali decompositori sono i veri spazzini dell’ambiente naturale.
Urge mantenere dei punti fermi, necessari perché tutto quanto detto possa perpetuarsi anche negli anni a venire. Se l’uomo non riesce a contenersi prendendo atto di rispettare spontaneamente talune regole di buon senso, deve intervenire la normativa che lo impone.
Alcune buone regole
Ma cosa osservare in modo consapevole nell’ “andar per funghi” in modo da garantire il bene del territorio di produzione?
Innanzitutto la prima regola elementare è comportarsi nei boschi come ospiti e non da padroni predatori! Siamo in un ambiente che è abitato da migliaia di altre specie viventi: quella è la loro casa che va trattata come un buon ospite civile si comporta in casa altrui. Non distruggere ciò che non ci sembra “buono”, è il primo passo. In tema di funghi mai toccare o distruggere un esemplare che non ci sembra commestibile, come un nemico da combattere ed abbattere. Quel fungo serve a quel territorio e, magari, come molto spesso accade è un fungo commestibile che altri cercatori potrebbero raccogliere. Non va alterato il substrato del sottobosco, cercando l’impossibile, perché quell’atteggiamento condiziona la vita di quel luogo. Mai, quindi, arrivare nei boschi con i mezzi a motore, distruttivi ed alteranti la vita e la vitalità del bosco. Nel raccogliere i funghi bisogna sempre utilizzare gli strumenti adatti, sia per la garanzia di integrità del fungo, soprattutto se vogliamo (come dobbiamo) far riconoscere la sua commestibilità, ma anche per far permanere intatto il “micelio” che vive negli strati più o meno profondi del bosco e che è il vero fungo, la “madre” di ciò che raccogliamo per mangiarlo.
I funghi raccolti vanno trattati con assoluto rispetto. Non solo perché possa essere lasciato nel luogo di ritrovamento parte del fungo stesso che aiuterà a rigenerare nuovi esemplari, ma sicuramente per garantire l’igiene e la sanità del prodotto destinato alla nostra alimentazione. Ecco perché bisogna sempre essere forniti di “contenitori rigidi ed areati” perché i funghi raccolti possano non schiacciarsi ed inumidirsi eccessivamente, raggiungendo prima la putrefazione: cosa che accade con facilità se si utilizzano buste di plastica.
Non ultima è la sicurezza del cercatore di funghi: abbigliamento idoneo (indumenti e soprattutto scarpe), con adeguati dispositivi di tracciatura (basta uno smartphone) e sapersi comportare in un ambiente impervio. È stato verificato che la maggior parte delle vittime da raccolta di funghi non è determinata da consumo di funghi tossici mortali ma da incidenti che occorrono durante la ricerca nei boschi.
Ma tutto quanto riduttivamente citato deve essere il compito delle Istituzioni, quelle stesse che, in ottemperanza delle norme vigenti, acquisiscono la tassa di concessione annuale e rilasciano il “tesserino di idoneità”. Gli Enti (Comunità Montane e Settori Provinciali regionali) devono investire questi fondi per fare formazione perché la norma prevede che questo sia il destino di tale incasso. Cosa che, a memoria, non è stato mai fatto.
* Micologo; Dirigente Servizio Veterinario Asl Caserta; Associazione Matese Nostrum
