Noemi Riccitelli – Una bella spina nel fianco che si aggiunge al già acceso dibattito sui molteplici, caldi temi socio-politici del tempo presente: è Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another) del regista americano Paul Thomas Anderson.
Al cinema dal 25 settembre, la pellicola è diretta e scritta da Anderson stesso, con protagonisti Leonardo DiCaprio, Sean Penn e Benicio Del Toro.
Un gruppo di estremisti armati noto come “French 75” compie una serie di colpi volti a sovvertire l’ordine e le regole imposte da un potere che non riconoscono: tra di loro, la coppia Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor) e Pat Calhoun, detto “Ghetto Pat” (Leonardo DiCaprio).
Durante uno dei colpi, Perfidia viene sorpresa dal colonnello Steven J. Lockjaw (Sean Penn), che invaghitosi di lei, la lascia andare, purché diventi la sua amante.
Poco dopo Perfidia dà alla luce una bambina, Charlene, la quale sarà costretta per lungo tempo alla latitanza insieme al padre Pat.
Liberamente ispirato al romanzo Vineland di Thomas Pynchon, Paul Thomas Anderson realizza una storia dal ritmo incalzante e vorticoso, dal mordente affilato, specchio tagliente dei contemporanei e preminenti Stati Uniti (ma non solo!), che rimbalzano alle cronache proprio per le vessate questioni che animano il film: i flussi migratori al confine con il Messico, l’uso delle armi, il razzismo, i ruoli familiari, la doppia morale della società.
Un soggetto denso, con un suo peso specifico che, nonostante tutto, il regista governa con maestria, con il consueto stile brillante, tra suspense e azione, facendo delle parole, interpretazioni e inquadrature un ensemble convincente e appassionante, a cui si aggiungono le musiche del sodale Jonny Greenwood, che contribuiscono a dare un tono sempre appropriato alle sequenze.
Le interpretazioni, non a caso, sono affidate ad un cast di rilievo: i personaggi sono tutti perfettamente caratterizzati, riuscendo a rimanere vividi nelle loro sagome, pur non essendo sempre al centro dall’azione.
È il caso di Benicio Del Toro, il serafico maestro di karate e patrono degli immigrati clandestini del confine, che con poche battute e sguardi decisi lascia il segno sullo schermo; 
la giovane Chase Infiniti, la cui personalità emerge in tutto il suo vigore nella seconda parte del film; e che dire di Leonardo DiCaprio e Sean Penn.
Il primo, mostra un’ormai raggiunta maturità artistica puntellata, in questo ruolo, da trame grottesche e ilari, che lo rendono un personaggio unico: un po’ Drugo del Grande Lebowski, un po’ Jack Nicholson, come qualche critico ha sottolineato.
Sean Penn, parimenti, riesce a trasmettere tutta l’indole del cittadino medio ipocrita e meschino, vittima di sé stesso, creando un profilo che ispira insieme disprezzo e commiserazione.
Menzione particolare alla già iconica scena dell’inseguimento, nella seconda parte del film, tra dossi e curve, in cui padre e figlia sono alla ricerca l’uno dell’altra e si ritrovano, disperati e contenti, nel segno di quella rivoluzione che li ha legati insieme da sempre.
Una battaglia dopo l’altra è un progetto ben riuscito, una visione e un’ispirazione in cui realtà e immaginario cinematografico definiscono i contorni di una vicenda umana intensa ed elettrizzante: una rivoluzione non solo di grandi azioni, ma anche di sentimenti, che sul finale riesce persino a commuovere.
















