Un lavoro a più mani, segno di straordinaria cooperazione tra uomo e natura; esperienza come poche in cui la ciclicità delle stagioni e del lavoro laborioso offre tra i più eccellenti risultati. Dici miele, e dici pascoli, prati, fiori, corsi d’acqua, vento, api, mani d’uomo.
Tra i prodotti più sani, genuini, ricercati, prelibati, simbolo delle salutari diete e icona di portate fuori dal comune, ma anche rimedio per la salute…
Da alcune settimane i mieli dei prati dei monti del Matese sono diventati presidio Slow Food, un riconoscimento che su larga scala ne attesta la qualità e il criterio di produzione secondo il disciplinare Slow Food che fissa regole, comportamenti, scelte per i produttori affinché sia garantito gusto, bontà e rispetto delle produzioni locali.
Sono 5 i produttori che con le loro etichette oggi possono vantare l’appartenenza al Presidio: Antonella Eduardo di Gallo Matese, con l’azienda “I doni di Demetra” ospite quest’oggi di Antonella Clerici nella trasmissione di RaiUno “È sempre mezzogiorno”; Saverio Di Salvatore con il suo miele “Oro Reale”; l’azienda “La Baita del Ciliegio”; l’azienda “Apicoltura Bisceglia”; l’azienda “Fattoria dei Sogni” di Cusano Mutri (tutti sui social per chi volesse conoscerne da vicino le attività).
Il processo che ha condotto fino al recente riconoscimento si inserisce nel più ampio progetto locale che vede protagonisti i comuni di Castello del Matese e Letino nel progetto “Rigenerazione culturale e sociale dei borghi storici del Matese” del Ministero della Cultura, finanziato con fondi del PNRR nell’ambito della Next Generation EU. Tra le attività e i partenariati attivati dal progetto al fine di studiare, promuovere il territorio e invertire il trend demografico, anche quello con Slow Food Matese che ha gia consentito il riconoscimento della Sècena (la segale del Matese) come Presidio Slow Food (leggi l’articolo).
Alveari dai seicento metri a salire, lì dove molti prati rivelano la loro natura più autentica e l’uomo è solo un camminatore raro e di passaggio, mentre qualche pascolo si sposta da un angolo all’altro a seconda dei germogli a disposizione; spazi incontaminati per le api, protagoniste del processo di produzione, ma anche per numerosi altri insetti impollinatori garanti dell’intero ecosistema.
Per alcune di queste aziende si ripete come – da tradizione matesina – una sorta di transumanza alveare che vede le colorate cellette che ospitano le famiglie di api spostarsi dalla piana alifana in quota durante i periodi più caldi al fine di proteggere e supportare il lavoro degli sciami nel tempo di maggiore attività in quei luoghi designati per la raccolta del miglior nettare. Ed è proprio la straordinaria posizione in quota, tra le doline carsiche del Matese e a margine dei boschi dove crescono tigli, tarassachi e fioriscono i faggi che ha permesso ai cinque apicoltori di entrare a far parte anche del Presidio Slow Food dei prati stabili e dei pascoli che “sono l’emblema del perfetto equilibrio tra natura ed esseri umani, tra rispetto dell’ambiente e produzione di reddito, tra mondo selvatico e saperi millenari”, scrive Slow Food. “Una parte importante della cultura, dell’identità e dei paesaggi delle comunità”, vere e proprie oasi di biodiversità per la felice convivenza di di erbe, arbusti, insetti, uccelli e altri piccoli animali selvatici. “In montagna – conferma Slow Food arrivano a contenere più di cento essenze, in pianura almeno 15 o 20”. Dunque, il Matese c’è e il sapore dei suoi mieli lo conferma. I titolari delle piccole aziende che hanno deciso di restare ed investire sono testimoni esclusivi di processi che la natura compie lontano dai centri abitati, ed è questa fortuna a garantire prodotti esclusivi privi di ogni contaminazione.
Slow Food Matese, la locale condotta di cui è responsabile Costantino Leuci, restituisce al territorio questo straordinario risultato dopo anni di lavoro, di relazioni attente nei confronti dei produttori e delle loro esigenze (dalla coltivazione, alla produzione, alla trasformazione, al mercato…). Restituire significa riconoscere al territorio la sua storica identità e rivitalizzarla, questa la missione in corso; un sogno a cui si lavora anche per le lenticchie di Valle Agricola.


















